«Odori insopportabili dal riciclaggio dei rifiuti»
Cadelbosco, sotto accusa la Idealservice che lavora la plastica della differenziata I cittadini di via Dante Alighieri: «È impossibile, non possiamo aprire le finestre»
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CADELBOSCO SOPRA. Non c’è pace per i cittadini di Cadelbosco Sopra. Dopo gli odori provocati dagli allevamenti suinicoli, ora la gente si lamenta per la puzza proveniente dalla ditta “Idealservice”, società cooperativa che opera nei settori dell’ecologia e dei servizi ambientali, nel riciclo e nel riuso dei rifiuti e delle materie plastiche, con sede in via Dante Alighieri 75.
Nel 2016 la società, con sede legale a Udine, ha fatturato 130 milioni di euro, con utili di 2 milioni e 90mila euro. La “Idealservice” si è consolidata con la nascita del Conai (Consorzio nazionale imballaggi). Dal 1997 (anno di entrata in vigore del decreto Ronchi) a oggi la ditta ha selezionato milioni e milioni di tonnellate di rifiuti urbani e industriali, trasformandoli in materie prime, utilizzate principalmente da industrie nazionali. Un’impresa importante per il settore e per l’occupazione, ma che disturba l’olfatto della popolazione nei periodi di picco di siccità come quello che si sta vivendo da diversi mesi.
La vicenda non è nuova. Anche in passato alcuni residenti aveva denunciato la presenza di cattivi odori, soprattutto d’estate quando, nonostante la calura, gli abitanti sono costretti a tenere chiuse le finestre. La puzza non si avverte tutti i giorni, ma quando si percepisce l’aria diventa irrespirabile. L’Arpae ha già effettuato vari monitoraggi, anche per i rumori. Ma se esiste una normativa che protegge da rumori molesti, le istituzioni pubbliche non hanno strumenti per contrastare il problema degli odori perché non esiste una legge nazionale in merito.
Due anni fa, il 25 ottobre 2015, all’Idealservice scoppiò un pauroso incendio che fece temere anche l’emissione in atmosfera di sostanze nocive pericolose per la salute pubblica. All’epoca il sindaco Tania Tellini fece intervenire anche i tecnici Arpae. Molti cittadini speravano che l’azienda, a causa del rogo, si trasferisse in un’altra zona. Ma non fu così.
«Con l’Idealservice abbiamo aperto un dialogo, i dirigenti si sono dimostrati molto collaborativi – ha detto il sindaco Tellini –. Ci siamo confrontati diverse volte e hanno sempre cercato di risolvere i problemi. Purtroppo sul piano legislativo non esiste una normativa statale che preveda disposizioni specifiche e valori limite in materia di odori. In caso di “molestie olfattive” spetta al giudice penale valutare la legittimità delle emissioni, alla stregua del criterio della “stretta tollerabilità”».
In base all’articolo 674 del Codice penale, la «molestia olfattiva», se giudicata da un giudice «getto pericoloso di cose», potrebbe essere considerata un reato. Ad averlo affermato è la sentenza numero 12019 emanata dalla Corte di Cassazione il 23 marzo 2015 con la quale i giudici hanno confermato la condanna dell’amministratore delegato di un ditta di torrefazione autorizzata che ha diffuso odori nauseabondi, tali da molestare i residenti della zona.
Il criterio di riferimento, adottato in quel precedente giuridico, è stato quello della «stretta tollerabilità»: il naso delle vittime è stato considerato il metro di misura. (m.p.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA .
Nel 2016 la società, con sede legale a Udine, ha fatturato 130 milioni di euro, con utili di 2 milioni e 90mila euro. La “Idealservice” si è consolidata con la nascita del Conai (Consorzio nazionale imballaggi). Dal 1997 (anno di entrata in vigore del decreto Ronchi) a oggi la ditta ha selezionato milioni e milioni di tonnellate di rifiuti urbani e industriali, trasformandoli in materie prime, utilizzate principalmente da industrie nazionali. Un’impresa importante per il settore e per l’occupazione, ma che disturba l’olfatto della popolazione nei periodi di picco di siccità come quello che si sta vivendo da diversi mesi.
La vicenda non è nuova. Anche in passato alcuni residenti aveva denunciato la presenza di cattivi odori, soprattutto d’estate quando, nonostante la calura, gli abitanti sono costretti a tenere chiuse le finestre. La puzza non si avverte tutti i giorni, ma quando si percepisce l’aria diventa irrespirabile. L’Arpae ha già effettuato vari monitoraggi, anche per i rumori. Ma se esiste una normativa che protegge da rumori molesti, le istituzioni pubbliche non hanno strumenti per contrastare il problema degli odori perché non esiste una legge nazionale in merito.
Due anni fa, il 25 ottobre 2015, all’Idealservice scoppiò un pauroso incendio che fece temere anche l’emissione in atmosfera di sostanze nocive pericolose per la salute pubblica. All’epoca il sindaco Tania Tellini fece intervenire anche i tecnici Arpae. Molti cittadini speravano che l’azienda, a causa del rogo, si trasferisse in un’altra zona. Ma non fu così.
«Con l’Idealservice abbiamo aperto un dialogo, i dirigenti si sono dimostrati molto collaborativi – ha detto il sindaco Tellini –. Ci siamo confrontati diverse volte e hanno sempre cercato di risolvere i problemi. Purtroppo sul piano legislativo non esiste una normativa statale che preveda disposizioni specifiche e valori limite in materia di odori. In caso di “molestie olfattive” spetta al giudice penale valutare la legittimità delle emissioni, alla stregua del criterio della “stretta tollerabilità”».
In base all’articolo 674 del Codice penale, la «molestia olfattiva», se giudicata da un giudice «getto pericoloso di cose», potrebbe essere considerata un reato. Ad averlo affermato è la sentenza numero 12019 emanata dalla Corte di Cassazione il 23 marzo 2015 con la quale i giudici hanno confermato la condanna dell’amministratore delegato di un ditta di torrefazione autorizzata che ha diffuso odori nauseabondi, tali da molestare i residenti della zona.
Il criterio di riferimento, adottato in quel precedente giuridico, è stato quello della «stretta tollerabilità»: il naso delle vittime è stato considerato il metro di misura. (m.p.)
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