villa minozzo
Commemorati i partigiani caduti
Da due anni si rende omaggio anche al militare francese Dabrinville
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VILLA MINOZZO. Si è svolta a Minozzo l’annuale commemorazione dei Caduti del paese, alla quale dall’anno scorso viene associato il ricordo della morte del giovane militare francese Jean Dabrinville. «La commemorazione è stata organizzata dal Comune in collaborazione con le associazioni Partigiane Alpi-Apc e Anpi, e con l’istituto per la storia della resistenza e della società contemporanea (Istoreco) – spiega Elio Ivo Sassi, curatore del cerimoniale e vice-presidente dell’Alpi-Apc –. Essere qui insieme, cittadini, istituzioni, associazioni, significa scegliere di non dimenticare le nostre radici più profonde. C’è un patrimonio spirituale e morale in queste commemorazioni che vale oro e non va dissipato. Dissiparlo non è bene».
Dopo la benedizione alla lapide di Jean Dabrinville posta in località la Pioppa, la cerimonia è proseguita alla Pieve di Minozzo, dove è stata celebrata la Messa presieduta da Monsignor Giovanni Costi. Al termine della celebrazione, la minozzese Nazzarena Milani ha ricostruito i fatti accaduti il 1° agosto del 1944 tratti dal memoriale di Don Bertucci. Significative anche le parole del sindaco Luigi Fiocchi, che ha spiegato come «dopo la caduta del fascismo l’Italia venne messa a fuoco, e lo stesso capoluogo venne due volte incendiato. Risorse e cibo vennero a mancare, e in quella occasione ci fu un segno forte e tangibile della tempra dei montanari, che con sacrificio, costanza e impegno, iniziarono a ricostruire. Visitare i campi di prigionia tedeschi è come toccare con mano l’odio di quel periodo, ci si rende conto di come quei tempi furono difficoltosi». (l.t.)
Dopo la benedizione alla lapide di Jean Dabrinville posta in località la Pioppa, la cerimonia è proseguita alla Pieve di Minozzo, dove è stata celebrata la Messa presieduta da Monsignor Giovanni Costi. Al termine della celebrazione, la minozzese Nazzarena Milani ha ricostruito i fatti accaduti il 1° agosto del 1944 tratti dal memoriale di Don Bertucci. Significative anche le parole del sindaco Luigi Fiocchi, che ha spiegato come «dopo la caduta del fascismo l’Italia venne messa a fuoco, e lo stesso capoluogo venne due volte incendiato. Risorse e cibo vennero a mancare, e in quella occasione ci fu un segno forte e tangibile della tempra dei montanari, che con sacrificio, costanza e impegno, iniziarono a ricostruire. Visitare i campi di prigionia tedeschi è come toccare con mano l’odio di quel periodo, ci si rende conto di come quei tempi furono difficoltosi». (l.t.)
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