Il Tupolev e i reggiani che volarono in Urss
Il 26 agosto la presentazione del libro sul leggendario viaggio compiuto nel 1967 a bordo dell’aereo russo
REGGIO EMILIA Quest’anno ricorre il centenario della rivoluzione russa e per ricordare quei «dieci giorni che sconvolsero il mondo», come scrisse il giornalista statunitense John Reed, alcuni reggiani hanno deciso di documentare l'esperienza vissuta nel 1967, quando in occasione del 50° anniversario dello storico evento parteciparono al viaggio di una delegazione nazionale della Federazione giovanile comunista italiana (Fgci) ospitata dal Komsomol, omologa organizzazione sovietica.
Nella primavera del '67 Umberto Bedogni, Gian Franco Boretti, Luciano Casali, Mirco Calzolari, Claudia Casoni, Aniceto Cocchi, Alfredo Corsi, Franco Ferretti, Dumas Iori, Secondo Malaguti, Angelo Olivi, Marisa Iotti, Paolo Lanzi, Vanni Orlandini, Arnaldo Pattacini e Liviana Sacchetti partirono in volo da Milano per Kiev, raggiungendo successivamente altre città e regioni dell'Urss.
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Alla ricostruzione del viaggio, attraverso le testimonianze di quegli stessi reggiani, è dedicato il volume “L'irraggiungibile Tupolev. Rivoluzione, andata e ritorno”, che alle 18.30 del 26 agosto verrà presentato a FestaReggio (Piazzetta delle Idee) dall'onorevole Antonio Bernardi, Paolo Bonacini, giornalista, e Nando Rinaldi, presidente dell'associazione “Reggio diritti e libertà”.
Il titolo del libro è significativo, con l'immagine di copertina dedicata per l'appunto al Tupolev, velivolo russo “irraggiungibile” per due motivi, il primo simbolico, riferito all'ineguagliabile potenza produttiva e tecnologica dell'Unione Sovietica di cui quel gigante dell'aria era espressione; l'altro più concreto, legato al fatto che all'aeroporto di Linate la scaletta per i passeggeri non riusciva ad arrivare all'altezza del portello d'ingresso.
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Dai racconti dei componenti della delegazione reggiana emergono impressioni contrastanti, tra l'ammirazione per i progressi compiuti, soprattutto nei settori del lavoro, della scuola e della cultura, e le perplessità suscitate da evidenti contraddizioni sociali e politiche, con un livello di povertà ancora diffuso e un modello di «socialismo realizzato» privo, come rileva Ferretti, del «nesso imprescindibile» fra democrazia e socialismo.
Ma alla fine la soddisfazione per aver partecipato ad un evento straordinario rimane, insieme a quella tensione ideale che Jones Boni, nella postfazione al volume, definisce «una linfa, una passione, una voglia di fare, di stare nella realtà quotidiana».
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