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«Avevo paura e ho impugnato la bottiglia»

«Avevo paura e ho impugnato la bottiglia»

Castellarano, si difende il marocchino che ha tagliato la gola a un connazionale in una rissa a Sassuolo

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CASTELLARANO. Said Boufes non ha negato nulla. Ieri mattina, davanti al gip di Modena Andrea Romito, il marocchino di 38 anni residente per anni a Castellarano ha confermato di aver ucciso domenica sera il connazionale Mohamed Hamid con un coccio di bottiglia, con cui gli ha reciso la carotide.

Assistito dall’avvocato di ufficio, il legale modenese Umberto Rossi, e con la collaborazione di un interprete per garantire la massima comprensione, il 38enne, durante l’interrogatorio di garanzia, ha risposto a tutte le domande che gli sono state poste dal giudice per ricostruire che cosa sia successo nel quartiere San Lorenzo, in particolare nei minuti precedenti l’omicidio.

Said Boufes ha spiegato di aver incontrato Mohamed Hamid, 41 anni, nel bar adiacente alla sede dell’Inps. Qui sarebbe stato subito aggredito verbalmente dal 41enne descritto come «un attaccabrighe, solito litigare spesso con altri connazionali e che in quel momento era probabilmente ubriaco».

Mohamed Hamid gli avrebbe intimato di andarsene da quel bar, offendendolo: Said Boufes si è opposto, restando lì. A quel punto il litigio, sempre stando al racconto dell’imputato, è degenerato. Hamid avrebbe afferrato una grossa pietra con cui lo ha colpito più volte, ferendolo al capo. E questa sarebbe la prima fase della violenta lite.

Dato che, a quel punto, Said Boufes racconta di essersi dovuto allontanare dal bar per cercare aiuto dai suoi amici; voleva che chiamassero un’ambulanza a causa delle ferite riportate. Ma sarebbe stato inseguito da Hamid, che si trovava in sella ad una bicicletta: «Fermati, ti ammazzo figlio di...».

Ed è qui, in via Radici in Piano, attorno alle 21, che Said Boufes, con una bottiglia rotta ha colpito al collo il suo rivale, ferendolo mortalmente.

Ma l’assassino ha sottolineato più volte al giudice come il suo sia stato un comportamento prettamente difensivo e dettato dalla paura, una reazione necessaria per evitare di essere ulteriormente colpito da Hamid.

«Siamo ai limiti, e sottolineo limiti, della legittima difesa», spiega il legale difensore Umberto Rossi.

Il gip si è riservato di prendere una decisione, ma pare scontato che la misura cautelare chiesta, ovvero il carcere, venga confermata.

Said Boufes al momento si trova nel carcere modenese di Sant’Anna: «È dispiaciuto e preoccupato – spiega l’avvocato Rossi –, ma riporta chiaramente in volto i segni dell’aggressione subita».

Nel frattempo è stata disposta l’autopsia sul corpo di Mohamed Hamid. (gib)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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