«Reggiani, imparate ad accogliere di più»
Giusi Nicolini, ex sindaco di Lampedusa, aprirà gli incontri della festa del Pd Il suo appello ai Comuni che non ospitano migranti: «Fate la vostra parte»
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REGGIO EMILIA. Giuseppina Maria “Giusi” Nicolini.In un mondo dove i confini si sfaldano, le immigrazioni di massa coinvolgono l’Italia ogni giorno di più e il tema dell’accoglienza si preannuncia come l’ago della bilancia delle prossime elezioni, è lei, la “sindaca di frontiera”, ad aprire gli appuntamenti politici di FestaReggio. Il premio Unesco per la Pace ed ex sindaco di Lampedusa parlerà domani sera dal palco di Piazza Grande proprio di queste tematiche e noi, anticipando di un giorno l’evento, intanto l’abbiamo intervistata.
Lei, in quanto sindaco di Lampedusa, ha gestito per cinque anni le problematiche provocate dagli sbarchi dei migranti. Ma anche a Reggio, dove si parla di seconda o terza accoglienza, il tema è molto sentito.
«Certo, ma si tratta di due problemi diversi. I luoghi di prima accoglienza sono più esposti ad arrivi improvvisi, di cui non si può conoscere con certezza né il momento in cui avverranno né il numero di persone che porteranno. E in posti piccoli come Lampedusa, che vivono di turismo, si deve essere molto preparati. Difficoltà diverse sono invece quelle dei Comuni che li devono integrare. Non dico che sia più facile, perchè ogni territorio ha le sue criticità, ma sono meglio gestibili perché gli arrivi non sono improvvisi, i numeri sono determinati e le amministrazioni possono pianificare e programmare in modo che tutto diventi più agevole».
Nonostante questo però la gestione dei migranti solleva anche qui diverse proteste.
«È normale. Il problema è superare la reticenza psicologia perchè il momento è brutto, c’è tanta intolleranza e i Comuni non hanno più soldi. Ma secondo me puntando su piccoli numeri, distribuiti sul territorio nazionale, la sfida potrebbe diventare più facile e si possono alzare gli standard di accoglienza che devono essere commisurati agli standard della nostra civiltà. Più improvvisi e più si determina un clima emergenziale, degrado e la comunità soffre. Tutti dobbiamo fare la nostra parte, solo così il sistema può funzionare».
Eppure in provincia ci sono dei Comuni che non accolgono nessun richiedente asilo o che sono molto sotto rispetto alla quota stabilita dalla Prefettura. Vuole lanciare un messaggio a questi territori?
«Si. Vorrei dirgli che tutti coloro che rifiutano anche pochi rifugiati si comportano come i Paesi europei che hanno lasciato sola l’Italia. Dobbiamo dare prova di coesione interna se vogliamo essere ascoltati. E, forse, dopo capirebbero che anche i profughi sono in grado di darci qualcosa. Altrimenti continuiamo a rimpallarci i problemi, come il Regno Unito che blocca i migranti sulla Manica e la Francia che a sua volta li respinge al confine con Ventimiglia».
Lei però proprio sul tema dell’accoglienza ha perso le ultime elezioni. Si sente di dare qualche consiglio al sindaco di Reggio Emilia?
«In realtà io sono convinta di non essere stata rieletta per questioni locali, interessi privatistici e mancate concessioni edilizie piuttosto che per come ho gestito il fenomeno dell’immigrazione. Al sindaco Vecchi mi sento di dire questo: deve da un lato comprendere che molti ora sono spaventati e tendono a chiudersi nei propri timori e, dall’altra parte, cercare di far capire ai suoi cittadini che i problemi che abbiamo oggi con i migranti sono creati da quelli a cui non riconosciamo il visto. E che non possiamo rimpatriare per la mancanza di accordi con il Paese di origine. Se accogliessimo di più avremmo meno criticità».
Infine, l’odio sul web. Anche lei, come la consigliera di SI Lucia Lusenti, ha ricevuto minacce e insulti per la sua politica di accoglienza.
«E non immagina quanti. Sono addirittura arrivati a spedirmi una busta di finto antrace, ho chiuso il Comune per 15 giorni. La cosa migliore è bloccarli e se serve denunciarli. La comunità reggiana stia vicino alla Lusenti, serve fare rete per combattere la rete dell’odio».
Leonardo Grilli
Lei, in quanto sindaco di Lampedusa, ha gestito per cinque anni le problematiche provocate dagli sbarchi dei migranti. Ma anche a Reggio, dove si parla di seconda o terza accoglienza, il tema è molto sentito.
«Certo, ma si tratta di due problemi diversi. I luoghi di prima accoglienza sono più esposti ad arrivi improvvisi, di cui non si può conoscere con certezza né il momento in cui avverranno né il numero di persone che porteranno. E in posti piccoli come Lampedusa, che vivono di turismo, si deve essere molto preparati. Difficoltà diverse sono invece quelle dei Comuni che li devono integrare. Non dico che sia più facile, perchè ogni territorio ha le sue criticità, ma sono meglio gestibili perché gli arrivi non sono improvvisi, i numeri sono determinati e le amministrazioni possono pianificare e programmare in modo che tutto diventi più agevole».
Nonostante questo però la gestione dei migranti solleva anche qui diverse proteste.
«È normale. Il problema è superare la reticenza psicologia perchè il momento è brutto, c’è tanta intolleranza e i Comuni non hanno più soldi. Ma secondo me puntando su piccoli numeri, distribuiti sul territorio nazionale, la sfida potrebbe diventare più facile e si possono alzare gli standard di accoglienza che devono essere commisurati agli standard della nostra civiltà. Più improvvisi e più si determina un clima emergenziale, degrado e la comunità soffre. Tutti dobbiamo fare la nostra parte, solo così il sistema può funzionare».
Eppure in provincia ci sono dei Comuni che non accolgono nessun richiedente asilo o che sono molto sotto rispetto alla quota stabilita dalla Prefettura. Vuole lanciare un messaggio a questi territori?
«Si. Vorrei dirgli che tutti coloro che rifiutano anche pochi rifugiati si comportano come i Paesi europei che hanno lasciato sola l’Italia. Dobbiamo dare prova di coesione interna se vogliamo essere ascoltati. E, forse, dopo capirebbero che anche i profughi sono in grado di darci qualcosa. Altrimenti continuiamo a rimpallarci i problemi, come il Regno Unito che blocca i migranti sulla Manica e la Francia che a sua volta li respinge al confine con Ventimiglia».
Lei però proprio sul tema dell’accoglienza ha perso le ultime elezioni. Si sente di dare qualche consiglio al sindaco di Reggio Emilia?
«In realtà io sono convinta di non essere stata rieletta per questioni locali, interessi privatistici e mancate concessioni edilizie piuttosto che per come ho gestito il fenomeno dell’immigrazione. Al sindaco Vecchi mi sento di dire questo: deve da un lato comprendere che molti ora sono spaventati e tendono a chiudersi nei propri timori e, dall’altra parte, cercare di far capire ai suoi cittadini che i problemi che abbiamo oggi con i migranti sono creati da quelli a cui non riconosciamo il visto. E che non possiamo rimpatriare per la mancanza di accordi con il Paese di origine. Se accogliessimo di più avremmo meno criticità».
Infine, l’odio sul web. Anche lei, come la consigliera di SI Lucia Lusenti, ha ricevuto minacce e insulti per la sua politica di accoglienza.
«E non immagina quanti. Sono addirittura arrivati a spedirmi una busta di finto antrace, ho chiuso il Comune per 15 giorni. La cosa migliore è bloccarli e se serve denunciarli. La comunità reggiana stia vicino alla Lusenti, serve fare rete per combattere la rete dell’odio».
Leonardo Grilli
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