Puzza, la Idealservice rassicura «In 15 giorni tutto sarà a norma»
di Mauro Pinotti
Cadelbosco Sopra, parla il responsabile dell’impianto che ricicla la plastica della raccolta differenziata «La plastica non è trattata meccanicamente e a volte presenta residui organici con odore sgradevole»
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CADELBOSCO SOPRA. «Da pochi giorni abbiamo ricevuto il rinnovo dell’autorizzazione per continuare l’attività nello stabilimento di via Dante Alighieri 75». A parlare è il dottor Stefano Branchini, direttore dello stabilimento “Idealservice” di Cadelbosco Sopra, che sottolinea come siano state date alcune direttive per poter proseguire con l’attività «Ci sono state date alcune prescrizioni che nel giro di 15 giorni metteremo in atto, come l’installazione di particolari “cannoni” che sparano enzimi che aggrediscono le molecole odorigine. Sarà sufficiente? Non basterà? Se sarà così ci ingegneremo per fare altro e migliorare la situazione».
«Lungi da me il voler fare polemiche – ha poi aggiungo il dottor Branchini –. Vogliamo risolvere i problemi e continuare la nostra attività. La plastica, non essendo trattata meccanicamente, a volte presenta residui organici. Noi cerchiamo di sensibilizzare fin dall’età scolastica, i cittadini, a lavare gli involucri di plastica. In questo modo, poiché gestiamo e trattiamo rifiuti, sia che arrivino dal cassonetto, che dalla raccolta “porta a porta”, si lavora materiale pulito. Purtroppo però capita che ci arrivi qualche camion che viene da fuori che porta con sé una scia di odore sgradevole. Il paradosso è che io stesso sento odore dal ciglio della strada mentre nel capannone non sentiamo nulla. Abbiamo la sfortuna di avere un corridoio d’aria che invade alcuni frontisti: due aziende e un privato. Stiamo cercando di migliorare questa situazione che ha il suo exploit nel periodo estivo per i picchi sia di quantità, e quindi di tempi di degrado dei rifiuti, sia di problematiche odorigene. Quando parliamo di pre-pulizia di frazioni estranee, intendiamo togliere ciò che non è plastica».
Il direttore dello stabilimento ricorda anche il drammatico momento dell’incendio del 25 ottobre 2015. «Dopo l’incendio abbiamo riflettuto parecchio se spostarci o meno da Cadelbosco Sopra. Tra autorizzazioni e iter burocratici avremmo rischiato di perdere un anno di lavoro. Per questo si è deciso di ricostruire e ripartire da qui, anche perché su Cadelbosco Sopra erano stati fatti forti investimenti. Alla riapertura sono state effettuate tutte le opportune verifiche. I risultati hanno dato tutti esito negativo: addirittura al di sotto dei parametri di legge. E sul fatto che non esistano normative statali, devo comunque precisare – ha continuato Stefano Branchini – che la Regione Emilia Romagna ha una sua normativa: è l’unica che c’è ma essendo, i nostri, episodi sporadici non è stata applicata. I nostri capannoni sono dotati di aspiratori che con i filtri abbattono eventuali odori».
L’intervento dei tecnici dell’Arpae, nei giorni successivi all’incendio alla “Idealservice”, era stato richiesto da Tania Tellini, sindaco di Cadelbosco Sopra e dai vigili del fuoco, preoccupati per i fumi creatisi a seguito del rogo e dalle operazioni di spegnimento, dato che l´attività produttiva della ditta consiste nella pulitura e separazione di rifiuto plastico speciale, non pericoloso perché costituito principalmente da Pet (polietilentereftalato) e Pe (polietilene).
«L’abitato di Cadelbosco Sopra – hanno scritto i tecnici dell’Arpa nel rapporto stilato il 29 ottobre 2015 – è stato probabilmente investito da una piccola parte di fumi prodotti dall’incendio, ma le concentrazioni degli inquinanti monitorati dalla strumentazione non ha raggiunto valori tali da destare preoccupazione e comunque inferiori a quelle che si generano in ambito cittadino negli orari di punta dei giorni feriali». L'azienda, partita nel 2007 con 17 dipendenti, negli anni si è sviluppata e consolidata fino ad occupare, oggi, circa 75 dipendenti.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
«Lungi da me il voler fare polemiche – ha poi aggiungo il dottor Branchini –. Vogliamo risolvere i problemi e continuare la nostra attività. La plastica, non essendo trattata meccanicamente, a volte presenta residui organici. Noi cerchiamo di sensibilizzare fin dall’età scolastica, i cittadini, a lavare gli involucri di plastica. In questo modo, poiché gestiamo e trattiamo rifiuti, sia che arrivino dal cassonetto, che dalla raccolta “porta a porta”, si lavora materiale pulito. Purtroppo però capita che ci arrivi qualche camion che viene da fuori che porta con sé una scia di odore sgradevole. Il paradosso è che io stesso sento odore dal ciglio della strada mentre nel capannone non sentiamo nulla. Abbiamo la sfortuna di avere un corridoio d’aria che invade alcuni frontisti: due aziende e un privato. Stiamo cercando di migliorare questa situazione che ha il suo exploit nel periodo estivo per i picchi sia di quantità, e quindi di tempi di degrado dei rifiuti, sia di problematiche odorigene. Quando parliamo di pre-pulizia di frazioni estranee, intendiamo togliere ciò che non è plastica».
Il direttore dello stabilimento ricorda anche il drammatico momento dell’incendio del 25 ottobre 2015. «Dopo l’incendio abbiamo riflettuto parecchio se spostarci o meno da Cadelbosco Sopra. Tra autorizzazioni e iter burocratici avremmo rischiato di perdere un anno di lavoro. Per questo si è deciso di ricostruire e ripartire da qui, anche perché su Cadelbosco Sopra erano stati fatti forti investimenti. Alla riapertura sono state effettuate tutte le opportune verifiche. I risultati hanno dato tutti esito negativo: addirittura al di sotto dei parametri di legge. E sul fatto che non esistano normative statali, devo comunque precisare – ha continuato Stefano Branchini – che la Regione Emilia Romagna ha una sua normativa: è l’unica che c’è ma essendo, i nostri, episodi sporadici non è stata applicata. I nostri capannoni sono dotati di aspiratori che con i filtri abbattono eventuali odori».
L’intervento dei tecnici dell’Arpae, nei giorni successivi all’incendio alla “Idealservice”, era stato richiesto da Tania Tellini, sindaco di Cadelbosco Sopra e dai vigili del fuoco, preoccupati per i fumi creatisi a seguito del rogo e dalle operazioni di spegnimento, dato che l´attività produttiva della ditta consiste nella pulitura e separazione di rifiuto plastico speciale, non pericoloso perché costituito principalmente da Pet (polietilentereftalato) e Pe (polietilene).
«L’abitato di Cadelbosco Sopra – hanno scritto i tecnici dell’Arpa nel rapporto stilato il 29 ottobre 2015 – è stato probabilmente investito da una piccola parte di fumi prodotti dall’incendio, ma le concentrazioni degli inquinanti monitorati dalla strumentazione non ha raggiunto valori tali da destare preoccupazione e comunque inferiori a quelle che si generano in ambito cittadino negli orari di punta dei giorni feriali». L'azienda, partita nel 2007 con 17 dipendenti, negli anni si è sviluppata e consolidata fino ad occupare, oggi, circa 75 dipendenti.
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