Gazzetta di Reggio

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Il capo smascherato a Lampedusa

Condannato ed espulso, Ben Nasr Mehdi aveva tentato di rientrare in barcone

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REGGIO EMILIA. Anche il tunisino Ben Nasr Medhi – capo della cellula terroristica sgominata dieci anni fa a Reggio – non ha smesso di far parlare di sè dopo la chiusura della vicenda sul piano giudiziario e aver espiato la pena (7 anni di carcere). Infatti nell’autunno di due anni fa il nordafricano aveva tentato di rientrare in Italia. Si era confuso tra i migranti che attraversano il Canale di Sicilia e viaggiava su un barcone soccorso da una nave militare. L'estremista islamico era approdato a Lampedusa, dove aveva fornito false generalità, sostenendo di essere un perseguitato politico. Il terrorista, che diceva di chiamarsi Mohameds Ben Nasr, aveva detto che voleva andare da dei parenti nel Nord Europa, ma gli inquirenti poi hanno ritenuto di non escludere che tentasse di tornare a Reggio. L'uomo era stato trattenuto dalla polizia, che aveva scoperto infine la sua vera identità grazie al sistema automatizzato di controllo delle impronte digitali.

In tempi rapidissimi, senza che la notizia fosse trapelata all'esterno, il tunisino era stato espulso e rimandato nel suo Paese, dove era stato preso in consegna dalle autorità locali, che da anni stanno combattendo una dura lotta contro il jihadismo.

Nel 2007 dalle indagini emerse il “ritratto” di Mehdi come di un personaggio di primo piano, come rivelarono le intercettazioni telefoniche dell'operazione "Rinascita". A lui si rivolgevano infatti i mujahedin bloccati a Damasco, in Siria, e desiderosi di proseguire il loro viaggio verso lo scenario iracheno. La mente della cellula aveva anche il compito di reclutare combattenti e indottrinarli, per spingerli ad andare a combattere.

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