Gazzetta di Reggio

Reggio

La paura dei reggiani a passeggio sulla rambla

di Ambra Prati
La paura dei reggiani a passeggio sulla rambla

Due amici 21enni, di Casalgrande e Castellarano, erano appena scesi dal bus «Nella calca chi cadeva veniva calpestato. La sera il lungomare era deserto»

3 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. Da Barcellona a Reggio corre la paura. Dopo i primi racconti, altri reggiani in vacanza sono stati testimoni oculari del tragico pomeriggio di giovedì scorso.

Tra questi due 21enni, Simone Ganassi di Casalgrande, che lavora alla filiale Credem di San Polo, e l’amico Stefano Accardo di Castellarano, che ha postato su Facebook una fotografia della città barricata rassicurando gli amici: «Tranquilli, tutto bene, solo tanta paura».

Alle 17 di giovedì i due amici erano appena scesi da un autobus. «Avevamo visitato il parco Guell di Gaudì e visto il caldo pensavamo di andare a rilassarci in spiaggia. Dovevamo cambiare linea in plaza Catalunya – spiega Simone –. Eravamo a 50 metri dall’attentato. Come ho messo giù i piedi, ho visto un furgone bianco che dalla piazza entrava e percorreva la via. Ma è stato tutto così veloce che non ci siamo resi conto di cosa stesse accadendo. Ho visto delle persone insanguinate per terra: tutti hanno iniziato a correre e a urlare e anche noi ci siamo messi a correre, senza sapere il perché».

A quell’ora, racconta Simone, la piazza era superaffollata e il rischio immediato era quello di non essere calpestati nella calca. «Ho visto un’anziana che cadeva, la folla le camminava sopra. Anch’io non sono riuscito a evitare un pensionato davanti a me che era a terra. A me ha fatto paura soprattutto la ressa».

I due giovani reggiani, correndo all’impazzata, si sono infilati dentro a un negozio in una via laterale alla rambla. «Eravamo in tanti, il responsabile del negozio chiudeva la porta e guardava fuori. Dopo un’oretta, vedendo che la zona era presidiata dalle forze dell’ordine e c’era una relativa calma, ha detto ai presenti che chi voleva poteva uscire. Io e Stefano siamo usciti e, sempre guardandoci intorno, siamo tornati all’ostello a piedi, a due chilometri dalla rambla».

I cellulari dei due giovani hanno sempre funzionato. «Ho avvisato subito che stavo bene: i miei genitori erano a fare una passeggiata in montagna e non sapevano nemmeno dell’attentato». La sera stessa «siamo usciti a cena sulla Barceloneta, il lungomare. Era impressionante: c’eravamo solo noi, la città era deserta. Ma già oggi (ieri, ndr) siamo stati in centro e la vita è ripresa: è chiaro che c’è parecchia polizia in giro, ma si sta tornando alla normalità».

I due amici, arrivati a Barcellona sabato scorso, partiranno come da programma oggi, per rientrare nel reggiano. «Perché abbiamo scelto Barcellona? In realtà abbiamo deciso all’ultimo minuto, volevamo il mare ma anche una città vivace da visitare e questa era la scelta migliore come qualità prezzo. Nonostante lo spavento ci torneremo: la città merita e ormai gli attentati possono capitare ovunque».

Anche Marwa Marmoud, responsabile del Centro culturale Mondoinsieme del Comune di Reggio, a Barcellona insieme alla figlia di 5 anni, è stata dello stesso avviso: «Da sempre viaggio e continuerò a farlo, anche se ho avuto timore per la mia bambina».

Daniele Cantoni, il 37enne di Boretto, si trovava a 30 metri dal furgone e si è sentito un sopravvissuto. «Vivo per miracolo: se è vero che ognuno di noi ha un bonus di fortuna da giocare nella vita, io l’ho consumato tutto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google