le indagini proseguono
Precedenti per abusi in Pakistan avviati accertamenti all’estero
di Enrico Lorenzo Tidona
REGGIO EMILIA. Le indagini su eventuali ulteriori abusi su altri minori ad opera del pedofilo pakistano della Bassa non sono chiuse. Lo si è detto più volte, anche perché nell’anno che ha passato in...
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REGGIO EMILIA. Le indagini su eventuali ulteriori abusi su altri minori ad opera del pedofilo pakistano della Bassa non sono chiuse. Lo si è detto più volte, anche perché nell’anno che ha passato in Italia come rifugiato richiedente asilo, ha vissuto a contatto con altri bambini. Ora, però, a quanto si apprende da ambienti vicini al Palazzo di giustizia, le indagini si sarebbero addirittura allargate ad ampio raggio, raggiungendo il Pakistan, terra natale del 21enne reo confesso della violenza sessuale al connazionale 13enne disabile, suo vicino di casa nella bassa reggiana.
Si sospetta infatti che l’indagato non fosse nuovo ad episodi simili. Si indaga quindi per fatti della stessa specie commessi nel suo Paese d’origine. Un nuovo fronte non proprio alla portata di una Procura distante migliaia di chilometri, ma che sarebbe agevolato da una traccia captata in queste ore.
Non solo: l’ultima ordinanza relativa al procedimento non era stata notificata dal gip Giovanni Ghini alla vittima, come invece prevede l’articolo 282 quater del codice di procedura penale. L’articolo rimarca che «con questa comunicazione la persona offesa è informata della facoltà di richiedere l’emissione di un ordine di protezione europeo». La notifica, ora dovrebbe essere partita, sciogliendo l’inghippo.
Intanto il pm Maria Rita Pantani ha impugnato entrambi i provvedimenti del gip, sia quello relativo agli arresti domiciliari, sia quello coinciso con l’obbligo di firma. Sui tempi al Riesame resta la massima incertezza, ma non è detto che vista l’eco della vicenda, non venga messa in cima alle proprietà del tribunale di Bologna.
La risposta della Procura, decisa a far aprire le porte del carcere per l’indagato, dovrà essere quindi vagliata, ma nel giro di diversi giorni. Per ora il 21enne pakistano è e resta libero. Non si placano quindi le polemiche sul gip Giovanni Ghini, per la decisione di revocare gli arresti domiciliari al profugo pakistano che ha ammesso di aver abusato di un suo connazionale minorenne disabile.
Il questore di Reggio Emilia, Isabella Fusiello, ha già annunciato che chiederà la revoca dello status di rifugiato e l'espulsione del giovane, che aveva presentato e vinto un ricorso a Caltanissetta dopo che, in un primo momento, gli era stato negato lo status. Il ministero della Giustizia sta vagliando la vicenda, mentre la politica locale si scatena.
Il fronte giudiziario dovrà essere chiuso prima del processo, che vista la confessione dovrebbe avvenire in tempi rapidi, come ha assicurato la presidente vicaria del tribunale, Cristina Beretti.
Il giudice Ghini, da parte sua, aveva deciso la scarcerazione, propendendo per misure cautelari meno afflittive come l’obbligo di firma e il divieto di avvicinamento alla vittima. Nell’ordinanza seguita all’interrogatorio di garanzia, aveva evidenziato l’assenza di precedenti penali in capo all’indagato, salvo non avere traccia degli eventuali precedenti in Pakistan. La storia del 21enne è limitata alla sua presenza in Italia, Paese raggiunto circa una anno fa e dove ha ricevuto un permesso temporaneo in quanto rifugiato. Permesso che ora sembra destinato alla revoca. Sempre nell’ordinanza, Ghini aveva avvalorato la sua decisione parlando della «straordinario senso di autodisciplina dimostrato» dal 21enne pakistano reo confesso del reato di violenza sessuale su minore. Fatto che agli occhi del giudice gli ha permesso di rimanere fuori dal carcere anche perché l’indagato, scrive il giudice, «si è messo da solo agli arresti domiciliari». Questo «basta – anche senza la pienissima confessione – a garantire che le esigenze cautelari possano essere soddisfatte con misure diverse dalla custodia in carcere».
Si sospetta infatti che l’indagato non fosse nuovo ad episodi simili. Si indaga quindi per fatti della stessa specie commessi nel suo Paese d’origine. Un nuovo fronte non proprio alla portata di una Procura distante migliaia di chilometri, ma che sarebbe agevolato da una traccia captata in queste ore.
Non solo: l’ultima ordinanza relativa al procedimento non era stata notificata dal gip Giovanni Ghini alla vittima, come invece prevede l’articolo 282 quater del codice di procedura penale. L’articolo rimarca che «con questa comunicazione la persona offesa è informata della facoltà di richiedere l’emissione di un ordine di protezione europeo». La notifica, ora dovrebbe essere partita, sciogliendo l’inghippo.
Intanto il pm Maria Rita Pantani ha impugnato entrambi i provvedimenti del gip, sia quello relativo agli arresti domiciliari, sia quello coinciso con l’obbligo di firma. Sui tempi al Riesame resta la massima incertezza, ma non è detto che vista l’eco della vicenda, non venga messa in cima alle proprietà del tribunale di Bologna.
La risposta della Procura, decisa a far aprire le porte del carcere per l’indagato, dovrà essere quindi vagliata, ma nel giro di diversi giorni. Per ora il 21enne pakistano è e resta libero. Non si placano quindi le polemiche sul gip Giovanni Ghini, per la decisione di revocare gli arresti domiciliari al profugo pakistano che ha ammesso di aver abusato di un suo connazionale minorenne disabile.
Il questore di Reggio Emilia, Isabella Fusiello, ha già annunciato che chiederà la revoca dello status di rifugiato e l'espulsione del giovane, che aveva presentato e vinto un ricorso a Caltanissetta dopo che, in un primo momento, gli era stato negato lo status. Il ministero della Giustizia sta vagliando la vicenda, mentre la politica locale si scatena.
Il fronte giudiziario dovrà essere chiuso prima del processo, che vista la confessione dovrebbe avvenire in tempi rapidi, come ha assicurato la presidente vicaria del tribunale, Cristina Beretti.
Il giudice Ghini, da parte sua, aveva deciso la scarcerazione, propendendo per misure cautelari meno afflittive come l’obbligo di firma e il divieto di avvicinamento alla vittima. Nell’ordinanza seguita all’interrogatorio di garanzia, aveva evidenziato l’assenza di precedenti penali in capo all’indagato, salvo non avere traccia degli eventuali precedenti in Pakistan. La storia del 21enne è limitata alla sua presenza in Italia, Paese raggiunto circa una anno fa e dove ha ricevuto un permesso temporaneo in quanto rifugiato. Permesso che ora sembra destinato alla revoca. Sempre nell’ordinanza, Ghini aveva avvalorato la sua decisione parlando della «straordinario senso di autodisciplina dimostrato» dal 21enne pakistano reo confesso del reato di violenza sessuale su minore. Fatto che agli occhi del giudice gli ha permesso di rimanere fuori dal carcere anche perché l’indagato, scrive il giudice, «si è messo da solo agli arresti domiciliari». Questo «basta – anche senza la pienissima confessione – a garantire che le esigenze cautelari possano essere soddisfatte con misure diverse dalla custodia in carcere».
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