REGGIO EMILIA. «Mi stupisco di questo clamore sulla liquidazione di Reggio Emilia Innovazione: è stata spiacevole ma è avvenuta due mesi fa durante una regolare assemblea dei soci e dopo tre anni in perdita non si poteva fare altro. Ma c’è già un piano di rilancio perché qui si tratta anche del futuro Tecnopolo e di Reggio Emilia. Noi industriali faremo la nostra parte».
Mauro Severi si è giocato buona parte del suo mandato sui temi dell’area nord – quella a maggior potenziale di sviluppo – e dell’innovazione delle imprese-laboratorio, che qui hanno creato da sole un distretto come quello meccatronico. Veder scivolare i buoni propositi nel gorgo creato dai debiti di una società mista pubblico-privata dedicata all’innovazione non fa gioco a Severi così come ai soci pubblici: Comune di Reggio (che detiene il 25,41% di Rei), la Camera di Commercio (25,57%) e la Provincia di Reggio (15,09%).
[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.15772017:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2017/08/25/news/rei-l-innovazione-e-una-voragine-scatta-la-liquidazione-1.15772017]]
La liquidazione di Rei è stata innescata dalla nuova perdita segnata nel 2016, più che triplicata rispetto al 2015: 1,3 milioni di euro di rosso su 1,9 milioni di fatturato e 1,7 milioni di debiti: uno sbilanciamento totale per soci con poche risorse in cassa.
Numeri finiti all’attenzione del nuovo presidente, Guido Prati, commercialista che ha tirato fuori i valori reali portando così alla liquidazione volontaria il consorzio che conta tra i soci anche Fondazione Manodori, Iren Ambiente, Unimore e, in maniera residuale, diverse grandi aziende reggiane. «Gli investimenti per rilanciare le attività di Rei ci sono – assicura Severi – ma a questo punto faremo una conferenza stampa per chiarire la situazione.
La liquidazione è stata votata dai soci in assemblea: c’eravamo noi di Unindustria, la Cna, Unimore. La maggioranza ha votato. Dopo 3 anni di passivi bisognava liquidare. Ora verranno saldati i debiti e la liquidazione sarà in bonis».
Le attività dovrebbero passare alla Fondazione Rei e la compagine azionaria dovrebbe essere scremata: resta chi ci mette i soldi. Rei gestisce anche alcuni spazi al Tecnopolo ricavato degli ex capannoni delle Reggiane. Dentro quei muri dovrebbero trovare posto le idee imprenditoriali, le ricerche e lo sviluppo in grado di attrarre investimenti a beneficio ultimo del tessuto economico e industriale reggiano.
Reggio sta investendo forte – anche grazie all’aiuto di Iren Rinnovabili, da dove arrivava il precedente amministratore di Rei, Arturo Tornabuoni – su Tecnopolo e Rei. Ecco perché la vicenda è per tutti assai amara. Rei e il Tecnopolo sono la cartina di tornasole dell’area nord nella strategia “mediopadana”, che porterà la nostra provincia al centro dello scacchiere socio-economico del nord-ovest d’Italia, dall'Emilia fino alla Lombardia.
«Rei verrà rilanciata, questo è già deciso – rimarca Severi – altrimenti quelle sul Tecnopolo, il futuro dell’innovazione e il Parco della conoscenza restano solo chiacchiere. Già da quest’anno Rei aveva ripreso a lavorare molto bene anche sul fronte dei ricavi e in collaborazione con altre istituzioni regionali che si occupano di innovazione. Abbandonarlo voleva dire abbandonare gli sforzi compiuti finora».