Ragazzo disabile stuprato
di Jacopo Della Porta e Tiziano Soresina
I carabinieri hanno arrestato un 21enne che il 10 luglio ha abusato di un 13enne
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REGGIO EMILIA. Ha attirato un ragazzino disabile, suo vicino di casa, in una zona isolata e lo ha violentato. Per farla franca il pedofilo ha anche cercato di convincere il minorenne, che ha 13 anni, a non raccontare nulla ai genitori. Ma la vittima non ha taciuto e così il responsabile è stato arrestato. La violenza è stata commessa il 10 luglio in un comune della Bassa reggiana di cui non facciamo il nome per tutelare il minore.
Agli arresti domiciliari, con l’accusa di violenza sessuale, aggravata dal fatto che è stata commessa su un minore di 14 anni, è finito un pakistano di 21 anni, da un anno circa residente in Italia.
L’uomo, che è un richiedente asilo, al suo arrivo nel nostro Paese è stato ospitato da una famiglia di connazionali, tra l’altro con bambini piccoli, in un altro comune reggiano. Poi si è trasferito nel comune della Bassa dove si è consumata la violenza, sempre ospite di un connazionale, in questo caso senza figli, perché aveva trovato un lavoretto.
Il giovane il 10 luglio ha incontrato il minorenne e lo ha invitato a seguirlo. Entrambi erano in bicicletta e hanno raggiunto una zona appartata. A questo punto gli ha abbassato i pantaloni e si è consumata la violenza sessuale.
Al ritorno a casa il ragazzino, cresciuto in Italia da genitori stranieri, nonostante le difficoltà che ha nell’esprimersi e lo stato di choc, ha raccontato l’accaduto. I genitori hanno prima telefonato al 21enne, che ha negato, e poi lo hanno raggiunto insieme al loro figlio per un confronto.
Il pakistano ha continuato a negare tutte le accuse ma a un tratto è sbottato così nei confronti del bambino: «Ti avevo detto di non dire nulla!». A questo punto la madre e il padre hanno avuto la conferma della veridicità del drammatico racconto del figlio.
Il giorno dopo il ragazzo, che era dolorante, è stato portato dal pediatra, che ha subito disposto che fosse portato in ospedale a Baggiovara. In questa struttura i medici, dopo aver constatato l’avvenuta violenza sessuale, lo hanno trasferito al Policlinico di Modena, dove il minorenne è stato ricoverato per cinque giorni.
In ospedale a Modena è scattato il protocollo previsto per questi casi, che prevede anche un percorso terapeutico di sostegno alle vittime di abusi. Subito il caso è stato preso in carico dal Nucleo investigativo del comando provinciale dei carabinieri di Reggio, coordinati dal sostituto procuratore Maria Rita Pantani.
Il magistrato ha provveduto ad ascoltare, in forma protetta e con tutte le accortezza del caso, la vittima di questo episodio. Il minorenne ha raccontato quanto accaduto e riconosciuto il suo aggressore.
Il 27 luglio i carabinieri hanno sequestrato degli indumenti, per effettuare degli atti irripetibili alla ricerca di tracce biologiche. L’asiatico, dopo aver ricevuto l’avviso per questa procedura giudiziaria, si è allora presentato a casa del minorenne per scusarsi.
Una volta raccolti elementi incontrovertibili il pm Maria Rita Pantani ha chiesto la custodia cautelare in carcere ma il gip ha disposto i domiciliari.
Il pakistano è ora ospite di un connazionale, che però non gradisce affatto di averlo in casa e dunque questa soluzione è provvisoria.
Gli inquirenti stanno svolgendo ulteriori e doverosi accertamenti per verificare se il 21enne asiatico, che in Italia è incensurato, in questi mesi abbia adescato altri minorenni.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Agli arresti domiciliari, con l’accusa di violenza sessuale, aggravata dal fatto che è stata commessa su un minore di 14 anni, è finito un pakistano di 21 anni, da un anno circa residente in Italia.
L’uomo, che è un richiedente asilo, al suo arrivo nel nostro Paese è stato ospitato da una famiglia di connazionali, tra l’altro con bambini piccoli, in un altro comune reggiano. Poi si è trasferito nel comune della Bassa dove si è consumata la violenza, sempre ospite di un connazionale, in questo caso senza figli, perché aveva trovato un lavoretto.
Il giovane il 10 luglio ha incontrato il minorenne e lo ha invitato a seguirlo. Entrambi erano in bicicletta e hanno raggiunto una zona appartata. A questo punto gli ha abbassato i pantaloni e si è consumata la violenza sessuale.
Al ritorno a casa il ragazzino, cresciuto in Italia da genitori stranieri, nonostante le difficoltà che ha nell’esprimersi e lo stato di choc, ha raccontato l’accaduto. I genitori hanno prima telefonato al 21enne, che ha negato, e poi lo hanno raggiunto insieme al loro figlio per un confronto.
Il pakistano ha continuato a negare tutte le accuse ma a un tratto è sbottato così nei confronti del bambino: «Ti avevo detto di non dire nulla!». A questo punto la madre e il padre hanno avuto la conferma della veridicità del drammatico racconto del figlio.
Il giorno dopo il ragazzo, che era dolorante, è stato portato dal pediatra, che ha subito disposto che fosse portato in ospedale a Baggiovara. In questa struttura i medici, dopo aver constatato l’avvenuta violenza sessuale, lo hanno trasferito al Policlinico di Modena, dove il minorenne è stato ricoverato per cinque giorni.
In ospedale a Modena è scattato il protocollo previsto per questi casi, che prevede anche un percorso terapeutico di sostegno alle vittime di abusi. Subito il caso è stato preso in carico dal Nucleo investigativo del comando provinciale dei carabinieri di Reggio, coordinati dal sostituto procuratore Maria Rita Pantani.
Il magistrato ha provveduto ad ascoltare, in forma protetta e con tutte le accortezza del caso, la vittima di questo episodio. Il minorenne ha raccontato quanto accaduto e riconosciuto il suo aggressore.
Il 27 luglio i carabinieri hanno sequestrato degli indumenti, per effettuare degli atti irripetibili alla ricerca di tracce biologiche. L’asiatico, dopo aver ricevuto l’avviso per questa procedura giudiziaria, si è allora presentato a casa del minorenne per scusarsi.
Una volta raccolti elementi incontrovertibili il pm Maria Rita Pantani ha chiesto la custodia cautelare in carcere ma il gip ha disposto i domiciliari.
Il pakistano è ora ospite di un connazionale, che però non gradisce affatto di averlo in casa e dunque questa soluzione è provvisoria.
Gli inquirenti stanno svolgendo ulteriori e doverosi accertamenti per verificare se il 21enne asiatico, che in Italia è incensurato, in questi mesi abbia adescato altri minorenni.
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