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«Dal gip una decisione che mette i brividi»

«Dal gip una decisione che mette i brividi»

Lo psichiatra Paolo Crepet prima di salire sul palco di FestaReggio interviene sulla vicenda

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REGGIO EMILIA. «Ho due volte i brividi, una da cittadino e l’altra da psichiatra». Paolo Crepet, ospite ieri a FestaReggio, interviene prima di salire sul palco sul caso del pedofilo 21enne scarcerato dopo aver confessato una violenza sessuale verso un 13enne diversamente abile. «Immagino che il giudice abbia competenze psicologiche molto forti – commenta il noto psichiatra – perché si è assunto una grande responsabilità». Secondo Crepet casi così non vanno giudicati «soltanto con la legge, ma anche con competenze psicologiche». Secondo lo psichiatra servono «perizie firmate da professionisti e l’attivazione di un percorso di servizi sociali. Spero che il giovane sia stato indotto a curarsi, perché altrimenti ho due volte i brividi».

Centrale il concetto di responsabilità. «Non sempre la magistratura ha effettuato giuste valutazioni – riprende Crepet – e ci sono stati casi di recidivi, sia per quanto riguarda la violenza sui minori sia per lo stalking. Numerose donne sono state uccise dopo aver denunciato in tutti i modi i signori allontanati o incarcerati per qualche tempo. Quando ciò accade, penso che il magistrato sia il responsabile».

La manifestazione davanti al tribunale di Reggio? «Non tutto deve essere demandato allo Stato – risponde Crepet – perché anche noi dobbiamo avere le nostre difese». Difese che servirebbero in più anche su internet. Crepet dal palco di FestaReggio presenta “Baciami senza rete”, libro nato lo scorso anno osservando diversi fenomeni in rete. Tra i temi, la diffamazione sul web. «Con i leoni da tastiera il rischio è doppio – prosegue lo psichiatra – perché non c’è più soltanto l’adulto che diffama, ma anche i minori». Il confine con il bullismo è molto sottile. «Con il cyber-bullismo è tutto imprevedibile – conclude Crepet – e non si può fare niente. I tempi sono lunghi e le foto offensive circolano anche dopo la cancellazione dei profili. I danni d’immagine sono irrisarcibili, l’impotenza è assoluta». (g.f.)

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