Gazzetta di Reggio

Reggio

La calda estate reggiana e i suoi dettagli sbagliati

di Massimo Sesena
La calda estate reggiana e i suoi dettagli sbagliati

Dal caso dei nuovi stalli apparsi in centro alle piante ornamentali lasciate morire fino ai muri del municipio imbrattati: ecco perché Vecchi è rientrato arrabbiato

4 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. Si racconta che il rientro dalle ferie con la famiglia, per il sindaco Luca Vecchi non sia stato dei migliori. E non tanto perché qualcuno dei tanti dossier aperti per la giunta comunale avesse improvvisamente monopolizzato la scena.
 
Piuttosto per quel minimalismo che, alla fine della fiera, distingue una città vivibile e a misura d’uomo da un coacervo di strade e piazze senza identità. A Reggio non siamo a questo livello di abbandono, e proprio per questo, quando qualcosa non va sotto questo profilo, magari risulta più evidente. Agli occhi del sindaco, soprattutto. Che lunedì, mentre raggiungeva a il suo ufficio, non ha nascosto il proprio disappunto per quel che aveva sotto gli occhi.Una scritta, lunga alcuni metri, fatta con la vernice spray nera, sulla facciata del palazzo del Comune, esattamente di fronte all’ingresso dell’ufficio di Vecchi. Che sale le scale tre alla volta, piomba in ufficio e chiede ai primi che incontra: «Avete visto la scritta qui fuori? Da quanti giorni c’è?». 
 
La risposta non è quella che si attende e il primo cittadino prende il telefono e ordina che la scritta venga cancellata. Non per il messaggio che contiene: è uno sproloquio che in teoria ha in sè anche i germi del politically correct, assieme a quelli delle categorie marxiste: «Se c’è disoccupazione è colpa del padrone non dell’immigrazione». E vagamente buonista sembra anche un’altra scritta - comparsa sempre in questi giorni e sempre in centro storico - all’indomani della strage di Barcellona - che se la prende con i terroristi di Daesh e quello che si legge il più netto dei messaggi: «fuck Isis» si legge.
 
Peccato che il writer ideologo si sia poi soffermato in maniera quasi narcisistica su una croce celtica, simbolo dei movimenti di estrema destra.
Invero, aldilà della semantica dei due diversi messaggi, resta l’imbrattamento di muri del centro storico, una ferita per il Comune ha cercato da tempo di arginare questo fenomeno. E sempre per restare a quel minimalismo di cui si compone anche l’anima di una città, quella delle scritte in crociate sulla sua strada non è stata altro che la goccia che ha fatto traboccare il vaso.
 
Un vaso già colmo di che? Di altri dettagli che in questa estate torrida hanno finito per comporre una cartolina estiva non esaltante di Reggio Emilia. Perché quando lunedì Vecchi ha imboccato via Farini aveva già qualche chiodo sporgente da ribattere. Perché, per i pochi giorni in cui è stato lontano dal suo ufficio, altri dettagli - nient’affatto insignificanti - non erano come avrebbero dovuto essere. 
 
Il caso delle piante ornamentali lasciate morire senza una goccia d’acqua in piazza Martiri del 7 Luglio e in piazza della Vittoria, così come gran parte dei parchi cittadini che hanno patito mai come quest’anno la siccità.
Si è detto che era scaduto il contratto d’appalto alla ditta che avrebbe dovuto operare questo tipo di manutenzione. E questo però ha di fatto impedito anche che si trovasse una soluzione a quella che era senza ombra di dubbio una emergenza. Anche in questo caso, il primo ad essere arrabbiato per questa situazione è stato il primo cittadino, che da quando è stato eletto - forse anche per i suoi trascorsi da atleti - ha usato la metafora dell’asticella che, man mano che si battono i record, si alza. 
 
E anche in questo caso, chi conosce Luca Vecchi assicura che sia rimasto assolutamente contrariato dall’immobilismo della macchina in questo frangente. 
Per finire, il caso dei nuovi stalli per le auto in centro storico. Blu e bianchi, in mezzo a strade già strette e trafficate, a metà tra un marciapiede e la strada, addirittura in verticale con le auto che - giocoforza - si prendono un pezzo della strada e un bel pezzo della parte riservata ai pedoni: accade alla Rosta e sono già arrivate le prime polemiche.
 
Così come le polemiche non mancano per i nuovi stalli in via Roma. Con le auto parcheggiate che costringono a pericolosi “incroci” e difficili slalom auto, minibù, pedoni e ciclisti.
Anche in questo caso, la risposta ufficiale non ha mancato di suscitare perplessità (anche negli stessi ambienti della maggioranza) con l’assessore Tutino che, dopo aver sottolineato che «se i nuovi stalli non vanno bene si può sempre cambiare» aveva in qualche modo attribuito le responsabilità dello status quo, a chi l’aveva preceduto. 
 
Poco (o tanto?) importa se il suo obiettivo non fosse l’assessore che c’era prima di lui (Paolo Gandolfi, oggi parlamentare del Pd che infatti da Roma aveva replicato in maniera piccata) ma il dirigente dei lavori pubblici, Massimo Magnani. L’impressione è quella di un ulteriore posizionamento dell’assessore che da quando ha lasciato il Pd per passare ad Mdp potrebbe essere uscito (anche consapevolmente) dal cerchio che fa riferimento al primo cittadino.
 
©RIPRODUZIONE RISERVATA 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google