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«Meno allarme se è chiuso in casa»

«Meno allarme se è chiuso in casa»

Bucchi rilancia l’appello, sinora nessuno vuole ospitare il violentatore agli arresti

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REGGIO EMILIA. Nessuno ha sinora risposto all’appello lanciato dall’avvocato Noris Bucchi che, con una mossa a sorpresa e ancora tecnicamente da approfondire, sta cercando collaborazione («Anche in via riservata di associazioni benefiche, amministratori pubblici, privati cittadini, ecc.») per trovare la disponibilità di un alloggio per il suo assistito (cioè il 21enne reo confesso della violenza sessuale al disabile 13enne, suo vicino di casa in un paese della Bassa). Un alloggio certo per poi chiedere che l’indagato venga posto agli arresti domiciliari.

Contattato dalla Gazzetta, ieri l’avvocato Bucchi è tornato sull’argomento: «Con l’iniziativa di chiudersi in casa – entra nel merito il difensore – vorremmo evitare o almeno contenere il clima di allarme e preoccupazione che da più parti è stato denunciato. Tuttavia fino ad ora nessuno si è dichiarato disposto a collaborare in tal senso. Se è vero che rinchiudere in casa la persona indagata elimina o, quantomeno riduce grandemente la presunta pericolosità sociale, allora perché nessuno si è ancora fatto avanti? Semplificando – conclude Bucchi – si potrebbe dire che accogliendo il nostro messaggio chiunque può contribuire ad aumentare le garanzie di tutela sociale che molti ritengono attualmente inadeguata».

Al momento il 21enne deve firmare due volte al giorno nella caserma dei carabinieri del paese in cui è avvenuto lo stupro il 10 luglio, ma da due giorni è ospite di un amico (residente in un altro paese della Bassa) che per circa una settimana intende ospitarlo, ma non di più. Gli ultimi giorni del pakistano violentatore sono stati all’insegna dell’incertezza: dopo che i due connazionali che l’hanno ospitato (nel quartiere dove vive la vittima dello stupro) hanno detto “basta”, il 21enne ha trovato approdo nella moschea, ma ora ha lasciato il paese.

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