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«Via Turri, non basta la mediazione sociale»

«Via Turri, non basta la mediazione sociale»

Il Comitato Reggio Emilia Sicura elenca le emergenze: «Serve una repressione più rigorosa» 

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REGGIO EMILIA. Nella zona della stazione e di via Turri i cittadini non s’accontentano della mediazione sociale svolta da associazioni e cooperative, dello Street Food Festival e delle altre feste e iniziative finalizzate a favorire l’integrazione dei tanti stranieri residenti, migliorando le condizioni dell’ordine pubblico e della vivibilità. Il Cres, il Comitato Reggio Est Sicura che il mese scorso ha allargato il suo raggio d’azione all’intera città ribattezzandosi Comitato Reggio Emilia Sicura, chiede l’adozione di misure di repressione e vigilanza più rigorose. Le elenca nei quattro punti del documento redatto dal consiglio direttivo e presentato martedì in Municipio durante l’incontro convocato dall’assessore Natalia Maramotti per discutere il progetto “Via Turri, cantiere di comunità”.

Il primo problema da affrontare, secondo il Cres, è la vergogna della prostituzione, dello spaccio di stupefacenti e dell’abuso di alcolici. A suo avviso la situazione è sensibilmente peggiorata nel giro di un mese, dopo il “lodevole e concreto intervento della Questura, coordinato con le altre forze dell’ordine”. Le prostitute arrivano ora a battere in via Emilia Ospizio da porta San Pietro al passaggio a livello. Il comitato cerca di allontanare i clienti organizzando le “passeggiate serali di disturbo” , ma per vincere la sfida sollecita l’amministrazione a richiedere un’azione più incisiva delle forze dell’ordine e ad emanare un’ordinanza antiprostituzione capace di scoraggiare la clientela. Inoltre chiede un deciso intervento per contrastare lo spaccio di droga, la ristrutturazione del parco delle Paulonie e una migliore illuminazione del parcheggio Coop. In quanto all’ordinanza che limita la vendita di alcolici solo a determinati esercizi, a suo parere converrebbe piuttosto controllarne il rispetto dove il divieto è imposto per 24 ore. Il secondo punto del documento riguarda la polizia municipale, alla quale viene chiesto di istituire un presidio costante in tutta l’area fino all’estremità di via Turri e, sull’altro lato, fino alla fine di via Eritrea. Al terzo la sicurezza stradale, per la quale il comitato sollecita l’installazione di rallentatori e della segnaletica, con limite di 30 chilometri all’ora. Infine chiede che non sia insediata nel quartiere alcuna altra struttura di accoglienza, non solo destinata a stranieri, ma anche al trattamento di problematiche di forte impatto sociale, come quella che in via Gobetti ospita malati psichiatrici. (l. s.)

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