Il ministro attiva gli ispettori
di Enrico Lorenzo Tidona
Orlando avvia accertamenti preliminari dopo l’ordinanza di liberazione del pedofilo
2 MINUTI DI LETTURA
REGGIO EMILIA. Il ministro della Giustizia Andrea Orlando, tramite l’ispettorato del ministero, ha avviato accertamenti preliminari sulla vicenda del pedofilo reo confesso scarcerato venerdì dal tribunale di Reggio Emilia. Una presa di posizione da parte del ministro che vuole vederci chiaro sul provvedimento di scarcerazione deciso con l’ordinanza del giudice dell’indagine preliminare Giovanni Ghini dopo l’interrogatorio di garanzia celebrato tre giorni fa. Una rimessa in libertà dopo gli arresti domiciliari che ha scatenato una bufera in grado di valicare i confini di Reggio Emilia, prendendosi la ribalta nazionale.
Prova ne è l’interessamento del ministro della Giustizia, che ha attivato gli uffici dell’ispettorato per venire a conoscenza dell’iter che ha portato all’ordinanza del giudice reggiano, il quale ha corroborato la sua decisione mettendo in risalto lo «straordinario senso di autodisciplina dimostrato» dal 21enne pakistano, autore del reato, che però – scrive il giudice – «si è messo da solo agli arresti domiciliari».
Motivazioni che hanno alzato un polverone trattandosi di un indagato reo confesso di violenza sessuale nei confronti di un ragazzino di 13 anni affetto da disabilità cognitive anch’egli pakistano e vicino di casa dell’orco. Durante l’interrogatorio di garanzia l’indagato ha affermato oltretutto al giudice che il ragazzino era consenziente. Il sostituto procuratore Maria Rita Pantani aveva chiesto il carcere in attesa del processo, ma il giudice ha accolto le richieste dell’avvocato difensore, Noris Bucchi, che ha ottenuto l’obbligo di firma e di stare ad almeno 200 metri dalla piccola vittima. Per il giudice il comportamento tenuto dal pedofilo in seguito al reato «basta, anche senza la pienissima confessione – scrive nell’ordinanza – a garantire che le esigenze cautelari possano essere soddisfatte con misure diverse dalla custodia in carcere».
Il 21enne pakistano richiedente asilo era stato arrestato mercoledì scorso con l’accusa di aver violentato il ragazzo disabile nella Bassa reggiana. La violenza era avvenuta lo scorso 10 luglio. La pm già ha annunciato il ricorso al Riesame contro la decisione del gip Ghini. I tempi del Riesame non sono però certi: bisogna vedere quanti sono i casi già pendenti a Bologna e qual è il regime di lavoro visto che siamo in estate.
Per ora le indagini preliminari devono essere ancora concluse. I carabinieri stanno accertando anche le frequentazioni precedenti del 21enne, nel Reggiano da circa un anno, senza precedenti – in Italia per quanto è dato sapere – e con un permesso di soggiorno temporaneo che vale sei mesi, come accertato dalla procura.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Prova ne è l’interessamento del ministro della Giustizia, che ha attivato gli uffici dell’ispettorato per venire a conoscenza dell’iter che ha portato all’ordinanza del giudice reggiano, il quale ha corroborato la sua decisione mettendo in risalto lo «straordinario senso di autodisciplina dimostrato» dal 21enne pakistano, autore del reato, che però – scrive il giudice – «si è messo da solo agli arresti domiciliari».
Motivazioni che hanno alzato un polverone trattandosi di un indagato reo confesso di violenza sessuale nei confronti di un ragazzino di 13 anni affetto da disabilità cognitive anch’egli pakistano e vicino di casa dell’orco. Durante l’interrogatorio di garanzia l’indagato ha affermato oltretutto al giudice che il ragazzino era consenziente. Il sostituto procuratore Maria Rita Pantani aveva chiesto il carcere in attesa del processo, ma il giudice ha accolto le richieste dell’avvocato difensore, Noris Bucchi, che ha ottenuto l’obbligo di firma e di stare ad almeno 200 metri dalla piccola vittima. Per il giudice il comportamento tenuto dal pedofilo in seguito al reato «basta, anche senza la pienissima confessione – scrive nell’ordinanza – a garantire che le esigenze cautelari possano essere soddisfatte con misure diverse dalla custodia in carcere».
Il 21enne pakistano richiedente asilo era stato arrestato mercoledì scorso con l’accusa di aver violentato il ragazzo disabile nella Bassa reggiana. La violenza era avvenuta lo scorso 10 luglio. La pm già ha annunciato il ricorso al Riesame contro la decisione del gip Ghini. I tempi del Riesame non sono però certi: bisogna vedere quanti sono i casi già pendenti a Bologna e qual è il regime di lavoro visto che siamo in estate.
Per ora le indagini preliminari devono essere ancora concluse. I carabinieri stanno accertando anche le frequentazioni precedenti del 21enne, nel Reggiano da circa un anno, senza precedenti – in Italia per quanto è dato sapere – e con un permesso di soggiorno temporaneo che vale sei mesi, come accertato dalla procura.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
