Gazzetta di Reggio

Reggio

«Ho avuto paura, ma solo per mia figlia»

di Chiara Cabassa
«Ho avuto paura, ma solo per mia figlia»

Marwa Mahmoud di Reggio: «Da sempre viaggio e continuerò a farlo... ma con una bimba è diverso» 

2 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. «Mariam, lasciamo qui i frullati e andiamo, Perché mamma, che succede? Andiamo». Marwa Mahmoud, responsabile dei progetti di educazione interculturale del Centro Culturale Mondinsieme del Comune di Reggio Emilia, ieri pomeriggio alle 17 si trovava a pochissimi chilometri dal punto della Rambla dove l’ennesimo furgone ha seminato morte e terrore. Una settimana fa era arrivata a Barcellona per trascorrere una breve vacanza: «A Barcellona vengo ogni anno – ci ha detto ieri al telefono appena rincasata dopo la fuga a piedi dalla gelateria – qui ho un’amica e amo particolarmente questa città».

Quella di quest’anno, purtroppo, non sarà ricordata come le altre vacanze. Con il sorriso sulle labbra e la gioia di vedere e rivedere foto e selfie. «Io ho sempre viaggiato – ci racconta Marwa – per lavoro o per piacere, senza pensare a quello che avrebbe potuto accadere. E certo il mio atteggiamento non cambierà ora. La positività è l'antidoto migliore al terrore. Non ci avranno mai, continueremo a fare ciò che vogliamo, a vivere, a trascorrere le vacanze come, dove e con chi vogliamo. A fare la differenza, lo ammetto, è stata la presenza di mia figlia». Già, come spiegare a una bambina di 5 anni e mezzo cosa sta succedendo? «Stavamo divertendoci rilassate in gelateria quando abbiamo sentito le sirene delle ambulanze e il rumore degli elicotteri. Io dicevo “dai usciamo, dobbiamo andare a casa”. E Mariam mi chiedeva “perché non possiamo rimanere, e cos’è questa confusione?».

Intanto i cellulari si animano: squilli, messaggi, telefonate, Le metro chiuse. Le linee si interrompono. Di corsa, senza guardare indietro, Marwa con la figlia e le amiche raggiungono la casa dove stanno trascorrendo la settimana di vacanza, non lontano dalla Rambla. L’obiettivo ora è solo uno: allontanarsi dal luogo del terrore. Chiudersi la porta alle spalle. Almeno quella. Perché anche arrivati a casa, la realtà irrompe in una quotidianità che non è più la stessa. E Mariam continua a chiedere: vuole sapere, vorrebbe capire: «Le ho raccontato – spiega Marwa – che c’era stato un grosso incidente con tanti feriti e lei ha iniziato a chiedermi se le mamme e i papà dei bambini sarebbero arrivati... Per fortuna esiste Netflix. Abbiamo acceso la tv e deciso di guardare un film... Ora Mariam è tranquilla. E per fortuna domani (oggi, ndr) avremmo dovuto comunque tornare».



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google