cronistoria
A luglio la violenza poi la scarcerazione e i cori di protesta
di Leonardo Grilli
REGGIO EMILIA. L’abuso sul ragazzino disabile suo vicino di casa, il faccia a faccia con i genitori del 13enne e i controlli in ospedale per accertare la violenza sessuale. Quindi le indagini dei...
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REGGIO EMILIA. L’abuso sul ragazzino disabile suo vicino di casa, il faccia a faccia con i genitori del 13enne e i controlli in ospedale per accertare la violenza sessuale. Quindi le indagini dei carabinieri, l’arresto ai domiciliari, la confessione durante l’interrogatorio di garanzia e la scarcerazione con obbligo di firma. E infine la lunga polemica per la decisione presa dal gip Giovanni Ghini. La vicenda di pedofilia del 21enne pakistano è scritta nero su bianco negli atti processuali e nelle cronache dei giornali.
VIOLENZA. È il 10 luglio quando io giovane reo confesso incontra il minorenne, figlio dei suoi vicini di casa, e lo invita a seguirlo lontano dalla sua abitazione. Sono entrambi in bicicletta, raggiungono una zona appartata ed è a quel punto che il pakistano abbassa i pantaloni del 13enne e consuma la violenza sessuale. Ìl caso passa in mano ai carabinieri, coordinati dal pm Maria Rita Pantani. È lei a chiedere la custodia cautelare in carcere, ma il gip dispone gli arresti i domiciliari.
SCARCERAZIONE. Il 18 agosto, davanti al giudice per le indagini preliminari Giovanni Ghini, si svolge in tribunale a Reggio Emilia l’interrogatorio di garanzia. Qui il pakistano ammette di aver avuto un rapporto con il 13enne ma Ghini, vista la confessione, revoca gli arresti domiciliari e concede misure cautelari più miti. Fra le motivazione lo «straordinario senso di autodisciplina dimostrato» dallo straniero.
POLEMICA. Bastano poche ore. La notizia che il pedofilo è già a piede libero scatena un putiferio. Associazioni, cittadini, sindaci e politici contestano la decisione presa da Ghini e comincia una campagna pubblica e istituzionale contro la scarcerazione. Il caso monta prima sui social network, con migliaia di commenti indignati per la scarcerazione, e viene assorbito in breve tempo dalla politica.
REAZIONE POLITICA. Dal Pd alla Lega Nord, praticamente tutta la politica reggiana e non si scaglia contro il giudice. Di decisione «incomprensibile e inaccettabile» parlano sia il sindaco Vecchi che il segretario del Pd provinciale Costa, fino agli adirati post su Facebook di Matteo Salvini.
IN PARLAMENTO. Un’eco talmente notevole da arrivare anche nelle stanze romane. La deputata reggiana del Movimento 5 Stelle, Maria Edera Spadoni, annuncia infatti che avvierà «un’interrogazione ai ministri competenti» e chiederà «di cominciare quanto prima la procedura di espulsione del richiedente asilo».
ISPETTORI MINISTERIALI. Ormai la vicenda ha acquisito carattere nazionale. E, come prevedibile, il caso passa nelle mani del ministro della Giustizia Andrea Orlando che quindi attiva gli uffici dell’ispettorato per venire a conoscenza dell’iter che ha portato all’ordinanza del giudice.
LETTERA DEI SINDACI. Ma la polemica non si sgonfia. Anzi, Ad alimentarla si aggiungono anche una trentina di sindaci della provincia (praticamente tutti quelli dei Comuni a guida Pd) che firmano una lettera che esprime la preoccupazione delle loro comunità.
QUESTORE. Sul caso interviene poi il questore Fusiello, che spiega come il pakistano abbia ottenuto un permesso di soggiorno per motivi umanitari. Per questo invierà a Roma una lettera per chiederne la revoca e quindi l’espulsione.
CSM. Dopo il ministro, anche il Consiglio superiore della magistratura si attiva. Il consigliere laico Pierantonio Zanettin chiede di valutare eventuali profili di incompatibilità ambientale o funzionale.
VIOLENZA. È il 10 luglio quando io giovane reo confesso incontra il minorenne, figlio dei suoi vicini di casa, e lo invita a seguirlo lontano dalla sua abitazione. Sono entrambi in bicicletta, raggiungono una zona appartata ed è a quel punto che il pakistano abbassa i pantaloni del 13enne e consuma la violenza sessuale. Ìl caso passa in mano ai carabinieri, coordinati dal pm Maria Rita Pantani. È lei a chiedere la custodia cautelare in carcere, ma il gip dispone gli arresti i domiciliari.
SCARCERAZIONE. Il 18 agosto, davanti al giudice per le indagini preliminari Giovanni Ghini, si svolge in tribunale a Reggio Emilia l’interrogatorio di garanzia. Qui il pakistano ammette di aver avuto un rapporto con il 13enne ma Ghini, vista la confessione, revoca gli arresti domiciliari e concede misure cautelari più miti. Fra le motivazione lo «straordinario senso di autodisciplina dimostrato» dallo straniero.
POLEMICA. Bastano poche ore. La notizia che il pedofilo è già a piede libero scatena un putiferio. Associazioni, cittadini, sindaci e politici contestano la decisione presa da Ghini e comincia una campagna pubblica e istituzionale contro la scarcerazione. Il caso monta prima sui social network, con migliaia di commenti indignati per la scarcerazione, e viene assorbito in breve tempo dalla politica.
REAZIONE POLITICA. Dal Pd alla Lega Nord, praticamente tutta la politica reggiana e non si scaglia contro il giudice. Di decisione «incomprensibile e inaccettabile» parlano sia il sindaco Vecchi che il segretario del Pd provinciale Costa, fino agli adirati post su Facebook di Matteo Salvini.
IN PARLAMENTO. Un’eco talmente notevole da arrivare anche nelle stanze romane. La deputata reggiana del Movimento 5 Stelle, Maria Edera Spadoni, annuncia infatti che avvierà «un’interrogazione ai ministri competenti» e chiederà «di cominciare quanto prima la procedura di espulsione del richiedente asilo».
ISPETTORI MINISTERIALI. Ormai la vicenda ha acquisito carattere nazionale. E, come prevedibile, il caso passa nelle mani del ministro della Giustizia Andrea Orlando che quindi attiva gli uffici dell’ispettorato per venire a conoscenza dell’iter che ha portato all’ordinanza del giudice.
LETTERA DEI SINDACI. Ma la polemica non si sgonfia. Anzi, Ad alimentarla si aggiungono anche una trentina di sindaci della provincia (praticamente tutti quelli dei Comuni a guida Pd) che firmano una lettera che esprime la preoccupazione delle loro comunità.
QUESTORE. Sul caso interviene poi il questore Fusiello, che spiega come il pakistano abbia ottenuto un permesso di soggiorno per motivi umanitari. Per questo invierà a Roma una lettera per chiederne la revoca e quindi l’espulsione.
CSM. Dopo il ministro, anche il Consiglio superiore della magistratura si attiva. Il consigliere laico Pierantonio Zanettin chiede di valutare eventuali profili di incompatibilità ambientale o funzionale.
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