A Reggio un adepto del jihadista svizzero
Il 32enne integralista di Al–Nusra condannato a Bellinzona fu insegnante di un giovane, che gli chiese di andare in Siria
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REGGIO EMILIA. Ümit Y. venne a Reggio Emilia e convinse un reggiano a combattere in Siria. La notizia giunge dall’atto di accusa del processo in cui è stato condannato a Bellinzona il 32enne ex agente di sicurezza svizzero di origine turca, predicatore integralista, per aver preso parte a un gruppo affiliato ad Al Qaeda.
Nella nostra città l’ex agente di sicurezza della società Argo 1 ha intessuto, secondo le carte, legami almeno dal gennaio 2014 fino al suo arresto (il 22 febbraio 2017) con un giovane reggiano. Stando al documento, lo ha incontrato una volta a Reggio e attraverso i social network rafforzava l’adesione del ragazzo alle idee del gruppo Jabhat al-Nusra. Il fronte a cui è risultato legato il 32enne era affiliato fino al 2016 ad Al Qaeda e compie azioni militari ribelli in Siria e in Iraq.
Al reggiano, il 32enne svizzero ha fatto un’opera di da’wa, parola araba che indica il proselitismo. Secondo quanto riportato dalla Radiotelevisione svizzera di lingua italiana (Rsi), il ticinese non ha compiuto un’opera d’indottrinamento per lo Stato islamico (Isis). Un particolare confermato dall’atto di accusa. Nel documento, infatti, il 32enne spiega al reggiano che bisogna prendere le distanze dall’Isis, perché compie attentati in Europa e nel mondo. Al contrario, per il componente di al-Nusra occorre combattere Siria e Iraq contro quella che considera un’oppressione, secondo il principio “occhio per occhio, dente per dente”.
Tanti i concetti di cui il reggiano e lo svizzero hanno discusso, come scoperto dagli investigatori. La jihad armata è vista come una forma di adorazione, a cui – secondo il ticinese – un musulmano non si può sottrarre. Il 32enne gli ha ribadito la necessità di ribellarsi al governo siriano e all’Isis, considerando quello che definisce martirio nell’Islam la morte migliore possibile.
L’opera di convincimento ha anche una data di svolta precisa: 29 ottobre 2016. È in quel momento, secondo il testo dell’accusa, che il giovane reggiano ha domandato a colui che considera il suo insegnante l’approvazione per partire e andare a combattere in Siria e in Iraq.
Secondo le carte, inoltre, il 32enne aiutò concretamente due foreign fighter, ovvero combattenti stranieri tra le fila dei miliziani siriani ribelli. In un’occasione ha ospitato in Turchia un marocchino espulso dall’Italia e dalla Svizzera, fornendogli indicazioni per raggiungere la Siria nonostante – sostiene l’atto di accusa – sapesse che lo stesso intendesse unirsi all’Isis. Proprio come, secondo il documento, per un’altra persona che gli ha chiesto informazioni su come raggiungere il fronte siriano e a cui fornì un aiuto in denaro.
Durante l’udienza, celebrata con rito abbreviato, sono emerse azioni di proselitismo dalle intercettazioni, dalle perquisizioni e da un sequestro. L’influenza dell’ex agente di sicurezza era diffusa non soltanto a Reggio, ma anche a Como, Lugano e in non meglio precisate località del Ticino. Il 32enne incontrava di persona i suoi interlocutori, rimaneva con loro in contatto tramite i social network e diffondeva loro materiale cartaceo tradizionale.
Nel suo archivio digitale è stato trovato materiale relativo alle lezioni impartite dal 32enne. L’ex agente di sicurezza è stato condannato con pena sospesa parzialmente a 2 anni e 6 mesi, di cui 6 mesi da espiare. Un intervallo da lui quasi totalmente scontato dal 22 febbraio. Dovrà pagare oltre 130mila euro di spese legali ed essere sottoposto a un periodo di prova di tre anni.
Gabriele Farina
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Nella nostra città l’ex agente di sicurezza della società Argo 1 ha intessuto, secondo le carte, legami almeno dal gennaio 2014 fino al suo arresto (il 22 febbraio 2017) con un giovane reggiano. Stando al documento, lo ha incontrato una volta a Reggio e attraverso i social network rafforzava l’adesione del ragazzo alle idee del gruppo Jabhat al-Nusra. Il fronte a cui è risultato legato il 32enne era affiliato fino al 2016 ad Al Qaeda e compie azioni militari ribelli in Siria e in Iraq.
Al reggiano, il 32enne svizzero ha fatto un’opera di da’wa, parola araba che indica il proselitismo. Secondo quanto riportato dalla Radiotelevisione svizzera di lingua italiana (Rsi), il ticinese non ha compiuto un’opera d’indottrinamento per lo Stato islamico (Isis). Un particolare confermato dall’atto di accusa. Nel documento, infatti, il 32enne spiega al reggiano che bisogna prendere le distanze dall’Isis, perché compie attentati in Europa e nel mondo. Al contrario, per il componente di al-Nusra occorre combattere Siria e Iraq contro quella che considera un’oppressione, secondo il principio “occhio per occhio, dente per dente”.
Tanti i concetti di cui il reggiano e lo svizzero hanno discusso, come scoperto dagli investigatori. La jihad armata è vista come una forma di adorazione, a cui – secondo il ticinese – un musulmano non si può sottrarre. Il 32enne gli ha ribadito la necessità di ribellarsi al governo siriano e all’Isis, considerando quello che definisce martirio nell’Islam la morte migliore possibile.
L’opera di convincimento ha anche una data di svolta precisa: 29 ottobre 2016. È in quel momento, secondo il testo dell’accusa, che il giovane reggiano ha domandato a colui che considera il suo insegnante l’approvazione per partire e andare a combattere in Siria e in Iraq.
Secondo le carte, inoltre, il 32enne aiutò concretamente due foreign fighter, ovvero combattenti stranieri tra le fila dei miliziani siriani ribelli. In un’occasione ha ospitato in Turchia un marocchino espulso dall’Italia e dalla Svizzera, fornendogli indicazioni per raggiungere la Siria nonostante – sostiene l’atto di accusa – sapesse che lo stesso intendesse unirsi all’Isis. Proprio come, secondo il documento, per un’altra persona che gli ha chiesto informazioni su come raggiungere il fronte siriano e a cui fornì un aiuto in denaro.
Durante l’udienza, celebrata con rito abbreviato, sono emerse azioni di proselitismo dalle intercettazioni, dalle perquisizioni e da un sequestro. L’influenza dell’ex agente di sicurezza era diffusa non soltanto a Reggio, ma anche a Como, Lugano e in non meglio precisate località del Ticino. Il 32enne incontrava di persona i suoi interlocutori, rimaneva con loro in contatto tramite i social network e diffondeva loro materiale cartaceo tradizionale.
Nel suo archivio digitale è stato trovato materiale relativo alle lezioni impartite dal 32enne. L’ex agente di sicurezza è stato condannato con pena sospesa parzialmente a 2 anni e 6 mesi, di cui 6 mesi da espiare. Un intervallo da lui quasi totalmente scontato dal 22 febbraio. Dovrà pagare oltre 130mila euro di spese legali ed essere sottoposto a un periodo di prova di tre anni.
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