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Il caso Ghini approda mercoledì al Csm

di Tiziano Soresina
Il caso Ghini approda mercoledì al Csm

Il procedimento deve accertare se vi siano gli estremi per un trasferimento del giudice per incompatibilità ambientale 

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REGGIO EMILIA. Fra quattro giorni si riunirà la Prima commissione del Csm – presieduta da Giuseppe Fanfani – con all’ordine del giorno l’avvio degli accertamenti sull’operato del gip Giovanni Ghini relativamente alla scarcerazione del pedofilo pakistano 21enne che ha suscitato talmente clamore nella società civile da catapultare il caso sulla ribalta nazionale.

Il procedimento – in soldoni, verranno fatte verifiche per capire se vi siano o meno gli estremi per il trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale o funzionale del magistrato giudicante reggiano – è scattato su richiesta del consigliere laico Pierantonio Zanettin, avvocato vicentino eletto nel Csm (in quota Forza Italia) tre anni fa.

La Prima commissione non entrerà nel merito dell’ordinanza emessa dal gip Ghini, ma sul “polverone” alzatosi nel giro di poco tempo e che non accenna a placarsi. Come ha dichiarato lo stesso Zanettin – il giorno in cui è divenuta ufficiale la richiesta d’apertura della pratica al comitato di presidenza del Csm – spiegando che «l’opinione pubblica è rimasta sconcertata, sono insorte le associazioni che combattono la pedofilia ed è stato organizzato anche un sit-in davanti al tribunale».

Quali scenari possono aprirsi per il giudice Ghini nel caso l’incompatibilità venga ritenuta concreta? Dal drastico trasferimento in un altro tribunale, oppure i “passaggi” interni più soft dal settore penale (dove da 9 anni sta ricoprendo il ruolo di gip) a quello civile, oppure dalle indagini preliminari al dibattimento. Le fasi del procedimento al Csm appaiono comunque laboriose e sul tema di recente è stata approvata una circolare che introduce termini perentori, nell’ottica del principio della ragionevole durata: “sei mesi per la fase conoscitiva ed istruttoria (prorogabili una sola volta per massimo 3 mesi) – si legge nel sito dell’organo di autogoverno dei magistrati – e successivamente la Commissione ha 15 giorni per formulare la propria proposta al plenum.

Tempi contingentati anche per la trattazione in assemblea plenaria entro il termine di un mese, ma con la possibilità, qualora il plenum ritenga necessari ulteriori approfondimenti, di rimettere la proposta alla Prima Commissione, per la ridefinizione entro 3 mesi”.

Su questa eventualità il gip Ghini non ha voluto rilasciare dichiarazioni martedì scorso, quando cioè la notizia è “filtrata” negli ambienti giudiziari: «No, guardate, non rilascio dichiarazioni. Ma vi ringrazio per l’informazione. Ne sapete più voi di me». Poche battute e il magistrato si era congedato dopo aver aperto la porta del suo ufficio ai giornalisti.

Lo stesso giudice pare intenzionato ad avviare delle azioni legali per gli insulti e le minacce ricevute specialmente sul web. Su questo versante sono in corso gli accertamenti del pm Isabella Chiesi che poi verranno girati alla procura di Ancona, competente sui casi che coinvolgono i magistrati reggiani.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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