La Lega: ha da venì la RExit
Il lombardo Fava replica a Manghi: il Pd è a rimorchio dei referendum del Carroccio
REGGIO EMILIA. Maroniano per squadra e bossiano per natura, il leghistissimo Gianni Fava conosce perfettamente Reggio Emilia e dintorni. Mantovano dell’al di là del Po, con moglie d’origine povigliese, già sindaco di Pomponesco, ex deputato del Carroccio, è ora assessore all’Agricoltura della Regione Lombardia. E, per quel ci interessa in questo Primo piano, è stato delegato dal suo presidente Maroni alla responsabilità del referendum consultivo che la Lega ha indetto in Lombardia e in Veneto per l’autonomia.
Alle urne il 22 ottobre prossimo. Lunedì scorso il presidente Pd della Provincia di Reggio Gianmaria Manghi aveva detto alla Gazzetta che l’iniziativa lombardo-veneta è di pura propaganda e che il vero cantiere autonomista ligio alla norme e aderente alla legge è quello emiliano-romagnolo, portato avanti dal governatore Stefano Bonaccini. Apriti cielo.
Fava picchia duro sul povigliese Manghi, ma anche sui suoi colleghi di partito leghisti locali. È importante ricordare che Fava è stato il recentissimo antagonista di Salvini alla segreteria del partito che da settentrionalista è diventato nazionalista. Amen.
Fava, qual è la reazione lombardo-veneta a quello che dice il presidente della Provincia di Reggio Emilia?
«Credo che Manghi non abbia ben presente la questione di cui stiamo parlando. Lui si sta prestando a un gioco politico, tutto interno al Pd. Bonaccini non avrebbe mai avuto la necessità di avviare questa negoziazione se non fosse stato spinto dal tentativo di delegittimare l’iniziativa della Lombardia e del Veneto. Al Pd che è al governo, com’è noto, questa iniziativa non piace».
Perché è un gioco tutto interno al Pd?
«Lo sanno tutti che il sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento Bressa ha sollecitato primo fra tutti Bonaccini a fare qualcosa, perché Bonaccini non è solamente il presidente dell’Emilia Romagna, è anche il presidente della conferenza delle Regioni. Bressa è il custode del regionalismo democratico».
Ma l’eventuale autonomismo starebbe nel solco del cosiddetto regionalismo differenziato, previsto e auspicato. Per questo aspetto è più avanzata la Lombardia o l’Emilia Romagna?
«Sono due livelli diversi. La Lombardia ci ha già provato. Formigoni ha tentato due volte proprio in osservanza del dettato 116 per il quale è possibile chiedere un regionalismo variabile, cioè se si è una Regione virtuosa è possibile domandare che vengano attribuite competenze. Formigoni con questo metodo, attraverso la via del 116 non ci è riuscito. Anche il governatore della Toscana, che allora era Marchini, tentò un’analoga iniziativa senza fortuna. Cioè, è una sciocchezza dire che esiste uno strumento legislativo senza ricordare che in sedici anni nessuno è riuscito a ottenere nulla».
Cioè, lei boccia Manghi su tutta la linea?
«Sì anche sulla seconda questione, non irrilevante: lo sa Manghi che assumere competenze in più con risorse invariate è un’ altra sciocchezza estrema? Nell’intervista che ha rilasciato alla Gazzetta dice che l’Emilia dovrebbe negoziare per trattenere tasse. Sarebbero insufficienti».
Il vostro che referendum è, bossiano o salviniano?
«È un referendum maroniano. Bossi lo ha detto il giorno di Ferragosto a Pontida. Il referendum va assolutamente sostenuto, anche se non è quello che lui vorrebbe, perché è indipendentista come me. Io da questo punto di vista la penso come lui. In sintesi, questo referendum non ci dà l’indipendenza, ma ci potrebbe dare un apporto».
Le resistenze, quindi, sono state e sono forti?
«Siccome ho negoziato io con il governo le modalità di voto, vi garantisco che il governo ha fatto di tutto per non farci votare. Ecco, io rispondo a Manghi come ho fatto con un alto papavero romano: state facendo di tutto per ostacolarci, lasciatecelo fare, in fin dei conti è un referendum consultivo.
Sa che cosa mi hanno risposto a Roma? “Assessore il vostro referendum è consultivo come lo era stata la Brexit, e poi guarda che casino che è successo…”».
Che cosa vi aspettate in Lombardia e in Veneto?
«Questo referendum ha un significato politico enorme. La conseguenza immediata sarà modesta, ma col tempo diventerà una bomba».
Scusi, considerando i numeri e le prospettive, quando mai una Lega locale riuscirà a fare una RExit a Reggio Emilia?
«Mi sembra che nella Lega di Reggio ci sia un po’ di confusione. Sta cercando di darsi una connotazione che non è più quella di prima e con dei risultati che valuteremo col tempo. È alle prese con fuoriuscite, diaspore, gente che se ne va, espulsioni di massa. Insomma, non sta dando uno spettacolo esaltante. Finché tira Salvini son tutti bravi».
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