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Reggio Emilia senza turisti: anche gli alberghi vanno in ferie

di Luciano Salsi
Reggio Emilia senza turisti: anche gli alberghi  vanno in ferie

Chiusi in centro storico l’hotel Posta e l’albergo Delle Notarie Federalberghi: «I visitatori dormono a Parma o a Modena»

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REGGIO EMILIA . Il turismo non abita qui. Il periodo ferragostano, che fa registrare il tutto esaurito nelle località di villeggiatura, svuota invece gli alberghi di Reggio al punto che due di essi, fra i più noti e importanti, chiudono i battenti per due o tre settimane. Il più antico e centrale, quell’hotel Posta che ha celebrato due anni fa i cinque secoli di vita, espone sulla porta d'ingresso, in piazza del Monte, il cartello che annuncia la chiusura dal 5 al 27 agosto.

A poca distanza, in via Palazzolo, l’albergo Delle Notarie rende nota la sospensione dell’attività dal 12 al 27 agosto. Entrambi ripetono malinconicamente le chiusure estive del passato, mentre negli altri alberghi la maggior parte delle camere è vuota. Anzi, l’affluenza appare addirittura inferiore rispetto all’anno scorso. Nonostante gli sforzi per valorizzarne le attrattive monumentali e artistiche, la nostra rimane una città sostanzialmente esclusa dagli itinerari turistici.

Le strutture ricettive reggiane operano in controtendenza rispetto alla maggior parte del territorio italiano. Prosperano d’inverno e nelle mezze stagioni grazie alla clientela d’affari, agli agenti di commercio e alle delegazioni invitate da Reggio Children. Languono d’estate e, perlopiù, nei fine settimana.

Eppure non è un destino ineluttabile per le città dalla forte e consolidata economia industriale. Non soltanto Genova e Torino, anche Milano è stata capace di attirare masse imponenti di turisti. Reggio continua ad essere in ombra rispetto a Parma e Modena, due storiche capitali troppo vicine per non oscurare quanto di bello e culturalmente importante possiamo offrire ai visitatori.

«Il turismo vero e proprio – osserva Francesca Lombardini, presidente provinciale di Federalberghi, associata a Confcommercio – incide circa per il dieci per cento sul nostro fatturato, che si regge sulle aziende, sulla Camera di Commercio e su Reggio Children. In provincia, la situazione è meno sconfortante. A Canossa si vedono turisti tedeschi, che però perlopiù pernottano a Parma, Modena o nei bed and breakfast». Sembrano ancora senza effetti, in definitiva, le iniziative avviate dagli operatori, dalle associazioni di categoria e dagli enti locali per promuovere il turismo.

«Purtroppo – ammette Francesca Lombardini – di risultati ne vediamo ben pochi. Spero, ma ci credo poco, che possa imprimere un certo impulso al turismo l’orientamento della Regione, fatto proprio dall’assessore comunale Natalia Maramotti, che inquadra la nostra provincia nella stessa zona di Parma e Piacenza. Ne potrebbe derivare il coinvolgimento di Reggio negli itinerari che toccano quei territori. In tale ottica si dovrebbe puntare molto sul cibo, valorizzando l’eccellenza della nostra enogastronomia».

La chiusura provinciale appare un limite: «Reggio – insiste la presidente di Federalberghi – non ha un’identità. Si fanno iniziative a livello locale, che però non hanno risonanza tale da fare conoscere la città e richiamare gente dall'esterno». Sono evidenti, quindi, anche i limiti delle iniziative promozionali intraprese autonomamente dagli albergatori sulla base della legge regionale numero 7, che ha istituito il club di prodotto Reggio Emilia Tricolore, presente alle principali manifestazioni fieristiche, tra cui il Bit di Milano, il Buy Emilia Romagna di Bologna e il Ttg di Rimini.

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