«Ero a 30 metri, sono vivo per miracolo»
di Andrea Vaccari
Daniele Cantoni, 37 anni di Boretto, era sulla rambla con due amici. «Ci siamo messi a correre e rifugiati in un forno»
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REGGIO EMILIA. «Se è vero che ognuno di noi ha un bonus di fortuna da giocare nella vita, oggi io l’ho consumato tutto». Ha ancora il batticuore il 37enne di Boretto Daniele Cantoni, in vacanza in Spagna con altri due amici reggiani.
Trasferitosi nel capoluogo della Catalogna da alcuni mesi Cantoni, di professione impiegato, ieri pomeriggio intorno alle 17 era sulla rambla a Barcellona insieme a due amici, nello stesso momento in cui un furgone ha travolto decine di persone, uccidendone diverse. I tre reggiani erano a solo 30 metri dal mezzo utilizzato dagli attentatori.
«Ho ancora il batticuore – spiega Cantoni, raggiunto al telefono –. È stata l’esperienza peggiore della mia vita, non la augurerei neanche ad un nemico. Abbiamo visto l’attentato in diretta. Stavamo camminando e ad un certo punto abbiamo avvertito un rumore: ci siamo girati e abbiamo visto il furgone travolgere la gente. C’erano persone che sono state sbalzate a terra, è stato orribile... poi tutti si sono messi a urlare e senza neanche accorgercene ci siamo ritrovati a correre all’impazzata».
Sono stati attimi indescrivibili, nei quali la massa di persone che si trovavano nella via principale di Barcellona hanno pensato a mettersi in salvo.
«Il furgone è arrivato velocissimo – continua Cantoni –. Una scena spaventosa, che se non si vive in prima persona non si può capire. Noi ci siamo messi a correre quasi a caso, fino a quando l’istinto non ci ha portato a imboccare la prima via laterale della rambla: ci siamo rifugiati all’interno di un forno. Un’altra fortuna è stata quella di riuscire a rimanere insieme nonostante la folla e la confusione: siamo fuggiti ma non ci siamo mai persi di vista l’uno con l’altro».
In quei momenti concitati i telefoni sono rimasti a lungo fuori uso e per tranquillizzare i propri cari Cantoni ha utilizzato il più classico dei canali, Facebook, con il quale ha informato delle proprie condizioni. «Vivo per miracolo... Ero a 30 metri dal furgone che ha ucciso le persone sulla Rambla. Sto bene, mi sono rifugiato in un forno. Adesso sto tornando a casa. Raccapricciante, ma comunque vivo. Saluti a tutti».
Le sue parole hanno ovviamente provocato le reazioni di tanti amici, che gli hanno manifestato sostegno e solidarietà per aver provato uno spavento così grande («Mi tremano ancora le gambe», ha risposto ad alcuni di loro).
Nel trambusto generale Cantoni è poi riuscito ad avvisare anche i familiari – la madre Bruna Benassi è stata sindaco di Boretto – facendo sentire la propria voce a chi lo pensava in pericolo. «Siamo venuti a fare un giro a Barcellona – continua Cantoni – anche se siamo di stanza a Lloret de Mar. I miei amici non avevano mai visto la città e allora siamo venuti in macchina. Mai avremmo pensato di trovarci in una simile situazione. Per fortuna, nonostante i tantissimi poliziotti e le misure di sicurezza subito attivate, siamo riusciti a raggiungere la nostra auto e a spostarci da quella zona».
Per rilassarsi dopo la grande paura, i tre amici si sono recati nella collina di Tibidabo, un belvedere nella parte alta della città, dove hanno tirato un sospiro di sollievo e ringraziato il cielo per non essere rimasti coinvolti in quei pochi attimi di follia che sono costati la vita a tanti innocenti.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Trasferitosi nel capoluogo della Catalogna da alcuni mesi Cantoni, di professione impiegato, ieri pomeriggio intorno alle 17 era sulla rambla a Barcellona insieme a due amici, nello stesso momento in cui un furgone ha travolto decine di persone, uccidendone diverse. I tre reggiani erano a solo 30 metri dal mezzo utilizzato dagli attentatori.
«Ho ancora il batticuore – spiega Cantoni, raggiunto al telefono –. È stata l’esperienza peggiore della mia vita, non la augurerei neanche ad un nemico. Abbiamo visto l’attentato in diretta. Stavamo camminando e ad un certo punto abbiamo avvertito un rumore: ci siamo girati e abbiamo visto il furgone travolgere la gente. C’erano persone che sono state sbalzate a terra, è stato orribile... poi tutti si sono messi a urlare e senza neanche accorgercene ci siamo ritrovati a correre all’impazzata».
Sono stati attimi indescrivibili, nei quali la massa di persone che si trovavano nella via principale di Barcellona hanno pensato a mettersi in salvo.
«Il furgone è arrivato velocissimo – continua Cantoni –. Una scena spaventosa, che se non si vive in prima persona non si può capire. Noi ci siamo messi a correre quasi a caso, fino a quando l’istinto non ci ha portato a imboccare la prima via laterale della rambla: ci siamo rifugiati all’interno di un forno. Un’altra fortuna è stata quella di riuscire a rimanere insieme nonostante la folla e la confusione: siamo fuggiti ma non ci siamo mai persi di vista l’uno con l’altro».
In quei momenti concitati i telefoni sono rimasti a lungo fuori uso e per tranquillizzare i propri cari Cantoni ha utilizzato il più classico dei canali, Facebook, con il quale ha informato delle proprie condizioni. «Vivo per miracolo... Ero a 30 metri dal furgone che ha ucciso le persone sulla Rambla. Sto bene, mi sono rifugiato in un forno. Adesso sto tornando a casa. Raccapricciante, ma comunque vivo. Saluti a tutti».
Le sue parole hanno ovviamente provocato le reazioni di tanti amici, che gli hanno manifestato sostegno e solidarietà per aver provato uno spavento così grande («Mi tremano ancora le gambe», ha risposto ad alcuni di loro).
Nel trambusto generale Cantoni è poi riuscito ad avvisare anche i familiari – la madre Bruna Benassi è stata sindaco di Boretto – facendo sentire la propria voce a chi lo pensava in pericolo. «Siamo venuti a fare un giro a Barcellona – continua Cantoni – anche se siamo di stanza a Lloret de Mar. I miei amici non avevano mai visto la città e allora siamo venuti in macchina. Mai avremmo pensato di trovarci in una simile situazione. Per fortuna, nonostante i tantissimi poliziotti e le misure di sicurezza subito attivate, siamo riusciti a raggiungere la nostra auto e a spostarci da quella zona».
Per rilassarsi dopo la grande paura, i tre amici si sono recati nella collina di Tibidabo, un belvedere nella parte alta della città, dove hanno tirato un sospiro di sollievo e ringraziato il cielo per non essere rimasti coinvolti in quei pochi attimi di follia che sono costati la vita a tanti innocenti.
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