Gazzetta di Reggio

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Cambia paese e in caserma ci va in bici

di Tiziano Soresina
Cambia paese e in caserma ci va in bici

Il pakistano deve firmare due volte al giorno e si muove con l’unico mezzo disponibile. Ma il nuovo alloggio è temporaneo

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REGGIO EMILIA. Si muove in bicicletta nella Bassa e firma regolarmente – due volte al giorno – nella caserma dei carabinieri del paese in cui è avvenuto lo stupro il 10 luglio scorso.

Al momento questo è il destino giudiziario (come deciso dal gip Giovanni Ghini) del pakistano 21enne reo confesso della violenza sessuale al disabile 13enne, suo vicino di casa.

Una vicenda talmente orrenda (la vittima era finita in ospedale, rimanendovi per 5 giorni) che sul violentatore i “fari” rimangono sempre accesi, per i timori che si sono innescati da giorni sia nelle famiglie che vivono nel quartiere dov’era avvenuto l’incontro-trappola, ma più in generale estesisi ben presto in quella fetta di Bassa in cui il 21enne è avvistato ogni giorno in bicicletta. Ma è tutto sotto controllo? La pressante domanda è arrivata anche nella redazione della Gazzetta e da quanto riscontrato dagli inquirenti, il giovane pakistano spinge quotidianamente sui pedali perché ha lasciato il paese dove viveva in un palazzo vicino a quello della sua vittima, essendosi spostato dallo scorso finesettimana in un altro paese della Bassa. È temporaneamente ospitato da un amico e per recarsi in caserma inforca la bici due volte al giorno. Una soluzione abitativa che soddisfa in maniera più efficace l’altra misura restrittiva a cui è sottoposto, cioè il divieto di avvicinamento al 13enne (deve stare ad almeno a 200 metri di distanza). Su quest’ultimo punto non erano mancate le polemiche nei giorni in cui il 21enne aveva continuato a risiedere nel quartiere della vittima, per poi approdare nella moschea.

Una situazione che però non si può dire cristallizzata, in quanto possono essere diverse le variabili capaci di cambiare le carte in tavola.

Il pm Maria Rita Pantani – titolare del fascicolo – ha nuovamente chiesto la misura cautelare in carcere per l’indagato, ma ancora non si sa la data dell’udienza davanti al Riesame di Bologna (la cui decisione potrebbe non essere comunque definitiva, in quanto non è escluso che questa battaglia legale finisca in Cassazione, congelando ulteriormente la situazione). Poi c’è l’incognita della nuova abitazione: per quanto tempo l’amico è disposto ad ospitare il 21enne? Pare non più di una settimana. Quindi saremmo agli sgoccioli di questa nuova scelta abitativa.

Parallelamente c’è ancora in piedi l’appello – sinora però senza esito – dell’avvocato difensore Noris Bucchi che, con una mossa a sorpresa e ancora tecnicamente da approfondire, sta cercando collaborazione («Anche in via riservata di associazioni benefiche, amministratori pubblici, privati cittadini, ecc.») per trovare la disponibilità di un alloggio per il suo assistito. Un alloggio certo per poi chiedere che l’indagato venga posto agli arresti domiciliari. Insomma, una situazione ancora decisamente fluida.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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