Vecchi richiama all’ordine la giunta
Il sindaco chiarisce con gli Mdp dopo la richiesta di verifica politica: «Esprimete le differenze lavorando per la città»
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REGGIO EMILIA. La comunicazione ufficiale sul lieto fine non è arrivata ma, dalla riunione di giunta di ieri, le voci sono filtrate lo stesso. E com’era prevedibile, conoscendo il carattere da mediatore del sindaco Luca Vecchi, la crisi fatta di incomprensioni e fraintendimenti con i due esponenti di Mdp è rientrata.
Matteo Sassi e Mirko Tutino, rispettivamente vicesindaco e assessore, titolari di alcune fra le deleghe più rilevanti per il governo della città, restano al loro posto. Quella «verifica politica» chiesta dagli scissionisti non c’è stata anche perché, come hanno ribadito prontamente entrambi gli Articolo 1, non era diretta alle dinamiche interne della giunta ma all’esterno, al Partito Democratico incarnato nel segretario provinciale Andrea Costa. Quel Pd “sovracittadino” sempre più avversario nella politica “che conta”, quella nazionale.
Quello che c’è stato invece, a margine di una riunione amministrativa fissata da tempo, è stato un lungo, pacato ma risoluto discorso di Vecchi. E il sindaco si è concentrato proprio su questa ambivalenza degli Mdp. Che da un lato sono coinvolti in una giunta di coalizione di centrosinistra, dove la maggioranza è rappresentata di fatto dal partito renziano, e dall’altro devono legittimamente esprimere le differenze che li hanno portati a staccarsi proprio da quella realtà (nel caso di Tutino).
Una necessità, quella di evidenziare all’elettore le ragioni e le tematiche che rendono Mdp diverso dal Pd, che si fa sempre più forte tanto più ci si avvicina alle elezioni. Quelle nazionali, del 2018, ma anche quelle amministrative, l’anno successivo. E il caso dell’attacco ai democratici dopo le parole di Crepet contro Reggio Children, se pur con conseguenze ben maggiori di quanto gli stessi Sassi e Tutino si aspettassero, è sintomo proprio di questo fenomeno.
Vecchi dunque, nel suo discorso alla giunta, ha voluto mettere in chiaro proprio questo aspetto, nel timore che posizioni del genere rendano la città ingovernabile.
In sintesi, il sindaco ha imposto ai suoi di scindere i due aspetti: quando si amministra la città, e dunque in giunta, le polemiche politiche fra partiti devono essere lasciate fuori.
Se ci sono delle legittime differenze di vedute, o si vuole dimostrare agli elettori di essere “più di sinistra” di altri, gli strumenti a disposizione ci sono e sono altri. Delibere, determine, tavoli, convenzioni, regolamenti e tutti quei dispositivi amministrativi in potere degli assessori. Le divergenze, in pratica, siano espresse governando la città all’interno di quel programma elettorale condiviso da tutti. E, soprattutto, condividendo scelte e decisioni con lui, il sindaco.
La giunta, ha chiarito Vecchi, non è il luogo dove dialogare con il Partito Democratico o con Costa. Mdp è un partito giovane e sarebbe opportuno che si dotasse di organi, quali un portavoce o un segretario provinciale, attraverso i quali discutere e dibattere con le altre entità del Pd. Evitando così pericolose confusioni.
Leonardo Grilli
Matteo Sassi e Mirko Tutino, rispettivamente vicesindaco e assessore, titolari di alcune fra le deleghe più rilevanti per il governo della città, restano al loro posto. Quella «verifica politica» chiesta dagli scissionisti non c’è stata anche perché, come hanno ribadito prontamente entrambi gli Articolo 1, non era diretta alle dinamiche interne della giunta ma all’esterno, al Partito Democratico incarnato nel segretario provinciale Andrea Costa. Quel Pd “sovracittadino” sempre più avversario nella politica “che conta”, quella nazionale.
Quello che c’è stato invece, a margine di una riunione amministrativa fissata da tempo, è stato un lungo, pacato ma risoluto discorso di Vecchi. E il sindaco si è concentrato proprio su questa ambivalenza degli Mdp. Che da un lato sono coinvolti in una giunta di coalizione di centrosinistra, dove la maggioranza è rappresentata di fatto dal partito renziano, e dall’altro devono legittimamente esprimere le differenze che li hanno portati a staccarsi proprio da quella realtà (nel caso di Tutino).
Una necessità, quella di evidenziare all’elettore le ragioni e le tematiche che rendono Mdp diverso dal Pd, che si fa sempre più forte tanto più ci si avvicina alle elezioni. Quelle nazionali, del 2018, ma anche quelle amministrative, l’anno successivo. E il caso dell’attacco ai democratici dopo le parole di Crepet contro Reggio Children, se pur con conseguenze ben maggiori di quanto gli stessi Sassi e Tutino si aspettassero, è sintomo proprio di questo fenomeno.
Vecchi dunque, nel suo discorso alla giunta, ha voluto mettere in chiaro proprio questo aspetto, nel timore che posizioni del genere rendano la città ingovernabile.
In sintesi, il sindaco ha imposto ai suoi di scindere i due aspetti: quando si amministra la città, e dunque in giunta, le polemiche politiche fra partiti devono essere lasciate fuori.
Se ci sono delle legittime differenze di vedute, o si vuole dimostrare agli elettori di essere “più di sinistra” di altri, gli strumenti a disposizione ci sono e sono altri. Delibere, determine, tavoli, convenzioni, regolamenti e tutti quei dispositivi amministrativi in potere degli assessori. Le divergenze, in pratica, siano espresse governando la città all’interno di quel programma elettorale condiviso da tutti. E, soprattutto, condividendo scelte e decisioni con lui, il sindaco.
La giunta, ha chiarito Vecchi, non è il luogo dove dialogare con il Partito Democratico o con Costa. Mdp è un partito giovane e sarebbe opportuno che si dotasse di organi, quali un portavoce o un segretario provinciale, attraverso i quali discutere e dibattere con le altre entità del Pd. Evitando così pericolose confusioni.
Leonardo Grilli
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