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Nicolini non fa dietrofront «I punti nascita? Solo tre»

Nicolini non fa dietrofront «I punti nascita? Solo tre»

Il direttore generale dell’Ausl conferma di voler chiudere Scandiano e Castelnovo «La riorganizzazione ospedaliera serve, i campanilismi non la fermeranno»

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SCANDIANO. «La riorganizzazione ospedaliera è fatta per migliorare, non per compensare problemi economici. E non si deve fermare per campanilismi assortiti».

Non torna indietro rispetto alla sua idea il direttore generale dell’Ausl Fausto Nicolini, protagonista domenica sera a Festareggio di un dibattito col sindaco di Reggio Emilia, Luca Vecchi, dedicato alla fusione fra l’Ausl territoriale e l’azienda sanitaria del Santa Maria Nuova con le sue strutture di avanguardia.

La nuova Ausl, presieduta da Nicolini già a capo della precedente realtà territoriale, dovrà gestire una riorganizzazione forte dei servizi ospedalieri. E fra questi, i tanti discussi punti nascite al centro di battaglie politiche e raccolte firme. A giugno Nicolini aveva già affermato che su un piano ideale la soluzione ottimale per Reggio sarebbe avere tre punti nascite: in città, a Montecchio e a Guastalla. Poche settimane fa la commissione regionale sul tema ha chiesto la chiusura degli altri due reparti, Scandiano e Castelnovo Monti, perché sotto alla soglia minima dei 500 parti annui. La Regione ha presentato richiesta di deroga al ministero della Salute e ora si attende la risposta da Roma. Pur senza entrare in questi temi specifici, nel corso della serata è stata ribadita la visione che guida la riorganizzazione provinciale. Il Santa Maria sarà una struttura centrale per le attività di secondo livello, un “hub” mutuando un termine inglese, mentre i cinque ospedali del territorio dovranno da un lato specializzarsi e dall’altro poter fornire servizi di base, sfruttando anche le équipe dell’ospedale cittadino.

«Non sarà sempre necessario che si vada a Reggio – ha spiegato Nicolini – una volta riorganizzata tutta la struttura saranno anche i medici a potersi spostare per determinati servizi, sapendo poi che per certe attività ci si dovrà rivolgere a Reggio. Ci sono strumentazioni da diversi milioni di euro, è inevitabile che vengano concentrate nel luogo centrale per essere a disposizione di tutta la popolazione».

Sia il direttore Ausl che Vecchi hanno poi ribadito che la fusione, non indolore, nasce come una spinta verso l’alto. «Non è una fusione dettata da problemi economici – hanno spiegato – i bilanci sono entrambi in pareggio, la fusione serve per guardare avanti, dalla spending review del 2012 le risorse sono sempre in calo e unendo le forze e razionalizzando tutto in chiave unitaria per garantire la stessa qualità dei servizi ai cittadini che si rivolgono a tutti i nostri sei ospedali». La questione è prettamente ospedaliera: «L’Ausl ha un bilancio da un miliardo e 300 milioni di euro. Togliamo pure 300 milioni per il magazzino farmaceutico, del miliardo che rimane circa il 40% riguarda gli ospedali. Il resto è per i servizi già attivi che non subiranno cambiamenti».

Le novità però non sono semplici da gestire: «Ci sono lobby, campanilismi e c’è anche tanta gente che continua a parlare senza sapere quello di cui parla», ha chiuso secco la questione Nicolini. (adr.ar.)

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