Arrestati tre reggiani rapinatori seriali
Un novellarese 43enne e un 34enne autori di altri raid a Rimini insieme a un terzo complice
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NOVELLARA. Un novellarese di 43 anni, M. F. , e un 34enne crotonese residente a Reggio, D. G. , erano già stati arrestati nel maggio scorso perché ritenuti responsabili di due rapine al Tigotà di Sorbolo, avvenute rispettivamente a febbraio (bottino oltre mille euro) e a marzo (bottino di circa 300 euro).
Ora, al termine di una lunga e complessa indagine, sono state raccolte prove sul fatto che la banda agiva in tutta la regione e in particolare in Romagna. I due, più un complice – un 38enne di Reggio, Z. V. –, sarebbero gli autori di altre cinque rapine compiute nel riminese da inizio anno. Perciò i carabinieri di Sorbolo di Parma hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti dei tre: era rimasto dietro le sbarre solo il 34enne, ora i componenti della banda sono ristretti nel carcee a Parma e in quello di Reggio.
Le indagini hanno avuto origine proprio dalle due rapine al Tigotà di Sorbolo. Dopo aver arrestato il 34enne e il 43enne con l’accusa di concorso in rapina aggravata, gli investigatori hanno proseguito l’indagine, nella convinzione che i due – immortalati dalle telecamere del Tigotà – fossero “specialisti” delle rapine e che quindi avessero compiuto altri colpi. I militari hanno approfondito le verifiche e l’attenzione si è concentrata in particolare sul 34enne crotonese, rivelatosi la “mente” del gruppo, e sui suoi spostamenti: era spesso presente a Rimini, città dove aveva una relaziona con una donna. Sono stati analizzati articoli di stampa relativi a rapine commesse a Rimini durante l’inverno, soffermandosi sugli episodi che avevano determinate caratteristiche in comune: la differenza di altezza tra il “palo” e l’esecutore materiale (al Tigotà i due, uno alto e magro e l’altro basso e corpulento, erano stati ripresi dalle telecamere), le descrizioni fornite dalle vittime, il modo in cui agivano. Elementi che, insieme all’analisi del traffico telefonico del 34enne e dei suoi contatti più frequenti nelle date dei colpi, hanno fatto emergere gravi indizi a carico dei tre. Sarebbero loro i banditi di tre farmacie e due supermercati. Si è così scoperto che, mentre il 34enne aveva stabilito la base di appoggio a Rimini sfruttando la sua relazione sentimentale e organizzando i raid, gli altri due facevano i trasfertisti, tornando nel Reggiano subito dopo e assicurandosi così l’impunità. I colpi in totale hanno fruttato un bottino di oltre 7mila euro. (am. p.)
Ora, al termine di una lunga e complessa indagine, sono state raccolte prove sul fatto che la banda agiva in tutta la regione e in particolare in Romagna. I due, più un complice – un 38enne di Reggio, Z. V. –, sarebbero gli autori di altre cinque rapine compiute nel riminese da inizio anno. Perciò i carabinieri di Sorbolo di Parma hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti dei tre: era rimasto dietro le sbarre solo il 34enne, ora i componenti della banda sono ristretti nel carcee a Parma e in quello di Reggio.
Le indagini hanno avuto origine proprio dalle due rapine al Tigotà di Sorbolo. Dopo aver arrestato il 34enne e il 43enne con l’accusa di concorso in rapina aggravata, gli investigatori hanno proseguito l’indagine, nella convinzione che i due – immortalati dalle telecamere del Tigotà – fossero “specialisti” delle rapine e che quindi avessero compiuto altri colpi. I militari hanno approfondito le verifiche e l’attenzione si è concentrata in particolare sul 34enne crotonese, rivelatosi la “mente” del gruppo, e sui suoi spostamenti: era spesso presente a Rimini, città dove aveva una relaziona con una donna. Sono stati analizzati articoli di stampa relativi a rapine commesse a Rimini durante l’inverno, soffermandosi sugli episodi che avevano determinate caratteristiche in comune: la differenza di altezza tra il “palo” e l’esecutore materiale (al Tigotà i due, uno alto e magro e l’altro basso e corpulento, erano stati ripresi dalle telecamere), le descrizioni fornite dalle vittime, il modo in cui agivano. Elementi che, insieme all’analisi del traffico telefonico del 34enne e dei suoi contatti più frequenti nelle date dei colpi, hanno fatto emergere gravi indizi a carico dei tre. Sarebbero loro i banditi di tre farmacie e due supermercati. Si è così scoperto che, mentre il 34enne aveva stabilito la base di appoggio a Rimini sfruttando la sua relazione sentimentale e organizzando i raid, gli altri due facevano i trasfertisti, tornando nel Reggiano subito dopo e assicurandosi così l’impunità. I colpi in totale hanno fruttato un bottino di oltre 7mila euro. (am. p.)
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