Incendio distrugge il tempio degli Indù
di Ambra Prati
Probabile cortocircuito, devastati gli arredi. Il pandit Kewal: «Svegliato dal fumo alle 3.30». Colletta per la ricostruzione
3 MINUTI DI LETTURA
NOVELLARA. Un incendio notturno ha semidistrutto l’interno del tempio indù di Novellara, inaugurato appena tre mesi fa.
L’allarme è scattato alle 4 in via Provinciale Nord al civico 146, una stradina laterale chiusa, non è visibile dalla provinciale, che si imbocca appena prima del distributore di benzina Repsol. Il capannone è collegato con una abitazione privata: lì ieri sera è andato Krishan Kewal, 49 anni, il pandit (traducibile come il maestro, l’erudito, una sorta di sacerdote appartenente alla casta bramanica) che abita a Castelnovo Sotto e che aveva il compito di preparare il tempio in previsione della solenne celebrazione del 2 settembre. Kewal a mezzanotte e mezza è sceso per bere un bicchiere d’acqua; ha dichiarato di essere andato a dormire in un locale lì accanto verso l’una. Alle 3.30, però, è stato svegliato da uno strano rumore. «Mi sono affacciato alla finestra e ho visto colonne di fumo nero uscire dalle finestre», ha detto il 49enne.
L’abitazione è collegata al tempio dall’interno tramite un piccolo disimpegno con due porte. «Sono sceso giù per le scale, ho aperto la prima porta, ma quando ho cercato di aprire la seconda porta mi sono reso conto che era incandescente. Ho pensato che le fiamme potevano investirmi. Allora ho fatto il giro all’esterno, aprendo il portone principale». Il pandit si è trovato di fronte a un vasto incendio, scoppiato in fondo alla struttura, dove si trovava il soppalco per i riti. Ha allertato il 115 e, in attesa dell’arrivo dei pompieri, ha cercato di spegnere il rogo da solo con un tubo da irrigazione.
Dopo pochi minuti sul posto sono sopraggiunti i vigili del fuoco con due squadre (da Reggio Emilia e da Guastalla) e i carabinieri della stazione di Novellara. I pompieri hanno impiegato due ore e mezza per aver ragione delle fiamme, che hanno divorato i pochi arredi all’interno: tappeti, cuscini, una ventilatore che si è letteralmente sciolto per le alte temperature, un impianto stereo con casse acustiche, strumenti musicali come campane e gong, qualche mobiletto.
Le cause sono in corso di accertamento, anche da parte dei carabinieri. Secondo i pompieri, potrebbe essersi trattato di un cortocircuito elettrico, sebbene l’impianto fosse stato rifatto in occasione dell’inaugurazione del tempio, il 27 maggio scorso. I vigili del fuoco hanno definito lo stabile agibile, perché la struttura portante non è compromessa: ma l’interno sarà da rifare.
Danni minori solo nella stanza accanto, divisa da una parete a metà altezza, dove di solito la comunità organizza i pranzi domenicali post cerimonia. L’ultima volta la comunità della Bassa si era riunita lì appunto domenica scorsa, presente un’ottantina di indù. «La domenica alcune famiglie vanno a Pegognaga, nel Mantovano, per abitudine. Questo è l’unico tempio hindù nel Reggiano», ha spiegato un giovane, Sajan.
«Tutto incenerito, non si è salvato nulla», hanno commentato uomini, donne e ragazzi indù che ieri mattina sono arrivati sul posto alla spicciolata, a mano a mano che si diffondeva la notizia, entrando nel locale dov’era ancora pungente l’odore di bruciato, esprimendo desolazione per l’accaduto.
«Non abbiamo più un posto dove andare, la festa del 2 settembre potremmo farla all’esterno – hanno discusso alcuni uomini –. Abbiamo intenzione di rimettere tutto a posto. Ora dobbiamo aspettare il via libera delle autorità, poi faremo risorgere il tempio. Magari con una colletta, come abbiamo fatto per far sorgere questo tempio».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
L’allarme è scattato alle 4 in via Provinciale Nord al civico 146, una stradina laterale chiusa, non è visibile dalla provinciale, che si imbocca appena prima del distributore di benzina Repsol. Il capannone è collegato con una abitazione privata: lì ieri sera è andato Krishan Kewal, 49 anni, il pandit (traducibile come il maestro, l’erudito, una sorta di sacerdote appartenente alla casta bramanica) che abita a Castelnovo Sotto e che aveva il compito di preparare il tempio in previsione della solenne celebrazione del 2 settembre. Kewal a mezzanotte e mezza è sceso per bere un bicchiere d’acqua; ha dichiarato di essere andato a dormire in un locale lì accanto verso l’una. Alle 3.30, però, è stato svegliato da uno strano rumore. «Mi sono affacciato alla finestra e ho visto colonne di fumo nero uscire dalle finestre», ha detto il 49enne.
L’abitazione è collegata al tempio dall’interno tramite un piccolo disimpegno con due porte. «Sono sceso giù per le scale, ho aperto la prima porta, ma quando ho cercato di aprire la seconda porta mi sono reso conto che era incandescente. Ho pensato che le fiamme potevano investirmi. Allora ho fatto il giro all’esterno, aprendo il portone principale». Il pandit si è trovato di fronte a un vasto incendio, scoppiato in fondo alla struttura, dove si trovava il soppalco per i riti. Ha allertato il 115 e, in attesa dell’arrivo dei pompieri, ha cercato di spegnere il rogo da solo con un tubo da irrigazione.
Dopo pochi minuti sul posto sono sopraggiunti i vigili del fuoco con due squadre (da Reggio Emilia e da Guastalla) e i carabinieri della stazione di Novellara. I pompieri hanno impiegato due ore e mezza per aver ragione delle fiamme, che hanno divorato i pochi arredi all’interno: tappeti, cuscini, una ventilatore che si è letteralmente sciolto per le alte temperature, un impianto stereo con casse acustiche, strumenti musicali come campane e gong, qualche mobiletto.
Le cause sono in corso di accertamento, anche da parte dei carabinieri. Secondo i pompieri, potrebbe essersi trattato di un cortocircuito elettrico, sebbene l’impianto fosse stato rifatto in occasione dell’inaugurazione del tempio, il 27 maggio scorso. I vigili del fuoco hanno definito lo stabile agibile, perché la struttura portante non è compromessa: ma l’interno sarà da rifare.
Danni minori solo nella stanza accanto, divisa da una parete a metà altezza, dove di solito la comunità organizza i pranzi domenicali post cerimonia. L’ultima volta la comunità della Bassa si era riunita lì appunto domenica scorsa, presente un’ottantina di indù. «La domenica alcune famiglie vanno a Pegognaga, nel Mantovano, per abitudine. Questo è l’unico tempio hindù nel Reggiano», ha spiegato un giovane, Sajan.
«Tutto incenerito, non si è salvato nulla», hanno commentato uomini, donne e ragazzi indù che ieri mattina sono arrivati sul posto alla spicciolata, a mano a mano che si diffondeva la notizia, entrando nel locale dov’era ancora pungente l’odore di bruciato, esprimendo desolazione per l’accaduto.
«Non abbiamo più un posto dove andare, la festa del 2 settembre potremmo farla all’esterno – hanno discusso alcuni uomini –. Abbiamo intenzione di rimettere tutto a posto. Ora dobbiamo aspettare il via libera delle autorità, poi faremo risorgere il tempio. Magari con una colletta, come abbiamo fatto per far sorgere questo tempio».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
