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«Ha preso a pugni il padre perché è “preda” della droga»

«Ha preso a pugni il padre perché è “preda” della droga»

Sant’Ilario, le indagini dei carabinieri hanno già appurato i motivi dei continui litigi in famiglia Il 24enne è stato allontanato dal genitore, ma se il giovane non si curerà la situazione resta a rischio

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SANT’ILARIO. Ha preso a pugni in faccia il padre, mandandolo all’ospedale.

Atti violenti che vanno avanti dall’anno scorso – secondo quanto ricostruito dai carabinieri – e che ora il 24enne paga con l’allontanamento non solo dalla casa di famiglia, ma anche dai luoghi abitualmente frequentati dal padre 58enne da poco in pensione.

Ma perché questi litigi frequentissimi? Le indagini l’hanno già appurato: il motivo scatenante è la droga di cui è “preda” il figlio. Una situazione divenuta insostenibile per il genitore, perché le aggressioni – come hanno evidenziato gli investigatori nell’informativa consegnata al pm Giulia Stignani titolare dell’inchiesta – sono sempre più frequenti ma anche senza sbocco, visto che il 24enne non ne vuole sapere di uscire dal tunnel della tossicodipendenza.

Il giovane ora vive da un familiare, mercoledì all’interrogatorio di garanzia non ha voluto rispondere alle domande del gip Giovanni Ghini. Contattato ieri dalla Gazzetta, anche l’avvocato difensore Paolo Bertozzi non va al di là di un lapidario «No comment».

La situazione in questo nucleo familiare è degenerata il 26 luglio: il padre preso a pugni dal figlio, le necessarie medicazioni al pronto soccorso del “Franchini” di Montecchio da cui il pensionato uscirà con una prognosi di sette giorni.

Conseguentemente il genitore presenta una denuncia e non ci vorrà molto a chi indaga per capire che quanto accaduto non è un caso isolato, ma si tratta di violenze che vanno avanti da tempo. Il 24enne – disoccupato – finisce nel registro degli indagati: è accusato di lesioni e maltrattamenti.

Per lui il pm Stignani chiede ed ottiene una misura restrittiva che viene disposta, con ordinanza, dal gip Ghini nei giorni scorsi: ora il figlio non può rientrare nella casa familiare, ma nemmeno può avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dal genitore. Ma per chi indaga se il giovane non affronterà di petto la tossicodipendenza per uscirne, la situazione rimarrà a rischio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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