Domani il caso Ghini approda al Csm
Il giudice rischia l’incompatibilità ambientale dopo la pratica avviata dal consigliere Zanettin
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REGGIO EMILIA. Domani si riunirà la Prima commissione del Csm – presieduta da Giuseppe Fanfani – con all’ordine del giorno l’avvio degli accertamenti sull’operato del gip Giovanni Ghini relativamente alla scarcerazione del pedofilo pakistano 21enne che ha suscitato talmente clamore nella società civile da catapultare il caso sulla ribalta nazionale. Il procedimento – in soldoni, verranno fatte verifiche per capire se vi siano o meno gli estremi per il trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale o funzionale del magistrato giudicante reggiano – è scattato su richiesta del consigliere laico Pierantonio Zanettin, avvocato vicentino eletto nel Csm (in quota Forza Italia) tre anni fa. La Prima commissione non entrerà nel merito dell’ordinanza emessa dal gip Ghini, ma sul “polverone” alzatosi nel giro di poco tempo e che non accenna a placarsi. Come ha dichiarato lo stesso Zanettin – il giorno in cui è divenuta ufficiale la richiesta d’apertura della pratica al comitato di presidenza del Csm – spiegando che «l’opinione pubblica è rimasta sconcertata, sono insorte le associazioni che combattono la pedofilia ed è stato organizzato anche un sit-in davanti al tribunale». Quali scenari possono aprirsi per il giudice Ghini nel caso l’incompatibilità venga ritenuta concreta? Dal drastico trasferimento in un altro tribunale, oppure i “passaggi” interni più soft dal settore penale (dove da 9 anni sta ricoprendo il ruolo di gip) a quello civile, oppure dalle indagini preliminari al dibattimento. Le fasi del procedimento al Csm appaiono comunque laboriose. Dai sei mesi ad un anno i tempi pronosticabili.
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