«Per 40 anni l’Eta, ora gli islamisti»
La spagnola naturalizzata reggiana Ana de Balbin: «Ero lì appena un mese fa»
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REGGIO EMILIA. «Purtroppo noi spagnoli siamo abituati alle vittime innocenti. Per quasi quarant’anni abbiamo avuto il terrorismo nazionalista dell’Eta, i separatisti dei Paesi Baschi. Ora che si è conclusa la stagione delle bombe, c’è il terrorismo internazionale: non c’è mai pace». Ana de Balbin, 50 anni, moglie del deputato Pd Paolo Gandolfi e capo ufficio tecnico del Comune di San Polo, è originaria di Madrid. Sebbene viva a Reggio da anni, torna spesso in Spagna.
«Io e mio marito eravamo a Barcellona giusto un mese fa – racconta –: lì abbiamo tanti amici, molti italiani che vivono in Catalogna stabilmente per motivi di lavoro. Il pensiero è andato subito a loro, ai nostri amici di sempre».
Ana non ha potuto mettersi in contatto con nessuno di loro perché, in questi giorni, si trova in vacanza con il coniuge a Londra, altra città a forte rischio attentati. «Sì, stiamo sfidando la sorte, speriamo bene – prosegue Ana –. Ma l’unico modo per non darla vinta al terrorismo è non cambiare le nostre abitudini, non smettere di viaggiare, di circolare liberamente in Europa. In futuro torneremo a Barcellona, come sempre: bisogna andare avanti. Questa è la risposta giusta».
Pur essendo all’estero, Ana ha sentito per telefono i familiari a Madrid. «Ci siamo scambiati dei messaggini – rivela –. A me è venuto in mente l’attentato del 2004 a Madrid (quando diverse esplosioni nella stazione ferroviaria di Atocha causarono 191 vittime e duemila feriti, ndr). Certo la matrice era diversa, allora legata alla guerra in Iraq, ma è stato sconvolgente come oggi». (am.p.)
«Io e mio marito eravamo a Barcellona giusto un mese fa – racconta –: lì abbiamo tanti amici, molti italiani che vivono in Catalogna stabilmente per motivi di lavoro. Il pensiero è andato subito a loro, ai nostri amici di sempre».
Ana non ha potuto mettersi in contatto con nessuno di loro perché, in questi giorni, si trova in vacanza con il coniuge a Londra, altra città a forte rischio attentati. «Sì, stiamo sfidando la sorte, speriamo bene – prosegue Ana –. Ma l’unico modo per non darla vinta al terrorismo è non cambiare le nostre abitudini, non smettere di viaggiare, di circolare liberamente in Europa. In futuro torneremo a Barcellona, come sempre: bisogna andare avanti. Questa è la risposta giusta».
Pur essendo all’estero, Ana ha sentito per telefono i familiari a Madrid. «Ci siamo scambiati dei messaggini – rivela –. A me è venuto in mente l’attentato del 2004 a Madrid (quando diverse esplosioni nella stazione ferroviaria di Atocha causarono 191 vittime e duemila feriti, ndr). Certo la matrice era diversa, allora legata alla guerra in Iraq, ma è stato sconvolgente come oggi». (am.p.)
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