«Lercio, la satira che smaschera gli ignoranti del web»
di Adriano Arati
Pienone a FestaReggio per lo spettacolo degli autori del sito «C’è chi in rete dà il peggio senza capire le nostre ironie»
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REGGIO EMILIA. «Lercio è un giornale onesto, dice la verità fingendo». Definizione perfetta, quella di Federico Righi, uno dei componenti di Lercio, uno dei principali siti italiani di satira, diventato negli anni una “colonna” per risate e acidità, efficacissimo nell’evidenziare storture del vivere italiano. E dell’informazione che questo vivere dovrebbe raccontare. Righi e Davide Rossi, come lui parte integrante del collettivo, hanno mostrato domenica sera dal vivo a FestaReggio la spietata abilità di Lercio. Il loro spettacolo ha fatto il pienone, il tendone della piazzetta delle Idee non è stato sufficiente ad ospitare tutti gli spettatori, che si sono accomodati in piedi ai lati per ascoltare le notizie e i giochi dei due “lerci”, introdotti dal sindaco di Rubiera Emanuele Cavallaro, a propria volta coinvolto nelle gag.
A inizio decennio vi sareste aspettati di girare l’Italia con il vostro “sporco che fa notizia”?
«No, decisamente no, però poi negli anni il tutto è cresciuto, siamo passati ai libri e dalle presentazioni dei libri siamo poi approdati a questi spettacoli più dinamici».
Ripartiamo da capo, allora. Come è nato Lercio?
«Nasce come blog personale di un ragazzo di Cagliari nell’ottobre 2012, un ragazzo che poi si è tolto da tutto. Nel frattempo ha reclutato un gruppo di ragazzi che era cresciuto nella “Palestra” di Daniele Luttazzi».
La palestra?
«Era una sezione del sito di Luttazzi dove ci si poteva mettere alla prova con la satira, poi Luttazzi dava le sue valutazioni. Questo gruppo si è poi ricompattato dentro Lercio».
Oggi quanti sono gli animatori?
«Siamo una trentina di autori, più o meno attivi, e ogni tanto aggiungiamo qualche contributo dei lettori. Lo zoccolo duro siamo noi, alcuni sono più portati per le serate dal vivo, altri per coordinare o per scrivere. Produciamo tanti contenuti, articoli, rubriche e dal vivo mettiamo tutto insieme».
La vostra forza è ispirarsi alla realtà. D’altronde esiste pure la pagina “Ah ma non è Lercio”.
«In realtà all’inizio le notizie le fornivamo noi a “Ah ma non è Lercio”, era parte delle attività nella palestra di Luttazzi, trovare titoli divertenti».
Al resto pensa la stampa?
«Diciamo che spesso la stampa insegue notizie e realizza titoli molto particolari per inseguire contatti e visibilità».
Voi replicate il tutto molto bene. Questo fa arrabbiare molte persone?
«Di persone permalose ne trovi tante, noi nasciamo sui social e questo ambiente amplifica le reazioni negative, c’è gente che dà sfogo al proprio peggio, al peggio di quello che l’italiano può dare».
Avete dei “nemici” particolari?
«Diciamo gli integralisti, i fondamentalisti, dai razzisti ai fascisti agli antivaccinisti. Tutti gli estremismi, quelli che si prendono molto sul serio, magari condividono una notizia senza vedere che è di Lercio e commentano indignati. L’analfabetismo funzionale poi peggiora il tutto».
Il risultato?
«Si creano dei cortocircuiti che diventano molto divertenti. Anche se qualcuno che non capisce i nostri articoli e il loro senso forse dovrebbe farsi due domande».
Qualche nemico celebre?
«Maurizio Gasparri non capì una nostra notizia, iniziò una grande discussione, ci scrissero anche i suoi famigliari».
Adriano Arati
A inizio decennio vi sareste aspettati di girare l’Italia con il vostro “sporco che fa notizia”?
«No, decisamente no, però poi negli anni il tutto è cresciuto, siamo passati ai libri e dalle presentazioni dei libri siamo poi approdati a questi spettacoli più dinamici».
Ripartiamo da capo, allora. Come è nato Lercio?
«Nasce come blog personale di un ragazzo di Cagliari nell’ottobre 2012, un ragazzo che poi si è tolto da tutto. Nel frattempo ha reclutato un gruppo di ragazzi che era cresciuto nella “Palestra” di Daniele Luttazzi».
La palestra?
«Era una sezione del sito di Luttazzi dove ci si poteva mettere alla prova con la satira, poi Luttazzi dava le sue valutazioni. Questo gruppo si è poi ricompattato dentro Lercio».
Oggi quanti sono gli animatori?
«Siamo una trentina di autori, più o meno attivi, e ogni tanto aggiungiamo qualche contributo dei lettori. Lo zoccolo duro siamo noi, alcuni sono più portati per le serate dal vivo, altri per coordinare o per scrivere. Produciamo tanti contenuti, articoli, rubriche e dal vivo mettiamo tutto insieme».
La vostra forza è ispirarsi alla realtà. D’altronde esiste pure la pagina “Ah ma non è Lercio”.
«In realtà all’inizio le notizie le fornivamo noi a “Ah ma non è Lercio”, era parte delle attività nella palestra di Luttazzi, trovare titoli divertenti».
Al resto pensa la stampa?
«Diciamo che spesso la stampa insegue notizie e realizza titoli molto particolari per inseguire contatti e visibilità».
Voi replicate il tutto molto bene. Questo fa arrabbiare molte persone?
«Di persone permalose ne trovi tante, noi nasciamo sui social e questo ambiente amplifica le reazioni negative, c’è gente che dà sfogo al proprio peggio, al peggio di quello che l’italiano può dare».
Avete dei “nemici” particolari?
«Diciamo gli integralisti, i fondamentalisti, dai razzisti ai fascisti agli antivaccinisti. Tutti gli estremismi, quelli che si prendono molto sul serio, magari condividono una notizia senza vedere che è di Lercio e commentano indignati. L’analfabetismo funzionale poi peggiora il tutto».
Il risultato?
«Si creano dei cortocircuiti che diventano molto divertenti. Anche se qualcuno che non capisce i nostri articoli e il loro senso forse dovrebbe farsi due domande».
Qualche nemico celebre?
«Maurizio Gasparri non capì una nostra notizia, iniziò una grande discussione, ci scrissero anche i suoi famigliari».
Adriano Arati
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