La Nuda, incendio domato dopo 18 ore
di Adriano Arati
I pompieri evitano la ripresa delle fiamme. Trattori per portare l’acqua al rifugio. Si ipotizza il mozzicone di sigaretta
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VENTASSO. Un incendio durato 18 ore: si è concluso ieri, dopo una lunga nottata di lavoro e una mattina fondamentale per escludere recrudescenze, il maxi-incendio scoppiato domenica sera sul monte La Nuda, sopra Cerreto Laghi.
Lo spegnimento ha richiesto un grande sforzo operativo da parte dei vigili del fuoco, con l’impiego di una ventina di uomini arrivati dalle stazioni di Castelnovo Monti, Reggio e Collagna. Le fiamme sono partite attorno alle 19, sembra scaturite in uno dei sentieri sterrati che portano verso il rifugio La Piella, a quota 1.700, raggiungibile a piedi e in seggiovia. L’aridità del terreno e del bosco ha portato ad una rapida espansione del fronte del fuoco, generando alte fiamme ben visibili da metà del crinale reggiano. L’allarme è partito in tempo reale, ma subito dopo sono iniziate le complicazioni. I pompieri hanno dovuto vedersela con parecchie difficoltà logistiche, in primis quella di raggiungere il luogo delle operazioni celermente, così da evitare che il rogo si avvicinasse troppo al rifugio. Muoversi a piedi o coi mezzi non era facile. I pompieri hanno usato i loro potenti fuoristrada e i trattori usati dai gestori delle piste per la manutenzione. I veicoli sono stati caricati con piccole cisterne, costantemente rifornite nel lago del Cerreto, per fornire l’acqua necessaria alle prime operazioni. In contemporanea si è iniziato a scavare solchi e barriere, così da mettere ostacoli naturali alle fiamme, in grado di rallentarle parecchio.
L’incendio è stato limitato in una zona circoscritta a oltre cento metri dal rifugio e in totale ha consumato circa mezzo ettaro di terreno. Le fiamme principali sono state fermate già nella tarda serata di ieri. I pompieri hanno però continuato a lavorare tutta la notte per spegnere i vari focolai presenti, per impedire riprese e per trovare residui ancora bollenti spinti lontani dal vento. Limitata l’urgenza, la priorità ieri mattina è stata prevenire le ricadute, quasi inevitabili in queste settimane torride. In mattinata è arrivato sul Cerreto anche un elicottero, che però ha potuto effettuare solo alcune manovre prima di dover tornare alla base per via del vento. I vigili del fuoco hanno continuato a operare a piedi, utilizzando la seggiovia messa in funzione solo per i soccorsi, e attorno alle 13 l’allerta era ormai terminata, anche se l’area bruciata rimarrà monitorata nei prossimi giorni. Ora si lavora per capire l’origine dell’incendio, con i carabinieri forestali e i pompieri impegnati nella raccolta di tracce. Anche se non si esclude a priori nessuna strada, l’ipotesi principale per ora è quella accidentale: la pista vicina al rifugio è molto battuta e potrebbe essere stato sufficiente un mozzicone di sigaretta a far partire il tutto.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Lo spegnimento ha richiesto un grande sforzo operativo da parte dei vigili del fuoco, con l’impiego di una ventina di uomini arrivati dalle stazioni di Castelnovo Monti, Reggio e Collagna. Le fiamme sono partite attorno alle 19, sembra scaturite in uno dei sentieri sterrati che portano verso il rifugio La Piella, a quota 1.700, raggiungibile a piedi e in seggiovia. L’aridità del terreno e del bosco ha portato ad una rapida espansione del fronte del fuoco, generando alte fiamme ben visibili da metà del crinale reggiano. L’allarme è partito in tempo reale, ma subito dopo sono iniziate le complicazioni. I pompieri hanno dovuto vedersela con parecchie difficoltà logistiche, in primis quella di raggiungere il luogo delle operazioni celermente, così da evitare che il rogo si avvicinasse troppo al rifugio. Muoversi a piedi o coi mezzi non era facile. I pompieri hanno usato i loro potenti fuoristrada e i trattori usati dai gestori delle piste per la manutenzione. I veicoli sono stati caricati con piccole cisterne, costantemente rifornite nel lago del Cerreto, per fornire l’acqua necessaria alle prime operazioni. In contemporanea si è iniziato a scavare solchi e barriere, così da mettere ostacoli naturali alle fiamme, in grado di rallentarle parecchio.
L’incendio è stato limitato in una zona circoscritta a oltre cento metri dal rifugio e in totale ha consumato circa mezzo ettaro di terreno. Le fiamme principali sono state fermate già nella tarda serata di ieri. I pompieri hanno però continuato a lavorare tutta la notte per spegnere i vari focolai presenti, per impedire riprese e per trovare residui ancora bollenti spinti lontani dal vento. Limitata l’urgenza, la priorità ieri mattina è stata prevenire le ricadute, quasi inevitabili in queste settimane torride. In mattinata è arrivato sul Cerreto anche un elicottero, che però ha potuto effettuare solo alcune manovre prima di dover tornare alla base per via del vento. I vigili del fuoco hanno continuato a operare a piedi, utilizzando la seggiovia messa in funzione solo per i soccorsi, e attorno alle 13 l’allerta era ormai terminata, anche se l’area bruciata rimarrà monitorata nei prossimi giorni. Ora si lavora per capire l’origine dell’incendio, con i carabinieri forestali e i pompieri impegnati nella raccolta di tracce. Anche se non si esclude a priori nessuna strada, l’ipotesi principale per ora è quella accidentale: la pista vicina al rifugio è molto battuta e potrebbe essere stato sufficiente un mozzicone di sigaretta a far partire il tutto.
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