Chiede l’interprete ma poi fa scena muta
Il giovane dice di non conoscere l’italiano. Al termine dell’udienza il giudice lo manda in carcere
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REGGIO EMILIA. Ci sono volute in tribunale ben tre ore – ieri – per far partire l’udienza di convalida dell’arresto del 21enne Halil Skordha accusato di detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti.
Un tira e molla dovuto al fatto che l’indagato dice di non comprendere l’italiano, cavandosela invece con l’inglese e con il tedesco. La polizia la pensa diversamente e ritiene che sia tutta una manfrina, comunque il giudice Alessandra Cardarelli per legge ha l’obbligo di mettere a disposizione del giovane arrestato un interprete affinché comprenda con esattezza quanto avviene in aula. Nella settimana ferragostana non è però facile trovare un interprete, solo dopo oltre tre ore la situazione si sblocca, assicurando le traduzioni in inglese. Ma la cosa paradossale è che poi l’albanese – difeso dai legali Maurizio Attolini e Federico De Belvis – si avvale della facoltà di non rispondere.
Una volta convalidato l’arresto, la “battaglia” si sposta sulla misura cautelare. La procura – attraverso il pm onorario Eletta Sassi – chiede il carcere poggiando su due aspetti di questa vicenda: il non indifferente quantitativo di cocaina e il pericolo di reiterazione del reato da parte del 21enne che non ha un lavoro e si mantiene in Italia con quest’attività illegale. Di parere contrario la difesa che punta su una richiesta di arresti domiciliari o in subordine l’obbligo di firma.
Una misura restrittiva più “soft” che poggia sulla giovane età dell’indagato, sul fatto che è incensurato, sulla collaborazione mostrata quando è stato bloccato, indicando non solo la propria abitazione (in via Perugino, a Pieve) ma anche dove si trovavano droga e soldi (in una scatola in bagno). Valutazioni difensive che non hanno convinto il giudice Cardarelli: Skordha va in carcere alla Pulce. Per questa vicenda si tornerà in tribunale il 6 settembre per il processo. (t.s.)
Un tira e molla dovuto al fatto che l’indagato dice di non comprendere l’italiano, cavandosela invece con l’inglese e con il tedesco. La polizia la pensa diversamente e ritiene che sia tutta una manfrina, comunque il giudice Alessandra Cardarelli per legge ha l’obbligo di mettere a disposizione del giovane arrestato un interprete affinché comprenda con esattezza quanto avviene in aula. Nella settimana ferragostana non è però facile trovare un interprete, solo dopo oltre tre ore la situazione si sblocca, assicurando le traduzioni in inglese. Ma la cosa paradossale è che poi l’albanese – difeso dai legali Maurizio Attolini e Federico De Belvis – si avvale della facoltà di non rispondere.
Una volta convalidato l’arresto, la “battaglia” si sposta sulla misura cautelare. La procura – attraverso il pm onorario Eletta Sassi – chiede il carcere poggiando su due aspetti di questa vicenda: il non indifferente quantitativo di cocaina e il pericolo di reiterazione del reato da parte del 21enne che non ha un lavoro e si mantiene in Italia con quest’attività illegale. Di parere contrario la difesa che punta su una richiesta di arresti domiciliari o in subordine l’obbligo di firma.
Una misura restrittiva più “soft” che poggia sulla giovane età dell’indagato, sul fatto che è incensurato, sulla collaborazione mostrata quando è stato bloccato, indicando non solo la propria abitazione (in via Perugino, a Pieve) ma anche dove si trovavano droga e soldi (in una scatola in bagno). Valutazioni difensive che non hanno convinto il giudice Cardarelli: Skordha va in carcere alla Pulce. Per questa vicenda si tornerà in tribunale il 6 settembre per il processo. (t.s.)
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