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«Vaccini, 8mila studenti inadempienti»

di Gabriele Farina
«Vaccini, 8mila studenti inadempienti»

Il pediatra Alessandro Volta (Ausl): «Nove famiglie su dieci hanno già provveduto, ma con le altre dobbiamo negoziare»

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REGGIO EMILIA. L’inizio delle scuole si avvicina, è tempo di vaccinarsi. Già, perché il nuovo decreto legge rende necessario essere in regola con dieci vaccinazioni obbligatorie. Un requisito per l’accesso che non riguarda più solo i più giovani, ma che è previsto fino ai 16 anni.

Secondo dati dell’Ausl, sono circa 800 gli inadempienti totali sotto quella soglia di età (e 300 quelli sotto i 6 anni) in tutta la provincia. Coloro che non hanno completato tutti i vaccini (gli inadempienti parziali) salgono a circa 8mila. Le cifre sono fornite dal pediatra Alessandro Volta, responsabile del reparto Materno infantile dell’Ausl di Reggio Emilia.

Dottor Volta, cosa sta facendo l’azienda sanitaria locale sul tema dei vaccini per le studentesse e gli studenti?

«La nuova normativa annulla la legge regionale e introduce 10 vaccinazioni obbligatorie fino ai 16 anni. Per quanto riguarda gli asili nido, a noi è chiesto sostanzialmente di fare un aggiornamento, visto che c’era già la legge regionale. Il problema più urgente riguarda le materne perché l’iscrizione nella fascia tra i 3 e i 6 anni è subordinati alla regolarità delle 10 vaccinazioni».

Quindi cosa farete?

«Siamo già attivi come servizio di pediatria di comunità, abbiamo predisposto elenchi e verifiche per essere pronti per individuare quei pochi bambini che hanno bisogno di un sollecito».

Quanti sono?

«Gli inadempienti sono circa l’1-2% della popolazione. Nascono circa 5mila bambini all’anno per cui gli inadempienti ogni anno oscillano di media tra 50 e 100. Gli inadempienti dei nidi risultano così compresi tra 150 e 300».

Quanti sono gli inadempienti in tutto?

«Gli inadempienti totali sono circa 7-800 su 80mila minorenni. Vi sono poi circa 8mila inadempienti parziali, a cui mancano una o due vaccinazioni delle 10 obbligatorie. Il problema riguarda soprattutto i bambini che devono entrare alla scuola materna».

Il tema dei vaccini ha suscitato polemiche. Vi aspettate resistenze dei genitori?

«Lavoreremo nell’arco di alcuni mesi per gestire una proposta che non è libera, ma adattabile alla singola situazione. Dobbiamo negoziare con i genitori contrari alle vaccinazioni facoltative. La normativa nazionale gioca sull’equilibrio tra la libertà individuale e il dovere collettivo di proteggere la popolazione. Dobbiamo evitare il contenzioso, presentando proposte scientificamente valide e ascoltando i dubbi dei genitori. È un lavoro delicato, che richiede tempo, ma che è pur sempre un nostro dovere, una parte del nostro lavoro».

Avete in programma nuove campagne informative?

«Le stiamo già facendo e le dovremmo rafforzare, rendendole più efficaci. Speriamo si attivino presto anche a livello nazionale. I tempi del ministero sono molto stretti, ma noi abbiamo bisogno di tempo per comunicare con le persone. Cerchiamo di applicare le regole, ma non in modo rigido e burocratico. D’altronde, le 10 vaccinazioni ora obbligatorie erano fortemente raccomandate da 15-20 anni. Già 9 famiglie su 10 sono in regola e hanno presentato i documenti di autocertificazione».

Se qualcuno non li dovesse presentare?

«Saranno le scuole a chiedere interventi alle pediatrie di comunità. È un aspetto non impegnativo, ma che richiede personale dedicato che stiamo già identificando».

Di che figure si tratta?

«Pediatri di comunità, assistenti sanitari e infermieri esperti in vaccinazioni. Non avevamo esuberi di personale, non ci siamo fermati neanche ad agosto per organizzarci».

C’è anche chi non si può vaccinare.

«I bambini con controindicazioni sono pochissimi e devono andare dai pediatri di famiglia. I compagni si devono vaccinare per proteggerli, mantenendo così l’identità di comunità».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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