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«Noi, genitori nel quartiere dove abita il violentatore»

«Noi, genitori nel quartiere dove abita il violentatore»

Parla un padre di famiglia che vive dove è maturata questa storia orrenda «Un familiare si era sfogato con dei residenti quando il figlio era in ospedale»

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REGGIO EMILIA. Del quartiere in cui continua a vivere il pedofilo della Bassa, in paese – e sono molti – ne hanno da tempo percepito la pericolosità.

Una “etichetta” a quel luogo che tradisce un forte disagio, anche solo a parlarne, pur non facendo riferimenti precisi nel rispetto della privacy del minorenne disabile che è stato violentato dal vicino di casa pakistano il 10 luglio scorso. Una vittima da tutelare, come pure la sua famiglia.

Quindi l’anonimato viene pure garantito al padre di famiglia che vive in zona e non si sottrae davanti al taccuino, iniziando oltretutto l’intervista con un’affermazione che non t’aspetti: «Quando la vicenda è diventata di dominio pubblico anche senza nomi (il 17 agosto, ndr), chi risiede in zona ha capito subito di chi si stava parlando...».

Le indagini erano state tenute segrete fino a venerdì scorso. Come mai questo collegamento?

«Già a luglio se ne parlava nel quartiere e il motivo è molto semplice: un familiare del 13enne si era sfogato con dei residenti, anche quando il ragazzino era in ospedale. Una storia orrenda e con caratteristiche tali, come la disabilità della vittima o il fatto che fossero vicini di casa, da non poter essere confusa con altre».

Lei conosce il giovane pakistano che ha confessato la violenza?

«No, ma di lui si sa dove abita, che è ospitato da due connazionali, inoltre la comunità pakistana si sta lamentando e non poco con le forze dell’ordine perché il 21enne è rimasto nel quartiere. E hanno preso delle contromisure».

Sarebbe a dire?

«Da quando questa storia è di dominio pubblico ho notato che nel quartiere i bambini sono molto più controllati dai genitori, specie dai pakistani. In cortile, nel parchetto, in strada c’è sempre qualcuno a tenere d’occhio la situazione. Li capisco perché anch’io con i miei figli sono categorico e non da questi giorni».

Cioè? In che termini?

«Non voglio da tempo che girino in bicicletta nel quartiere, men che meno da soli. E non la penso solo io così in paese, tanti genitori si sono cautelati per non far correre rischi ai propri figli».

Un quartiere popolare che fa paura per quali motivi?

«Girano da diverso tempo tante storie su quei condomini-alveari, dall’ormai quasi esclusiva presenza di stranieri, perché chi è del paese e abitava lì da una vita ha poi deciso d’andarsene, vendendo la casa. In zona anche vari negozietti hanno chiuso i battenti. E stiamo parlando di quello che era il cuore del paese, ma ora è diventato tutta un’altra cosa. Occorrerebbe una profonda riqualificazione dell’area. Intanto, però, chi è del posto gira alla larga, perché questa storia ha creato non poco allarme». (t.s.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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