Uova contaminate Controlli intensificati anche a Reggio
La Regione: «Abbiamo adottato la massima precauzione» Stop alla vendita da alcuni allevamenti emiliano romagnoli
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REGGIO EMILIA . Non provengono dalla nostra provincia né dall’Emilia settentrionale gli allevamenti avicoli a cui la Regione ha imposto ieri in via cautelativa il blocco della commercializzazione dopo la scoperta di tracce di Fipronil in alcune partite di uova sgusciate vendute in Calabria. Le aziende interessate dal provvedimento sono situate in altre province.
È una precisazione, fornita dai tecnici della Regione, capace di alleggerire la preoccupante novità della possibile contaminazione di uova prodotte in Emilia-Romagna, mentre finora il pericoloso antiparassitario, consentito dal 2014 soltanto per l’uso sugli animali domestici, era stato individuato solamente su prodotti importati dall’estero. Inoltre la sostanza è stata rinvenuta in percentuali molto inferiori alla soglia di tossicità. Peraltro la vicenda non è conclusa. Nei prossimi giorni i controlli proseguiranno e saranno estesi a tutti gli allevamenti del territorio regionale, compreso il reggiano.
Le partite incriminate di uova utilizzabili per la produzione di pasta, biscotti e altri alimenti provengono anche da altre due regioni. Saranno gli esami di laboratorio commissionati all’Istituto zooprofilattico di Brescia ad accertare con precisione non solo il livello della contaminazione, ma anche gli allevamenti che ne sono responsabili. Intanto, però, l'amministrazione regionale ha vietato la vendita di uova a tutti i produttori sottoposti alla verifica: «Abbiamo usato – spiegano gli assessori alla sanità, Sergio Venturi, e all'agricoltura, Simona Caselli – il principio di massima precauzione, in attesa degli esami di laboratorio. La catena dei controlli funziona, ma serve l'impegno anche dei produttori e delle loro associazioni». I due assessori regionali hanno annunciato il provvedimento in occasione di un incontro con Assoavi e Unaitalia, due delle principali associazioni di produttori del settore. «È un’iniziativa – spiegano Venturi e Caselli – che abbiamo adottato a tutela della salute pubblica, ma anche di una filiera che rappresenta in Emilia-Romagna una punta di eccellenza. Siamo di fronte a un importante settore produttivo che nella nostra regione è da sempre sottoposto a controlli rigorosi dalla fase produttiva a quella di commercializzazione. Il provvedimento garantirà nell’immediato che tutte le produzioni sospette siano ritirate o non immesse nel mercato, in attesa nei prossimi giorni degli accertamenti laboratoristici».
Sono gli stessi produttori, intanto, che si premurano di garantire la salubrità e la sicurezza delle uova e dei derivati. «Consideriamo positivamente – commentano gli assessori – la volontà delle associazioni di dotarsi di rigidi protocolli di autocontrollo da applicare a tutti gli associati, al fine di controllare capillarmente tutta la filiera produttiva». Gli esami vengono compiuti autonomamente, inoltre, dalle catene della grande distribuzione. «Indipendentemente dagli allarmi – comunicano Coop Alleanza 3.0 – siamo da sempre impegnati a controllare le uova e gli altri prodotti a marchio Coop. Per quanto riguarda gli altri marchi, esigiamo dalle aziende produttrici la dichiarazione che i loro prodotti siano stati controllati». (l.s.)
È una precisazione, fornita dai tecnici della Regione, capace di alleggerire la preoccupante novità della possibile contaminazione di uova prodotte in Emilia-Romagna, mentre finora il pericoloso antiparassitario, consentito dal 2014 soltanto per l’uso sugli animali domestici, era stato individuato solamente su prodotti importati dall’estero. Inoltre la sostanza è stata rinvenuta in percentuali molto inferiori alla soglia di tossicità. Peraltro la vicenda non è conclusa. Nei prossimi giorni i controlli proseguiranno e saranno estesi a tutti gli allevamenti del territorio regionale, compreso il reggiano.
Le partite incriminate di uova utilizzabili per la produzione di pasta, biscotti e altri alimenti provengono anche da altre due regioni. Saranno gli esami di laboratorio commissionati all’Istituto zooprofilattico di Brescia ad accertare con precisione non solo il livello della contaminazione, ma anche gli allevamenti che ne sono responsabili. Intanto, però, l'amministrazione regionale ha vietato la vendita di uova a tutti i produttori sottoposti alla verifica: «Abbiamo usato – spiegano gli assessori alla sanità, Sergio Venturi, e all'agricoltura, Simona Caselli – il principio di massima precauzione, in attesa degli esami di laboratorio. La catena dei controlli funziona, ma serve l'impegno anche dei produttori e delle loro associazioni». I due assessori regionali hanno annunciato il provvedimento in occasione di un incontro con Assoavi e Unaitalia, due delle principali associazioni di produttori del settore. «È un’iniziativa – spiegano Venturi e Caselli – che abbiamo adottato a tutela della salute pubblica, ma anche di una filiera che rappresenta in Emilia-Romagna una punta di eccellenza. Siamo di fronte a un importante settore produttivo che nella nostra regione è da sempre sottoposto a controlli rigorosi dalla fase produttiva a quella di commercializzazione. Il provvedimento garantirà nell’immediato che tutte le produzioni sospette siano ritirate o non immesse nel mercato, in attesa nei prossimi giorni degli accertamenti laboratoristici».
Sono gli stessi produttori, intanto, che si premurano di garantire la salubrità e la sicurezza delle uova e dei derivati. «Consideriamo positivamente – commentano gli assessori – la volontà delle associazioni di dotarsi di rigidi protocolli di autocontrollo da applicare a tutti gli associati, al fine di controllare capillarmente tutta la filiera produttiva». Gli esami vengono compiuti autonomamente, inoltre, dalle catene della grande distribuzione. «Indipendentemente dagli allarmi – comunicano Coop Alleanza 3.0 – siamo da sempre impegnati a controllare le uova e gli altri prodotti a marchio Coop. Per quanto riguarda gli altri marchi, esigiamo dalle aziende produttrici la dichiarazione che i loro prodotti siano stati controllati». (l.s.)
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