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Incendi, un’estate anomala, nel 2017 aumento del 18%

di Ambra Prati
Incendi, un’estate anomala, nel 2017 aumento del 18%

Nei primi sei mesi effettuati nel Reggiano 1.066 interventi contro i 900 del 2016 Concolino: «La siccità favorisce le fiamme, ma quasi sempre dietro c’è l’uomo»

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REGGIO EMILIA. «Rispetto all’anno scorso gli incendi sono aumentati in modo netto. Confrontando il periodo gennaio-agosto 2017 con lo stesso periodo del 2016 abbiamo notato a livello statistico un incremento del 18%, su tutta la provincia reggiana. Finora il Comando provinciale dei vigili del fuoco ha eseguito 1.066 interventi contro i 900 dell’anno scorso». L’ingegnere Salvatore Concolino, direttore vice dirigente di via della Canalina, fa il punto sui numerosi episodi che, in questi giorni, si sono verificati.

Motivazioni possibili di questa impennata di roghi?

«Bisognerebbe fare un’analisi approfondita. Le origini degli incendi sono sempre le stesse: ufficialmente cause accidentali, in realtà, nella stragrande maggioranza dei casi, c’è sempre una disattenzione da parte di qualcuno, una noncuranza, una negligenza magari non voluta. Insomma c’è sempre l’azione dell’uomo, tranne quei pochissimi episodi di autocombustione che esistono, ma che sono irrilevanti all’interno del quadro statistico complessivo».

Il meteo impazzito, con calura prolungata inframmezzata da vento anomalo, influisce?

«Certo, all’origine ci sono le condizioni climatiche particolari di questa estate: lunga, torrida e secca. Più c’è secco più l’innesco riesce ad avere successo; con una stagione così siccitosa basta poco. Possiamo dire che, se si va ad analizzare con la lente d’ingrandimento questo +18% generale, pesa in modo particolare la tipologia di incendio di bosco e sterpaglie. Rispetto al 2016, bosco e sterpaglie costituiscono addirittura il 30% del totale».

Perché secondo voi?

«Intanto è una tipologia specifica. Quando si scrive incendio di bosco e sterpaglie, nel Reggiano, si legge sottobosco, campi incolti e massicciate ferroviarie, in modo particolare quest’anno. Tra fine luglio e metà agosto abbiamo registrato ben quattro interventi importanti sulle massicciate ferroviarie tra Reggio Emilia e Sant’Ilario. In questo ambito si possono circoscrivere le cause. Vista la tipologia del luogo, le cause secondo noi possono essere due: o mozziconi di sigarette buttate dai passeggeri dai finestrini (ma è sempre più raro, spesso i vetri sono sigillati) oppure le scintille prodotte dai freni dei convogli. Non c’è altra spiegazione: le scintille delle rotaie si appiccano alle sterpaglie. Tra l’altro su quella tratta Bologna-Milano la linea è quasi sempre in rilevato, quindi è difficile pensare che un piromane vada ad appiccare fuoco. Il personale delle Fs provvede periodicamente a fare la manutenzione della vegetazione: questa potrebbe essere una concausa, poiché gli sfalci vengono spesso lasciati sui bordi dei binari e i capisquadra hanno riferito di aver notato cumuli di sfalci lasciati lì».

Sugli incendi di bosco, anzi di sottobosco?

«Abbiamo avuto due casi rilevanti, Monte Ruffino e quello di venerdì scorso a Monte Faraone. Due casistiche differenti. Nel primo episodio dell’8 agosto, abbiamo notato che la scintilla è partita dalla vegetazione a bordo della strada: può essere stata una sigaretta. A Monte Faraone-Valestra invece la zona era impervia e al momento non è stata fatta alcuna considerazione; tra qualche giorno sarà eseguito un sopralluogo congiunto di vigili del fuoco e carabinieri forestali».

Per gli incendi di bosco esiste una speciale task force, stanziata a Villa Minozzo.

«Sì sono le squadre Aip (anti incendio boschivo), appositamente predisposte grazie ad una convenzione tra Regione e vigili del fuoco. Si tratta di personale permanente: 5-6 unità in più rispetto all’organico ordinario, assegnati ogni anno per la campagna boschiva in luglio-agosto. L’Aip è dotato di uno o più Dos (direttore delle operazioni di spegnimento), un caposquadra che viene formato in modo specifico per gestire gli uomini e per stabilire la strategia, che in montagna di solito comporta l’intervento aereo. È una figura molto importante: a Valestra c’erano due Dos, che hanno gestito 25 uomini, tra Modena e Reggio, e deciso il punto preciso dove l’elicottero doveva agire».

Ambra Prati

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