«I roghi non sono un caso i boschi vanno seccandosi»
di Luca Tondelli
Ventasso, l’allarme del direttore del Parco nazionale Vignali dopo gli incendi «Gli alberi sono spossati dalla siccità: il cambiamento climatico sta avanzando»
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VENTASSO . «Non sono un caso gli incendi verificatisi in Appennino nei giorni scorsi: al di là delle cause ancora da definire, un dato è allarmante. I boschi stanno seccando. Gli alberi, spossati dalla siccità, lasciano cadere le foglie secche. Non si tratta di specie esotiche maldestramente introdotte dall'uomo, ma dei cosiddetti boschi autoctoni, quelli che da secoli vegetano in equilibrio con suolo e clima».
A segnalare come una emergenza ciò che diversi osservatori avevano già notato nelle scorse settimane, ovvero un ciclo vitale del bosco che sembra già da autunno inoltrato anziché da mese di agosto, è il direttore del Parco nazionale, Giuseppe Vignali: «Speriamo e ci auguriamo che, superato lo stress, tutto rientri nella normalità: gli alberi sopravvivano, la prossima primavera tornino miracolosamente a spuntare le foglie e la siccità del 2017 resti solo un lontano ricordo. Questo purtroppo però non sarà possibile a lungo, già ora i boschi stanno cambiando: cambiano specie, portamento, animali che li abitano. Il cambiamento climatico è subdolo: avanza piano, poi c’è una tregua e poi un altro balzo in avanti e noi sempre lì increduli, sempre speranzosi che tutto finisca bene. Le previsioni invece si stanno avverando puntualmente e siamo nei guai. Dobbiamo cambiare l’agenda subito, la priorità ora è il contrasto e l'adattamento al deterioramento del clima che sta procedendo in modo evidente e drammatico anche a casa nostra. Le foreste, che nell’Ue a 27 sono oltre 160 milioni di ettari, sono un fattore per contrastare il cambiamento climatico perché assorbono Co2 e fungono da potente termoregolatore. Le scelte nella gestione dei boschi devono essere tempestive perché i risultati sono evidenti dopo molto tempo».
Vignali dà anche qualche indicazione su quelle che a suo parere dovranno essere le linee di indirizzo dell’immediato futuro: «Usare specie più adatte a climi caldi e aridi, favorire la mescolanza fra le specie, utilizzare i boschi con prudenza, favorire l’utilizzo del legno in vari settori di attività in modo da sequestrare Co2 dall’atmosfera e stoccarla sotto forma di mobili, case, ammendanti per i suoli (biochar). Piantare e salvare alberi però non basterà: dovremo fare molte altre cose. Si può viaggiare meno, acquistare ecologico e locale (economia circolare), produrre e consumare solo energia rinnovabile e altro ancora. Soprattutto dobbiamo evitare di chiuderci nelle nostre “scatole” con il condizionatore al massimo e guardare fuori dalla finestra o dal parabrezza il mondo che brucia». (l.t.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
A segnalare come una emergenza ciò che diversi osservatori avevano già notato nelle scorse settimane, ovvero un ciclo vitale del bosco che sembra già da autunno inoltrato anziché da mese di agosto, è il direttore del Parco nazionale, Giuseppe Vignali: «Speriamo e ci auguriamo che, superato lo stress, tutto rientri nella normalità: gli alberi sopravvivano, la prossima primavera tornino miracolosamente a spuntare le foglie e la siccità del 2017 resti solo un lontano ricordo. Questo purtroppo però non sarà possibile a lungo, già ora i boschi stanno cambiando: cambiano specie, portamento, animali che li abitano. Il cambiamento climatico è subdolo: avanza piano, poi c’è una tregua e poi un altro balzo in avanti e noi sempre lì increduli, sempre speranzosi che tutto finisca bene. Le previsioni invece si stanno avverando puntualmente e siamo nei guai. Dobbiamo cambiare l’agenda subito, la priorità ora è il contrasto e l'adattamento al deterioramento del clima che sta procedendo in modo evidente e drammatico anche a casa nostra. Le foreste, che nell’Ue a 27 sono oltre 160 milioni di ettari, sono un fattore per contrastare il cambiamento climatico perché assorbono Co2 e fungono da potente termoregolatore. Le scelte nella gestione dei boschi devono essere tempestive perché i risultati sono evidenti dopo molto tempo».
Vignali dà anche qualche indicazione su quelle che a suo parere dovranno essere le linee di indirizzo dell’immediato futuro: «Usare specie più adatte a climi caldi e aridi, favorire la mescolanza fra le specie, utilizzare i boschi con prudenza, favorire l’utilizzo del legno in vari settori di attività in modo da sequestrare Co2 dall’atmosfera e stoccarla sotto forma di mobili, case, ammendanti per i suoli (biochar). Piantare e salvare alberi però non basterà: dovremo fare molte altre cose. Si può viaggiare meno, acquistare ecologico e locale (economia circolare), produrre e consumare solo energia rinnovabile e altro ancora. Soprattutto dobbiamo evitare di chiuderci nelle nostre “scatole” con il condizionatore al massimo e guardare fuori dalla finestra o dal parabrezza il mondo che brucia». (l.t.)
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