Reggio Emilia, in un anno dializzati 318 pazienti
A settembre convegno internazionale sulle malattie renali croniche
REGGIO EMILIA Nel 2016 nella struttura complessa di Nefrologia sono stati 318 i pazienti dializzati. Di questi, 137 al Santa Maria Nuova, 146 nei Centro dialisi ad assistenza limitata (dove il medico non è sempre presente e la gestione quotidiana è infermieristica) dei 5 distretti, 35 in dialisi peritoneale.
Sono stati invece 166 sono stati i pazienti trapiantati di rene in follow up ambulatoriale; 646 i pazienti con malattia renale cronica stadio 3-4 (1461 visite presso l’ambulatorio dedicato all’Insufficienza Renale Cronica (Irc); 118 i pazienti con malattia renale cronica stadio 5 (748 visite nell’ambulatorio dedicato Predialisi). Sono alcuni numeri al centro del convegno che si terrà il 20 settembre all’hotel Classic, organizzato dall’Ausl di Reggio e patrocinato dalla Società Italiana di Nefrologia e dalla Società Italiana di Cure Palliative. All’evento parteciperanno nefrologi e palliativisti provenienti da tutta Italia e sarà presente il professor Loreto Gesualdo, presidente della Società Italiana di Nefrologia.
«Per la complessità che caratterizza il paziente nefropatico, il nefrologo è da sempre abituato a un approccio clinico a 360 gradi – spiega la dottoressa Mariacristina Gregorini, direttore facente funzioni della struttura complessa di Nefrologia e Dialisi del Santa Maria Nuova – per questo oggi più che mai deve porsi il problema di quali siano le cure più appropriate per il paziente nelle varie fasi di malattia». Nel reparto di Nefrologia degenza i ricoveri sono stati 578 mentre si contano oltre 9mila visite ambulatoriali tra il Santa Maria Nuova e i 5 distretti provinciali (visite nefrologiche per Irc, trapiantati, calcolosi, ambulatorio prevenzione insufficienza renale progressiva, urgenze, ambulatori nefrodiabetologici, glomerulonefriti, ecografie..). In Emilia-Romagna ogni anno circa 700 persone affette da malattia renale cronica allo stadio terminale iniziano a fare la dialisi. Il 40% circa ha un’età maggiore di 75 anni e, nella maggior parte di questi pazienti, l’inizio della dialisi si accompagna a un progressivo decadimento, sia mentale che dell’autonomia, con un peggioramento della qualità di vita. Nel 22% dei casi vi è una mortalità precoce, cioè entro 12 mesi dall’inizio del trattamento.
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