Reggio, quattro giorni da Campioni del Mondo
di Massimo Sesena
Arrivati ieri i trofei azzurri che ricordano le vittorie ai Mondiali e all’Europeo Luca Vecchi: «Siamo orgogliosi, vogliamo che la città abbracci gli azzurri»
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REGGIO EMILIA. Hanno trovato la loro temporanea dimora in piazza Casotti, che i reggiani non più giovani chiamano ancora la piasèta di zavai, dove i zavai altro non sono che i ferri vecchi e gli arnesi d’un tempo che oggi non servono più. Ma stavolta non è così, stavolta la storia è diversa: perché quei trofei arrivati ieri e subito sistemati - con gusto tutto femminile - dalla dirigente del Comune Chiara Piacentini al piano terra del Museo del Tricolore, riaperto per l’occasione, quei trofei - ancorché, in un paio di casi, copie - fanno parte della nostra vita, sono piccoli monumenti alle nostre passioni. E basta vedere quel misto di devozione che coglie quasi tutti i maschi al cospetto delle teche che da ieri mattina proteggono i sei sigilli che valgono alla nostra nazionale il piano nobile del ranking Fifa: ci sono i due esemplari della Coppa Jules Rimet, vinti in sequenza, sotto la dittatura europea del nazifascismo dalla nazionale di Vittorio Pozzo. E Chiara Piacentini ci prova pure a dare il suo giudizio, qualificato, di esperta d’arte, esprimendo alla fine una preferenza per la statuina con le ali in stile littorio, invece della Coppa del 1982, copia fedele anche nel peso di quella che sollevò Dino Zoff nella notte del Santiago Bernabeu, lo stesso stadio in cui questa sera, gli azzurri di Ventura si giocheranno una buona fetta di chances di qualificazione contro le furie rosse padrone di casa.
Davanti alla Coppa dell’82, anche il sindaco Luca Vecchi cede alla preghiera laica del tifoso, alla litania della formazione che stese la Germania davanti agli occhi di un esaltatissimo Sandro Pertini: Zoff-Gentile-Cabrini-Oriali-Collovati-Scirea-Conti-Tardelli-Rossi-Altobelli, dice il primo cittadino tradito in questo caso dalla partita lampo di Graziani costretto a uscire dopo una manciata di minuti, sostituito dall’allora bomber dell’Inter. Invero, non è questo quel che conta. Non in questi giorni. L’importante è che a Reggio torni per la seconda volta la nazionale azzurra e, perché no, che la città ospiti da oggi una delle mostre che probabilmente batteranno, per presenze, buona parte di quelle organizzate in questi anni, compresa quella dei “Novanta artisti per una Bandiera” dedicata al Tricolore e che per una volta fa da fondale a questi sei primattori dall’altissimo potere evocativo che sono i trofei azzurri. «Siamo onorati e felici - dice il sindaco Luca Vecchi presentando in anteprima alla stampa questa esposizione temporanea - di poter ospitare e mostrare ai reggiani e a chiunque visiti la nostra città in questi giorni i trofei più importanti vinti dalla nostra Nazionale di Calcio: queste splendide Coppe del mondo ed europee che sono parte della nostra storia e di ricordi bellissimi per ciascuno di noi. L'esposizione nel Museo del Tricolore, luogo che rappresenta con efficacia i legami storici tra Reggio Emilia, la Bandiera e l'Italia, offre un'ulteriore suggestione. Aspettiamo un pubblico numeroso, qui e alla partita della Nazionale italiana con quella israeliana, martedì prossimo nella nostra città».
Intanto, già oggi, quando la mostra aprirà i battenti, si potrà avere un saggio dell’appeal azzurro sulla Città del Tricolore. L'esposizione è visitabile nei seguenti giorni ed orari: sabato 2, domenica 3 e lunedì 4 settembre dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19; martedì 5 settembre dalle 10 alle 13. L'ingresso è libero.
Le teche impediranno improbabili selfie, quantomeno nelle vesti dei due portieri che nelle ultime due occasioni hanno alzato i trofei al cielo. A Reggio, solo la dottoressa Piacentini confessa d’averlo fatto prima di sistemare al meglio quelle coppe. «Sono pesantissimi» ammette con un sorriso che è anche di soddisfazione: la mostra abbastanza improvvisata è venuta decisamente bene e anche i quadri con i vessilli tricolori sono un contorno di classe. Oltre alle quattro coppe del Mondo (1934, 1938, 1982, 2006) c’è il trofeo del campionato europeo vinto nel 1968 dall’Italia e quello che invece commemora i tre successi consecutivi dell’Under 21 azzurra. Un trofeo, quest’ultimo che è lì a ricordare che proprio lo stadio “Città del Tricolore “è uno dei sei che nel 2019 ospiteranno la fase finale degli Europei Under 21.
Certo, ieri è stata notata anche l’assenza dei rappresentanti della Federcalcio («Sono già in Spagna»). Ma qualcuno arriverà già oggi: si tratta della nazionale Under 19 che martedì pomeriggio incontrerà al Mirabello i pari erà della Russia e già oggi, sempre davanti al Mirabello renderà omaggio al monumento che ricorda le vittime dell’Heysel.
massimosesena. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
Davanti alla Coppa dell’82, anche il sindaco Luca Vecchi cede alla preghiera laica del tifoso, alla litania della formazione che stese la Germania davanti agli occhi di un esaltatissimo Sandro Pertini: Zoff-Gentile-Cabrini-Oriali-Collovati-Scirea-Conti-Tardelli-Rossi-Altobelli, dice il primo cittadino tradito in questo caso dalla partita lampo di Graziani costretto a uscire dopo una manciata di minuti, sostituito dall’allora bomber dell’Inter. Invero, non è questo quel che conta. Non in questi giorni. L’importante è che a Reggio torni per la seconda volta la nazionale azzurra e, perché no, che la città ospiti da oggi una delle mostre che probabilmente batteranno, per presenze, buona parte di quelle organizzate in questi anni, compresa quella dei “Novanta artisti per una Bandiera” dedicata al Tricolore e che per una volta fa da fondale a questi sei primattori dall’altissimo potere evocativo che sono i trofei azzurri. «Siamo onorati e felici - dice il sindaco Luca Vecchi presentando in anteprima alla stampa questa esposizione temporanea - di poter ospitare e mostrare ai reggiani e a chiunque visiti la nostra città in questi giorni i trofei più importanti vinti dalla nostra Nazionale di Calcio: queste splendide Coppe del mondo ed europee che sono parte della nostra storia e di ricordi bellissimi per ciascuno di noi. L'esposizione nel Museo del Tricolore, luogo che rappresenta con efficacia i legami storici tra Reggio Emilia, la Bandiera e l'Italia, offre un'ulteriore suggestione. Aspettiamo un pubblico numeroso, qui e alla partita della Nazionale italiana con quella israeliana, martedì prossimo nella nostra città».
Intanto, già oggi, quando la mostra aprirà i battenti, si potrà avere un saggio dell’appeal azzurro sulla Città del Tricolore. L'esposizione è visitabile nei seguenti giorni ed orari: sabato 2, domenica 3 e lunedì 4 settembre dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19; martedì 5 settembre dalle 10 alle 13. L'ingresso è libero.
Le teche impediranno improbabili selfie, quantomeno nelle vesti dei due portieri che nelle ultime due occasioni hanno alzato i trofei al cielo. A Reggio, solo la dottoressa Piacentini confessa d’averlo fatto prima di sistemare al meglio quelle coppe. «Sono pesantissimi» ammette con un sorriso che è anche di soddisfazione: la mostra abbastanza improvvisata è venuta decisamente bene e anche i quadri con i vessilli tricolori sono un contorno di classe. Oltre alle quattro coppe del Mondo (1934, 1938, 1982, 2006) c’è il trofeo del campionato europeo vinto nel 1968 dall’Italia e quello che invece commemora i tre successi consecutivi dell’Under 21 azzurra. Un trofeo, quest’ultimo che è lì a ricordare che proprio lo stadio “Città del Tricolore “è uno dei sei che nel 2019 ospiteranno la fase finale degli Europei Under 21.
Certo, ieri è stata notata anche l’assenza dei rappresentanti della Federcalcio («Sono già in Spagna»). Ma qualcuno arriverà già oggi: si tratta della nazionale Under 19 che martedì pomeriggio incontrerà al Mirabello i pari erà della Russia e già oggi, sempre davanti al Mirabello renderà omaggio al monumento che ricorda le vittime dell’Heysel.
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