nicolini (ausl)
«A FestaReggio non abbiamo parlato di punti nascita»
SCANDIANO. «Nel corso del dibattito svoltosi domenica sera a Festareggio non è stato affrontato il tema dei punti nascita, né tantomeno sono stati identificati e citati reparti e sedi ospedaliere». È...
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SCANDIANO. «Nel corso del dibattito svoltosi domenica sera a Festareggio non è stato affrontato il tema dei punti nascita, né tantomeno sono stati identificati e citati reparti e sedi ospedaliere». È quanto afferma Fausto Nicolini, direttore generale Ausl, commentando l’articolo della Gazzetta, pubblicato ieri, sul dibattito avvenuto a FestaReggio, al quale sono intervenuti il sindaco Luca Vecchi e lo stesso Nicolini.
Il dibattito era dedicato alla fusione tra l’Ausl territoriale e l’azienda sanitaria del Santa Maria Nuova.
Nicolini nega che sia stato affrontato il tema dei punti nascita (che – come è noto – dovrebbero essere ridotti da cinque a tre, in provincia di Reggio Emilia, arrivando alla chiusura di quelli di Scandiano e Castelnovo Monti). «L’unico accenno ai punti nascita è avvenuto quando la conduttrice dell’incontro, Manuela Catellani, ha richiamato la chiusura di alcuni reparti dell’ospedale di Correggio nel Piano attuativo locale del 1997, facendo riferimento ad un’intervista a Franco Riboldi, direttore generale in quegli anni e chiedendone una narrazione storica. Un altro accenno alla rete materno infantile è stata fatta sul Progetto Mire, specificando che l’idea era nata nel 2006, ben prima che la normativa nazionale del 2010 definisse i requisiti relativamente ai punti nascita con meno di 500 parti/anno e richiamando, come queste strutture cosiddette di eccellenza, (vedi il Core), possano divenire estremamente attrattive per la popolazione, con il rischio di un eccesso di centralizzazione spontanea».
«Spiace constatare – prosegue Nicolini – come il titolo e il contenuto dell’articolo su questo tema sia fuorviante (il titolo era: Nicolini non fa dietrofront, «I punti nascita? Solo tre», ndr). E’ noto che il riordino della rete neonatale e la chiusura di eventuali punti nascita è una decisione che non compete all’Azienda Usl ma alla Regione, di concerto con il Ministero della Salute, a cui la Regione Emilia-Romagna ha chiesto peraltro una deroga. Nella serata è stato più volte ribadito che le Aziende Sanitarie applicano gli indirizzi di politica sanitaria delle istituzioni di riferimento e quindi della Regione Emilia-Romagna e della Conferenza Territoriale Sociale e Sanitaria. La dimensione ottimale della rete perinatale di questa provincia, a cui l’articolo fa riferimento, è un tema già discusso nelle sedi istituzionali, nella Commissione Nascita Regionale e portato all’attenzione di questa Direzione da un documento del Dipartimento Materno Infantile sottoscritto da tutti i Responsabili dell’area Ostetrico-Ginecologica, Pediatrica, Neonatologica e Neuropsichiatrica Infantile di questa Provincia. Infine, ci stupiamo che a fronte di tanti e importanti temi sulla sanità di cui si è discusso nella serata, si sia data enfasi a un tema non affrontato, attribuendo all’Azienda scelte e decisioni non di propria competenza».
Il dibattito era dedicato alla fusione tra l’Ausl territoriale e l’azienda sanitaria del Santa Maria Nuova.
Nicolini nega che sia stato affrontato il tema dei punti nascita (che – come è noto – dovrebbero essere ridotti da cinque a tre, in provincia di Reggio Emilia, arrivando alla chiusura di quelli di Scandiano e Castelnovo Monti). «L’unico accenno ai punti nascita è avvenuto quando la conduttrice dell’incontro, Manuela Catellani, ha richiamato la chiusura di alcuni reparti dell’ospedale di Correggio nel Piano attuativo locale del 1997, facendo riferimento ad un’intervista a Franco Riboldi, direttore generale in quegli anni e chiedendone una narrazione storica. Un altro accenno alla rete materno infantile è stata fatta sul Progetto Mire, specificando che l’idea era nata nel 2006, ben prima che la normativa nazionale del 2010 definisse i requisiti relativamente ai punti nascita con meno di 500 parti/anno e richiamando, come queste strutture cosiddette di eccellenza, (vedi il Core), possano divenire estremamente attrattive per la popolazione, con il rischio di un eccesso di centralizzazione spontanea».
«Spiace constatare – prosegue Nicolini – come il titolo e il contenuto dell’articolo su questo tema sia fuorviante (il titolo era: Nicolini non fa dietrofront, «I punti nascita? Solo tre», ndr). E’ noto che il riordino della rete neonatale e la chiusura di eventuali punti nascita è una decisione che non compete all’Azienda Usl ma alla Regione, di concerto con il Ministero della Salute, a cui la Regione Emilia-Romagna ha chiesto peraltro una deroga. Nella serata è stato più volte ribadito che le Aziende Sanitarie applicano gli indirizzi di politica sanitaria delle istituzioni di riferimento e quindi della Regione Emilia-Romagna e della Conferenza Territoriale Sociale e Sanitaria. La dimensione ottimale della rete perinatale di questa provincia, a cui l’articolo fa riferimento, è un tema già discusso nelle sedi istituzionali, nella Commissione Nascita Regionale e portato all’attenzione di questa Direzione da un documento del Dipartimento Materno Infantile sottoscritto da tutti i Responsabili dell’area Ostetrico-Ginecologica, Pediatrica, Neonatologica e Neuropsichiatrica Infantile di questa Provincia. Infine, ci stupiamo che a fronte di tanti e importanti temi sulla sanità di cui si è discusso nella serata, si sia data enfasi a un tema non affrontato, attribuendo all’Azienda scelte e decisioni non di propria competenza».
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