«Amo Allah» e tira calci alla Prefettura
di Enrico Lorenzo Tidona
Marocchino ubriaco, espulso 4 volte, ha urlato Allah Akbar minacciando la polizia: «Voi siete dei diavoli e io li ammazzo»
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REGGIO EMILIA. Si è inginocchiato per pregare Allah in mezzo alla strada, lunedì alle 13.30, in pieno giorno e davanti alla porta laterale della prefettura di Reggio Emilia, che tempo addietro aveva respinto la sua richiesta di permesso di soggiorno. Poi ha cominciato a inveire in italiano e gridare “Allah Akbar”, mentre interveniva il piantone di stanza in Prefettura, allertato dalle immagini esterne rilanciate sul suo monitor dal sistema di videosorveglianza. Mentre il poliziotto stava per uscire, l’uomo che prima era inginocchiato a terra, in mezzo a via San Pietro Martire, si è alzato ed è corso verso il portone della prefettura situato alla sua sinistra. Con un balzo ha sferrato un calcio all’uscio, inveendo poi nei confronti del poliziotto urlando in lingua italiana frasi come «Io amo Allah» e «Voi siete dei diavoli e io ammazzo tutti i diavoli».
Una scena che ha destato non poca preoccupazione, avvenuta davanti a diversi passanti di corso Garibaldi, in pieno centro città, che si sono fermati per assistere allo sfogo di quell’uomo prima genuflesso in preghiera, poi imbizzarrito e ripreso con i telefonini. Il protagonista è un marocchino di 36 anni risultato poi ubriaco, che dopo il gesto è stato colpito dal quarto decreto di espulsione, quest’ultimo definitivo a quanto sembra. L’uomo, infatti, è stato fermato dall’arrivo delle Volanti della questura che sono piombate nella via laterale che collega Corso Garibaldi con via Guido da Castello. L’uomo era sempre davanti al portone della prefettura: di corporatura atletica, non ha opposto resistenza. Poi è stato portato al pronto soccorso dell’Arcispedale Santa Maria Nuova, vigilato dagli agenti delle Volanti ai quali aveva rivolto frasi sconnesse tra le quali «Allah Akbar». Un comportamento deviato: sono partite immediatamente le indagini da parte della Digos, come ricostruito ieri dal dirigente Lucio Di Cicco: «L’uomo era in evidente stato di alterazione etilica e data la sua pericolosità sono state avviate dall’ufficio immigrazione le pratiche per l’espulsione È è stato accompagnato al Cie di Torino. Gli uomini della Digos hanno effettuato una perquisizione nei luoghi in cui dimorava con esito negativo ed è stato denunciato per danneggiamento e minacci a pubblico ufficiale». Dopo le visite mediche è stato quindi dimesso dal Pronto soccorso e successivamente portato al Cie di Torino in attesa dell’espulsione dall'Italia dato il «comportamento violento e minaccioso che lascia denotare una deriva fondamentalista» è quanto viene riportato dalla questura.
Gli agenti della Digos hanno ricostruito quindi la rete di rapporti del nordafricano e sono andati a cercare eventuali armi o esplosivi in casa degli amici tramite perquisizioni a Reggio città, in case dei conoscenti del 36enne che dormiva spesso in giacigli di fortuna. Scavando nel suo passato sono subito venuti a galla diversi risvolti sulla sua vita così come alcuni precedenti penali. In passato era stato infatti arrestato per reati di droga e denunciato per porto di armi e strumenti atti ad offendere (era stato trovato infatti con un coltello). Sopiti i timori relativi a possibili minacce di carattere anche terroristico, sono stati vagliati tutti i precedenti. Il nordafricano è noto all’ufficio immigrazione della questura dal 2009, come raccontato dal dirigente Francesco Baiano. Era diventato regolare sul territorio italiano grazie a una sanatoria. Il permesso di soggiorno è stato sempre rinnovato per motivi di lavoro.
Poi, nel 2014, l’ufficio immigrazione ha scoperto che il contratto di lavoro del marocchino era falso. Un controllo di routine che ha portato a un’amara scoperta: il 36enne si era fatto assumere da un imprenditore risultato però essere morto qualche mese prima. Da lì la denuncia per falso e la perdita del permesso di soggiorno, con il primo decreto di espulsione. L’ultimo era stato firmato dal questore di Reggio Emilia Isabella Fusiello lo scorso 21 agosto.
Una scena che ha destato non poca preoccupazione, avvenuta davanti a diversi passanti di corso Garibaldi, in pieno centro città, che si sono fermati per assistere allo sfogo di quell’uomo prima genuflesso in preghiera, poi imbizzarrito e ripreso con i telefonini. Il protagonista è un marocchino di 36 anni risultato poi ubriaco, che dopo il gesto è stato colpito dal quarto decreto di espulsione, quest’ultimo definitivo a quanto sembra. L’uomo, infatti, è stato fermato dall’arrivo delle Volanti della questura che sono piombate nella via laterale che collega Corso Garibaldi con via Guido da Castello. L’uomo era sempre davanti al portone della prefettura: di corporatura atletica, non ha opposto resistenza. Poi è stato portato al pronto soccorso dell’Arcispedale Santa Maria Nuova, vigilato dagli agenti delle Volanti ai quali aveva rivolto frasi sconnesse tra le quali «Allah Akbar». Un comportamento deviato: sono partite immediatamente le indagini da parte della Digos, come ricostruito ieri dal dirigente Lucio Di Cicco: «L’uomo era in evidente stato di alterazione etilica e data la sua pericolosità sono state avviate dall’ufficio immigrazione le pratiche per l’espulsione È è stato accompagnato al Cie di Torino. Gli uomini della Digos hanno effettuato una perquisizione nei luoghi in cui dimorava con esito negativo ed è stato denunciato per danneggiamento e minacci a pubblico ufficiale». Dopo le visite mediche è stato quindi dimesso dal Pronto soccorso e successivamente portato al Cie di Torino in attesa dell’espulsione dall'Italia dato il «comportamento violento e minaccioso che lascia denotare una deriva fondamentalista» è quanto viene riportato dalla questura.
Gli agenti della Digos hanno ricostruito quindi la rete di rapporti del nordafricano e sono andati a cercare eventuali armi o esplosivi in casa degli amici tramite perquisizioni a Reggio città, in case dei conoscenti del 36enne che dormiva spesso in giacigli di fortuna. Scavando nel suo passato sono subito venuti a galla diversi risvolti sulla sua vita così come alcuni precedenti penali. In passato era stato infatti arrestato per reati di droga e denunciato per porto di armi e strumenti atti ad offendere (era stato trovato infatti con un coltello). Sopiti i timori relativi a possibili minacce di carattere anche terroristico, sono stati vagliati tutti i precedenti. Il nordafricano è noto all’ufficio immigrazione della questura dal 2009, come raccontato dal dirigente Francesco Baiano. Era diventato regolare sul territorio italiano grazie a una sanatoria. Il permesso di soggiorno è stato sempre rinnovato per motivi di lavoro.
Poi, nel 2014, l’ufficio immigrazione ha scoperto che il contratto di lavoro del marocchino era falso. Un controllo di routine che ha portato a un’amara scoperta: il 36enne si era fatto assumere da un imprenditore risultato però essere morto qualche mese prima. Da lì la denuncia per falso e la perdita del permesso di soggiorno, con il primo decreto di espulsione. L’ultimo era stato firmato dal questore di Reggio Emilia Isabella Fusiello lo scorso 21 agosto.
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