Gazzetta di Reggio

Reggio

«Altro che psichiatra, chiacchiere da bar»

«Altro che psichiatra, chiacchiere da bar»

Prisciandaro, presidente nazionale dell’associazione pedagogisti: «Ha una visione fuori dal mondo»

2 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. Alessandro Prisciandaro è presidente nazionale dell’associazione pedagogisti ed educatori italiani. Da anni si occupa di dispersione scolastica e di consulenza pedagogica alle famiglie. E, quando ha ascoltato il dibattito di FestaReggio con ospite Crepet, è inorridito.

«Ho sentito il populismo “terapeutico” di Crepet – ci racconta con una certa acrimonia – a mio avviso fuori dal mondo concreto della scuola, che non rincorre la tecnologia, ma ne è sopraffatta e non può far finta di non vederla. Oggi non puoi fare l’architetto, l’ingegnere o l’avvocato se non sei competente nel digitale e non sai utilizzare le nuove tecnologie. Che vogliamo fare? Tornare al disegno tecnico a mano? Provi lui a computare a mano la resistenza alle torsioni di un metallo, con carta penna e calamaio. E un avvocato si trasformerebbe in un topo di biblioteca, a leggere i processi sui faldoni? Per cortesia siamo seri».

La critica verso lo psichiatra prosegue e si incentra su un concetto espresso dall’ospite. Quello che la tecnologia non esprime al meglio le emozioni e i sentimenti dei bambini.

«Il telefonino per i ragazzi è importante – prosegue Prisciandaro – da questo nuovo strumento passa tutto il loro mondo emozionale. Sì, parlo di emozioni come amore, odio, paura, preoccupazioni. Sembra di ascoltare i vecchi al bar della piazza del paese: “Un tempo era tutto diverso, questi capelloni rovineranno l’Italia, i treni arrivavano puntuali e c’era più rispetto”. La scuola non deve togliere ai ragazzi telefoni e tablet (poco usati) ma deve dare di più, deve mostrare come poter utilizzare questi nuovi giocattoli, per migliorare la propria e l’altrui vita».

La scuola quindi, conclude il pedagogista, «deve farsi attraversare dalle novità, tutte le novità, e debba accettare i ragazzi così come essi sono, per poi cercare di accompagnarli verso il futuro che vorranno realizzare. Aggiungendo, arricchendo, dando strumenti, direzione e soprattutto un universo di senso a cui riferirsi, uno sguardo pedagogico in cui sentirsi amati. La scuola deve amare i ragazzi e i ragazzi non chiedono altro». (l.g.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google