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«Non si può lasciare Minozzo senza scuola»

«Non si può lasciare Minozzo senza scuola»

Il Comune annuncia l’intenzione di realizzare un unico campus a Villa, ma scoppiano le polemiche

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VILLA MINOZZO. Come era piuttosto facile da pronosticare, l’annuncio dato dall’amministrazione comunale di Villa Minozzo su importanti investimenti previsti sul complesso scolastico del capoluogo ha portato anche alcune polemiche. Non tanto per il miglioramento delle strutture scolastiche, ovviamente, quanto per l’annuncio che questi lavori porteranno a confluire qui anche i bambini che attualmente frequentano la sede di Minozzo, rinfocolando un dibattito che già era stato molto acceso l’anno scorso alle prime avvisaglie di possibile chiusura di questa sede, situata a tre chilometri dal capoluogo.

Una prima dimostrazione è avvenuta alla processione dell’Assunta, patrona di Minozzo, quando il corteo si è fermato e ha tenuto un momento di simbolico raccoglimento davanti alla scuola. Ora sul tema interviene la docente Nazarena Milani. «L’amministrazione comunale di Villa Minozzo – spiega – annuncia con entusiasmo la realizzazione nel capoluogo di un “campus” per gli studenti di scuola dell’infanzia, elementari e medie della parte bassa del territorio comunale. Questo altisonante progetto decreterebbe la chiusura della scuola di Minozzo. Sembrerebbe un piccolo sacrificio a fronte di un enorme beneficio. Tutto dipende dalla prospettiva da cui si guarda e dagli obiettivi che si intendono raggiungere. La qualità dell’insegnamento – sottolinea – è il primo degli obiettivi. Ogni bambino ha il diritto di ricevere il meglio, ma se non vi sono lamentele, dati o elementi che facciano ritenere che la qualità ora offerta non sia all’altezza, da questo punto di vista siamo a posto». Attualmente il plesso di Minozzo si basa, per il ciclo delle elementari, sulle pluriclassi, con bambini di classi diverse gestiti nello stesso spazio dagli stessi insegnanti. «I genitori che hanno o hanno avuto bambini frequentanti a Minozzo – prosegue Milani – non hanno mai sollevato problemi in merito al servizio erogato ai loro figli; il miglioramento dal punto di vista dei locali e della struttura è un aspetto interessante, ma la scuola di Minozzo è adeguata, accogliente, di recente risistemata. Dunque? L’idea di un polo scolastico, poi, non va d’accordo con la storia della nostra realtà appenninica fatta di un tessuto di borghi spesso antichi e ben caratterizzati storicamente e socialmente. Dirottare tutti gli scolari in un’unica grande struttura che, per molti, non fa parte del paese in cui abitano, è allontanare le comunità dal loro percorso di vita. Ogni servizio sradicato è un colpo inferto all’intera comunità». E conclude: «La scuola fa parte di quel quotidiano percorso di stupore, fatica e relazione che è il materiale primario delle radici, e se vogliamo che la montagna continui a vivere bisognerà innaffiare queste radici e non reciderle. Se, poi, si tratta di trovare il modo per investire quella cospicua cifra, ben venga l’idea di migliorie e nuovi spazi, di luoghi di incontro e di formazione. Ci sono anche tanti altri ambiti che necessitano di interventi. Io credo che soprattutto per le amministrazioni ogni decisione relativa ad un investimento debba essere ben ponderata e presa guardando vicino ma anche sollevando gli occhi per guardare lontano. Chi abiterà nei nostri paesi fra cento anni? Spetta a noi – conclude – prendere decisioni che siano buone per noi ma anche per chi verrà dopo». (l.t.)

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