Il pedofilo confessa lo stupro ed è libero
di Enrico Lorenzo Tidona
Scarcerato il 21enne che si è difeso affermando che il bimbo disabile «era consenziente». Lo procura fa ricorso al Riesame
3 MINUTI DI LETTURA
REGGIO EMILIA. Ha confessato davanti al giudice la violenza sessuale che ha inferto a un 13enne con deficit cognitivi, azzardando nell’interrogatorio che il ragazzino disabile «era consenziente». Un reato terribile, che poche ore prima gli aveva procurato la cacciata da parte del padrone di casa che lo ospitava nel comune della bassa e la rinuncia al caso da parte dell’avvocato d’ufficio che ha lasciato il posto a Noris Bucchi. Ieri, al termine dell’interrogatorio di garanzia avvenuto in tribunale a Reggio Emilia, il giudice per l’indagine preliminare Giovanni Ghini, vista la confessione, ha revocato gli arresti domiciliari e concesso misure cautelari più miti al pedofilo 21enne pakistano per il quale la procura aveva chiesto il carcere. Il giudice ha imposto all’uomo (un richiedente asilo) una serie di misure, quali l’obbligo di firma in caserma e il divieto di avvicinamento alla vittima, mantenendo il divieto di espatrio. L'uomo, reo confesso, è quindi a piede libero da ieri mattina, alla ricerca di una casa che lo ospiti vicino alla caserma dei carabinieri nella quale dovrà presentarsi due volte al giorno per firmare in vista del processo.
Una vicenda che ha già fatto discutere per il reato e la violenza compiuta nei confronti del ragazzino, anch’egli pakistano e vicino di casa dell’orco che ne ha abusato. L’uomo lo ha attirato in una zona isolata e lo ha violentato. Per farla franca il pedofilo ha anche cercato di convincere il minorenne, che ha 13 anni, a non raccontare nulla ai genitori. Ma la vittima non ha taciuto e così il responsabile era stato arrestato ai domiciliari.
La brutale violenza sessuale risale al 10 luglio, come ricostruito dal Nucleo investigativo del comando provinciale dei carabinieri di Reggio Emilia, coordinato dal sostituto procuratore Maria Rita Pantani, che aveva chiesto subito l’arresto in carcere. «Ho chiesto nuovamente oggi il carcere perché non ha il domicilio idoneo» ha detto ieri la pm dopo l’interrogatorio di garanzia. Il giudice ha anche confermato che si tratta «di un richiedente asilo che ha un permesso temporaneo di sei mesi». Il 13enne aveva raccontato tutto ai genitori e anche la visita in ospedale ha confermato l’avvenuto abuso. Nei confronti del 21enne era stata formulata l’ordinanza di custodia cautelare in carcere con l’accusa di violenza sessuale aggravata. Il giudice, però, aveva disposto subito i domiciliari, scegliendo ieri misure cautelari meno afflittive vista anche la confessione resa in udienza, salvo non sapere dove troverà riparo l’indagato, che potrebbe essere ospitato da altri connazionali. «È stata accolta la nostra tesi difensiva – dice l’avvocato Noris Bucchi –. L’indagato non ha più la disponibilità di un alloggio ma questo non doveva penalizzarlo. Il gip ha preferito un cumulo di misure ma meno afflittive perché l’indagato ha spontaneamente e volontariamente tenuto un comportamento collaborativo. Questo già in un momento iniziale delle indagini senza nessun tipo di sollecitazione da parte di nessuno. Il giudice lo ha valutato come pentimento». La procura impugnerà l’ordinanza di scarcerazione davanti al tribunale del Riesame.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Una vicenda che ha già fatto discutere per il reato e la violenza compiuta nei confronti del ragazzino, anch’egli pakistano e vicino di casa dell’orco che ne ha abusato. L’uomo lo ha attirato in una zona isolata e lo ha violentato. Per farla franca il pedofilo ha anche cercato di convincere il minorenne, che ha 13 anni, a non raccontare nulla ai genitori. Ma la vittima non ha taciuto e così il responsabile era stato arrestato ai domiciliari.
La brutale violenza sessuale risale al 10 luglio, come ricostruito dal Nucleo investigativo del comando provinciale dei carabinieri di Reggio Emilia, coordinato dal sostituto procuratore Maria Rita Pantani, che aveva chiesto subito l’arresto in carcere. «Ho chiesto nuovamente oggi il carcere perché non ha il domicilio idoneo» ha detto ieri la pm dopo l’interrogatorio di garanzia. Il giudice ha anche confermato che si tratta «di un richiedente asilo che ha un permesso temporaneo di sei mesi». Il 13enne aveva raccontato tutto ai genitori e anche la visita in ospedale ha confermato l’avvenuto abuso. Nei confronti del 21enne era stata formulata l’ordinanza di custodia cautelare in carcere con l’accusa di violenza sessuale aggravata. Il giudice, però, aveva disposto subito i domiciliari, scegliendo ieri misure cautelari meno afflittive vista anche la confessione resa in udienza, salvo non sapere dove troverà riparo l’indagato, che potrebbe essere ospitato da altri connazionali. «È stata accolta la nostra tesi difensiva – dice l’avvocato Noris Bucchi –. L’indagato non ha più la disponibilità di un alloggio ma questo non doveva penalizzarlo. Il gip ha preferito un cumulo di misure ma meno afflittive perché l’indagato ha spontaneamente e volontariamente tenuto un comportamento collaborativo. Questo già in un momento iniziale delle indagini senza nessun tipo di sollecitazione da parte di nessuno. Il giudice lo ha valutato come pentimento». La procura impugnerà l’ordinanza di scarcerazione davanti al tribunale del Riesame.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
