Secchia al limite, irrigazioni a rischio
di Adriano Arati
Castellarano, emergenza siccità nel fiume. Scorte d’acqua quasi esaurite: nei grandi invasi ci sono solo 300 mila metri cubi
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CASTELLARANO . Un’estate semi-miracolosa e ora, dopo mesi di “resistenza”, il rischio di arrendersi. Il fiume Secchia è stato uno dei grandi protagonisti dell’emergenza idrica, ultimo baluardo o poco meno a tener botta, con un flusso di acqua inferiore alle medie degli anni passati ma comunque corposo
Sinora è stato possibile provvedere ai prelievi di acqua per scopi agricoli, pur con diverse limitazioni, anche se il limite ormai è vicino. Rimangono circa 300mila metri cubi di acqua nei grandi invasi di Castellarano-San Michele, il principale punto di raccolta del Secchia. Nella prima settimana di agosto i liquidi prelevati sono stati deviati solo sul versante reggiano. In questa settimana tocca a quello modenese per rifornire le aziende agricole di quel versante. In questo modo si arriverà a Ferragosto.
E poi? In mancanza di nuove precipitazioni, e piuttosto robuste, la Bonifica Emilia Centrale sarà costretta a bloccare le derivazioni irrigue come già avvenuto sul fiume Enza.
In caso contrario si andrebbe sotto alla soglia del deflusso minimo vitale, il flusso di acque necessaria a considerare “vivo” il fiume. Siamo molto vicini all’emergenza, e queste ultime giornate ventose ma asciutte non hanno aiutato la situazione.
Il Secchia ha resistito ben oltre le previsioni grazie anche ad alcune sorgenti ricche e profonde come le fonti di Poiano, che all’altezza del ponte di Gatta rinfrancano il fiume con “rifornimenti” freschi, anche se ormai la soglia è davvero a un passo. Le soluzioni possibili sono poche. Nell’immediato si potrebbe chiedere la deroga regionale per il deflusso minimo vitale, così da poter attingere direttamente dalle vasche di Castellarano. Oppure si potrebbe pensare a prelevare acqua dai bacini delle dighe idroelettriche Enel nell’alto bacino del Secchia e dei suoi affluenti principali, ad esempio il Dolo, valutando dei rilasci concordati per fornire nuovo liquido. La Bonifica sta poi ragionando su una pulizia del principale invaso di monte del fiume, ripulendo da piante e terra, così da ampliare naturalmente il volume disponibile.
In questo caso anche precipitazioni piovose non particolarmente intense potrebbero dare un contributo molto più concreto rispetto a quanto accadrebbe ora. Questo per l’estate 2017. In una prospettiva di più ampio respiro, la Bonifica suggerisce un’azione più coordinata, la «realizzazione di bacini di accumulo».
Riserve da “costruire” partendo «da bacini di 200-250 mila metri cubi il cui effetto è simile a quello di un pozzo; da bacini di accumulo a servizio di più estese zone della capacità di 2-3 milioni di metri cubi e da invasi di grandi dimensioni dell’ordine, in grado di dare risposte risolutive al fabbisogno irriguo delle aree sottese».
Strade che dovranno essere valutate se – come tutto fa supporre – estati caldissime e siccità si apprestano a diventare la normalità per la nostra regione. In questi mesi sono stati attuati diversi interventi per rendere meno pesante l’impatto della crisi idrica, ma queste operazioni possono essere solo un pur efficace argine momentaneo. Gli agricoltori hanno spesso utilizzato acqua irrigua di soccorso da falde profonde e la Bonifica ha coordinato una turnazione serrata e abbastanza severe dei turni di irrigazione, così da garantire a tutte le realtà agricole un minimo di sostegno, ed ha attivato dei pozzi consortili. Essi si trovano nel tratto più a valle del Secchia e possono rappresentare una risposta solo per piccole aree ben precise, nelle vicinanze di queste risorse. Nel reggiano, sono stati messi in funzione gli impianti di soccorso connessi alla rete idrica del Po a Boretto. Così le risorse idriche del Secchia sono rimaste a disposizione degli agricoltori che, per motivi logistici, possono affidarsi solo al torrente per avere rifornimenti.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Sinora è stato possibile provvedere ai prelievi di acqua per scopi agricoli, pur con diverse limitazioni, anche se il limite ormai è vicino. Rimangono circa 300mila metri cubi di acqua nei grandi invasi di Castellarano-San Michele, il principale punto di raccolta del Secchia. Nella prima settimana di agosto i liquidi prelevati sono stati deviati solo sul versante reggiano. In questa settimana tocca a quello modenese per rifornire le aziende agricole di quel versante. In questo modo si arriverà a Ferragosto.
E poi? In mancanza di nuove precipitazioni, e piuttosto robuste, la Bonifica Emilia Centrale sarà costretta a bloccare le derivazioni irrigue come già avvenuto sul fiume Enza.
In caso contrario si andrebbe sotto alla soglia del deflusso minimo vitale, il flusso di acque necessaria a considerare “vivo” il fiume. Siamo molto vicini all’emergenza, e queste ultime giornate ventose ma asciutte non hanno aiutato la situazione.
Il Secchia ha resistito ben oltre le previsioni grazie anche ad alcune sorgenti ricche e profonde come le fonti di Poiano, che all’altezza del ponte di Gatta rinfrancano il fiume con “rifornimenti” freschi, anche se ormai la soglia è davvero a un passo. Le soluzioni possibili sono poche. Nell’immediato si potrebbe chiedere la deroga regionale per il deflusso minimo vitale, così da poter attingere direttamente dalle vasche di Castellarano. Oppure si potrebbe pensare a prelevare acqua dai bacini delle dighe idroelettriche Enel nell’alto bacino del Secchia e dei suoi affluenti principali, ad esempio il Dolo, valutando dei rilasci concordati per fornire nuovo liquido. La Bonifica sta poi ragionando su una pulizia del principale invaso di monte del fiume, ripulendo da piante e terra, così da ampliare naturalmente il volume disponibile.
In questo caso anche precipitazioni piovose non particolarmente intense potrebbero dare un contributo molto più concreto rispetto a quanto accadrebbe ora. Questo per l’estate 2017. In una prospettiva di più ampio respiro, la Bonifica suggerisce un’azione più coordinata, la «realizzazione di bacini di accumulo».
Riserve da “costruire” partendo «da bacini di 200-250 mila metri cubi il cui effetto è simile a quello di un pozzo; da bacini di accumulo a servizio di più estese zone della capacità di 2-3 milioni di metri cubi e da invasi di grandi dimensioni dell’ordine, in grado di dare risposte risolutive al fabbisogno irriguo delle aree sottese».
Strade che dovranno essere valutate se – come tutto fa supporre – estati caldissime e siccità si apprestano a diventare la normalità per la nostra regione. In questi mesi sono stati attuati diversi interventi per rendere meno pesante l’impatto della crisi idrica, ma queste operazioni possono essere solo un pur efficace argine momentaneo. Gli agricoltori hanno spesso utilizzato acqua irrigua di soccorso da falde profonde e la Bonifica ha coordinato una turnazione serrata e abbastanza severe dei turni di irrigazione, così da garantire a tutte le realtà agricole un minimo di sostegno, ed ha attivato dei pozzi consortili. Essi si trovano nel tratto più a valle del Secchia e possono rappresentare una risposta solo per piccole aree ben precise, nelle vicinanze di queste risorse. Nel reggiano, sono stati messi in funzione gli impianti di soccorso connessi alla rete idrica del Po a Boretto. Così le risorse idriche del Secchia sono rimaste a disposizione degli agricoltori che, per motivi logistici, possono affidarsi solo al torrente per avere rifornimenti.
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