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La tela ritrovata di Orsi potrebbe tornare a casa

La tela ritrovata di Orsi potrebbe tornare a casa

“Leda e il cigno”, sequestrato a New York, manca da Novellara da ben tre secoli Il Comune ha avanzato richiesta di confisca e assegnazione al museo Gonzaga

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NOVELLARA . Con una deliberazione della Giunta comunale, il Comune di Novellara si è candidato a partecipare «al procedimento di incidente di esecuzione per la confisca dell’opera di Lelio Orsi “Leda e il cigno” davanti al Tribunale penale monocratico di Roma». In altre parole, il Comune chiede la confisca del dipinto e la sua attribuzione in consegna al Museo Gonzaga di Novellara, patria di Lelio Orsi (Novellara 1511-1587), per quarant’anni pittore e architetto alla corte dei Gonzaga di Novellara e Bagnolo.

Secondo i critici, il piccolo capolavoro (un olio su rame di 45x30 centimetri) è un “unicum” del pittore: per il tema profano trattato, per l’esplicita rappresentazione dell’atto sessuale fra la moglie del re di Sparta e il cigno, con la vergine Diana che dalle nubi osserva maliziosamente. Per le sue caratteristiche, con tutta probabilità si trattava di un’opera destinata a un uso privato e che nei secoli ha avuto passaggi di mano rocamboleschi.

La tela faceva parte dei 1006 dipinti riportati nell’inventario dei beni presenti in Rocca a Novellara, compilato a seguito della scomparsa dell’ultimo conte delle dinastia gonzaghesca, nel 1728. Un impressionante elenco di opere d’arte, per la maggior parte di grandi artisti: da Raffaello a Tiziano, dal Mantegna al Correggio, dal Parmigianino ai Carracci. Uno straordinario patrimonio artistico “trafugato” quasi interamente dagli Estensi di Modema. I pochi dipinti rimasti, nel Casino di sotto, li hanno portati via successivamente i francesi al seguito di Napoleone.

Della “Leda” si erano perdute le tracce fino al 1975, quando comparve, di proprietà dello scrittore Franco Lucentini, nella trasposizione cinematografica del romanzo “La donna delle domenica”, film diretto da Luigi Comencini su sceneggiatura scritta dallo stesso Lucentini con l’amico Fruttero.

La “Leda e il cigno” è stata poi esposta nella grande mostra antologica organizzata a Reggio Emilia nel 1987, in occasione del quattrocentesimo anniversario della morte di Lelio Orsi.

Dopo la scomparsa di Lucentini, della “Leda” non si ha più notizia. Fino al gennaio del 2008, quando è stata venduta a un’asta di Sotheby’s a New York per la cifra record di un milione e 25mila dollari.

Appreso della vendita, e sospettando che l’opera fosse stata esportata clandestinamente negli Usa, il Comune di Novellara ha avvisato la Soprintendenza e i carabinieri del Nucleo Tutela del Patrimonio Artistico di Bologna.

Le indagini hanno confermato l’irregolarità. La vendita è stata annullata e il dipinto restituito alla Stato italiano, con una cerimonia all’ambasciata italiana di Washington; il quadro è stato preso in consegna dal Comando carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale di Roma.

In seguito il Tribunale di Roma ha avviato un procedimento per illecita esportazione che si è concluso con una sentenza di archiviazione per prescrizione, senza indicare la destinazione del bene.

A suo tempo l’allora sindaco di Novellara Raul Daoli ha chiesto formalmente l’affidamento del dipinto in deposito al Museo Gonzaga, nella Rocca di Novellara, il luogo dove con tutta probabilità è stato realizzato. Ora la partecipazione del Comune all’incidente di esecuzione è diretta ad ottenere la confisca dell’opera ed insieme il suo affidamento, si spera definitivo, al Museo Gonzaga.

Vittorio Ariosi

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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