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Gli scavi fanno riemergere l’antico castello di Toano

di Luca Tondelli
Gli scavi fanno riemergere l’antico castello di Toano

L’intervento a La Pieve di Santa Maria porta alla luce tesori che si temeva perduti. L’assessore Canovi: «Scoperte tracce inattese e molti aspetti restano da chiarire»

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TOANO. La Pieve di Santa Maria in Castello di Toano è uno degli esempi più belli di romanico presenti nel territorio appenninico, nonché un luogo a cui la comunità, e non solo quella religiosa, è profondamente legata. Ma a parte il toponimo, poco restava del “castello” di cui la chiesa era parte, almeno fino al XII secolo secondo le fonti (ma forse anche oltre, a quanto sta emergendo).

Ben visibile resta il campanile, che, pure ampiamente ricostruito, mantiene più che altro le sembianze di una torre medievale che probabilmente rientrava nella cinta muraria. Restavano però diverse lacune per cercare di capire come fosse un tempo questa area fortificata che dominava il toanese, lacune che si è iniziato a colmare grazie a una campagna di scavi realizzata in queste settimane, promossa dall’Università di Bologna, Dipartimento di Storia Cultura Civiltà e coordinata dal docente ed esperto medievalista Nicola Mancassola che in Appennino ha già condotto scavi alla Pietra di Bismantova, a Monte Lucio di Quattro Castella e a Castel Pizigolo.

Lo scavo alla Pieve di Toano s’inserisce in un progetto di collaborazione con l’ufficio Beni culturali e nuova edilizia di culto della diocesi di Reggio-Guastalla. Inoltre, è stato realizzato con il contributo del Comune di Toano, della Pro loco di Toano che ha anche messo a disposizione locali per la permanenza degli archeologi e il vitto, la parrocchia di Toano e la Tecton coop di Reggio. Tra gli studiosi e i tecnici che collaborano alla campagna, c’è anche Iames Tirabassi, per tanti anni archeologo per i Civici Musei di Reggio.

Sorprendere la quantità di informazioni e tracce emerse in un breve periodo, a cominciare da un tessuto murario in ottimo stato di conservazione, che sembra dimostrare una frequentazione almeno fino al 1500, anche se ovviamente i dati dovranno essere esaminati con attenzione dopo la fine degli scavi. Questo fatto contrasterebbe con le fonti che indicavano il castello come completamente distrutto nel XIII secolo a seguito dei conflitti tra guelfi modenesi e ghibellini reggiani.

«Abbiamo esaminato due aree con caratteristiche diverse – spiega Mancassola –. Vicino alla torre lo scavo aveva l’obiettivo di capire come era costituito e disposto il castello, mentre dietro l’abside della Pieve, che è stata più volte ricostruita e restaurata nel tempo, volevamo capire quali fossero le dimensioni e la disposizione originaria. Solo nel ‘900 l’edificio religioso infatti è stato oggetto di un importante restauro all’inizio del secolo, quando le fonti ci dicono che era ancora presente la sagrestia. Poi c’è stato l’incendio e le gravi lesioni negli ultimi anni della seconda guerra mondiale, e nuovi restauri. Senza contare i sicuri interventi nei secoli precedenti».

Gli scavi dietro l’abside hanno portato alla luce anche diverse sepolture, tra le quali una che appare piuttosto recente, tra 1800 e inizio 1900: un uomo che stringeva in mano un rosario, la cui croce è ancora ben conservata, e che ha consentito di proporre tale datazione. Inoltre, sono emersi alcuni reperti come monete del XII secolo e la decorazione a forma di testa femminile di una ceramica cinquecentesca.

La zona tra la chiesa e la torre-campanile ha portato invece alla luce un tessuto murario ottimamente conservato, che probabilmente era stato appianato nel 1500 per essere usato ancora come piano calpestabile, ma sono state rinvenute anche diverse pavimentazioni antecedenti, probabilmente a partire dal X- XI secolo.

«Probabilmente era lastricata a pietra – prosegue Mancassola – la zona tra le antiche mura e la parte “religiosa”, la chiesa e le zone attigue. Nella parte più vicina all’edificio religioso, che non abbiamo ancora analizzato approfonditamente, è sicuramente presente un ossario e altre sepolture, ma la stratificazione non è chiara e la datazione è piuttosto difficile».

«Vedere emergere questi reperti ci ha dato una enorme soddisfazione – aggiunge l’assessore all’Istruzione Vittorina Canovi –. Non ci aspettavamo di trovare così tante tracce del passato di questo edificio che fa parte dell’identità del territorio e della sua gente. Ringrazio tutti coloro che hanno collaborato a questa campagna di scavi, che intendiamo proseguire perché ci sono ancora molti aspetti da chiarire».

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