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Reggio Emilia, bloccato a Pieve clandestino 39enne: è uno specialista in furti

Reggio Emilia, bloccato a Pieve clandestino 39enne: è uno specialista in furti

La polizia lo arresta mentre sta forzando una porta. Il pm: «In contatto con banda georgiana». Rimane dentro

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REGGIO EMILIA. Venerdì l’arresto di un 39enne per il tentato furto in un appartamento a Pieve Modolena, ma ieri mattina, in tribunale, è uscito un ritratto a tinte fosche del georgiano Giorgi Tshrelashvili che porta il giudice Simone Medioli Devoto a mantenere in cella l’imputato.

Partiamo da venerdì – intorno alle 13 – quando una persona si insospettisce perché sente dei rumori provenienti dal pianerottolo e dalla spioncino della porta vede un uomo che con degli attrezzi è intento a scardinare la serratura dell’appartamento di fronte. Immediatamente scatta la segnalazione al 113 e il cittadino rimane costantemente in contatto con la centrale operativa della polizia, il che permette agli agenti piombati sul posto d’agire a colpo sicuro. Il georgiano viene bloccato sul fatto, mentre sta forzando la porta con una grossa asta di ferro.

Da lì all’arresto per tentato furto, il passo è breve. Poche ore dopo, cioè ieri mattina, il 39enne in tribunale cerca solo qualche scusa: «Ammetto i fatti – dice – mi dispiace per quello che ho combinato. Ho una bimba piccola, vorrei un’opportunità per tornare a casa». Una timida difesa, con tanto di contatti con il proprietario dell’appartamento per risarcirlo dei danni subiti alla porta d’ingresso. Ma secondo il pm onorario Roberto Belforti di timido quel georgiano non ha proprio nulla e mette in fila tutta una serie di guai giudiziari che vedono al centro proprio l’imputato.

A Roma è sotto processo per associazione a delinquere, nell’ambito di una maxi operazione – 57 arresti – in cui i carabinieri hanno messo nel mirino un’organizzazione criminale georgiana denominata “Vory v Zakoni” o “Thieves in Law” (“ladri nella legge” dove per legge si intende il codice di comportamento interno dell’organizzazione criminale) dedita alla commissione di reati contro il patrimonio, in particolare furti in abitazione. Per i fatti romani ha l’obbligo di firma. Invece a Genova il georgiano è stato condannato ad un anno e mezzo di reclusione (pena già espiata) perché ad un controllo stradale è stato trovato in possesso di una pistola clandestina con tanto di caricatore pieno.

A metà giugno, di prima mattina, è stato trovato a Reggio in un appartamento poi risultato pieno di refurtiva. Non vive in quella casa quindi contro Tshrelashvili non sono scattate imputazioni, mentre è stato indagato l’amico che abita lì. Comunque questo episodio viene ritenuto sospetto dall’accusa, che ha concluso chiedendo la misura cautelare in carcere e il nulla-osta per l’espulsione nei confronti del 39enne, ritenendolo irregolare sul territorio italiano e disponibile a commettere furti perché in contatto con una “rete” di connazionali specializzati in questo tipo di reato, cioè furti nelle case. Accuse a cui si è opposto l’avvocato difensore bolognese Alessandro Veronesi, ridimensionando la posizione del suo assistito, per poi chiederne la scarcerazione o in subordine gli arresti domiciliari («La moglie è disponibile ad accoglierlo»). Tesi difensiva non accolta dal giudice: il georgiano rimane in carcere e sarà processato il 29 settembre. (t.s.)
 

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